Storie piemontesiTorino

Nati il 16 agosto: Giovanni Bosco, il santo piemontese della gioventù abbandonata

E’ uno degli uomini simbolo del Piemonte. Di quelli che hanno lasciato una traccia profonda è indelebile. Un santo. E non soltanto per la chiesa cattolica e per i credenti. Ma per milioni di giovani derelitti, poveri, abbandonati. Missioni della Famiglia Salesiana, da lui fondata, sono presenti oggi in ogni angolo delle terra. Soprattutto dove c’è bisogno di solidarietà e di aiuto.

Giovanni Bosco nasce in una famiglia contadina ai Becchi, una frazione di Castelnuovo d’Asti (ora Castelnuovo Don Bosco) il 16 agosto 1815. Il padre, Francesco, che sposa in seconde nozze Margherita Occhiena, muore quando lui  ha due anni e in casa non mancano certo le difficoltà anche perché il fratellastro Antonio è contrario a far studiare il ragazzino che pure dimostra una intelligenza non comune. A nove anni, Giovanni fa un sogno che gli svela la missione a cui lo chiama il Signore: si trova in mezzo a dei ragazzi che bestemmiano, urlavano e litigano e mentre lui si avvenva contro di loro con pugni e calci per farli desistere, vede davanti a sé un uomo dal volto luminosissimo che gli si presenta dicendo: «Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno» e aggiunge: «Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù». Poi appare una donna di aspetto maestoso, la Vergine Maria che, mostrandogli il campo da lavorare – «capretti, cani e parecchi altri animali» – gli dice: «Renditi umile, forte e robusto» e, posandogli la mano sul capo, concluse: «A suo tempo tutto comprenderai».

Già allora Giovanni alla domenica, dopo i Vespri, riunisce i suoi coetanei sul prato davanti a casa intrattenendoli con giochi vari e con acrobazie che ha imparato dai saltimbanchi delle fiere, poi ripete loro la predica che ha ascoltato in chiesa e che, essendo dotato di una memoria eccezionale, ricorda perfettamente. Dopo la prima comunione (il 26 marzo 1826) per sottrarsi alle prepotenze del fratellastro, deve andarsene da casa, lavorando come garzone alla cascina Moglia. Lì, nel novembre 1829, di ritorno da una missione predicata a Buttigliera d’Asti, si imbatte in don Giovanni Calosso, cappellano di Morialdo il quale, saputo da dove viene, gli chiede di dire qualcosa sulla predica che ha ascoltato e il ragazzo gliela ripete interamente. Il sacerdote, stupito, si impegna ad aiutarlo negli studi dandogli le prime lezioni di latino. Purtroppo il buon prete muore improvvisamente un anno dopo e Giovanni può riprendere a studiare soltanto nel 1831, terminando a tempi di record in quattro anni le elementari e il ginnasio. Si paga la scuola facendo ogni sorta di mestieri: sarto, barista, falegname, calzolaio, apprendista fabbro.

Il 25 ottobre 1835, a vent’anni entra nel seminario di Chieri rimanendovi sei anni e il 5 giugno 1841 viene ordinato sacerdote. Subito dopo, su consiglio di San Giuseppe Cafasso, passa al Convitto Ecclesiastico di Torino per perfezionarsi in teologia morale e prepararsi al ministero. E nell’attigua chiesa di San Francesco d’Assisi l’8 dicembre di quello stesso anno comincia il suo apostolato facendo amicizia con un giovane muratore, Bartolomeo Garelli, che è stato maltrattato dal sacrista perché non sa servire la messa. Don Bosco gli fa recitare un’Ave Maria e lo invita a tornare da lui con i suoi amici. Nasce così l’oratorio. Inizialmente, le riunioni avvengono nell’Ospedaletto di Santa Filomena per bambine disabili, che si sta costruendo a Valdocco per iniziativa della Serva di Dio Giulia Colbert, marchesa di Barolo, perché don Bosco è stato assunto dalla marchesa come secondo cappellano del “Rifugio”, una struttura realizzata da lei per favorire il reinserimento nella società di ex detenute e per salvare dalla strada le ragazze a rischio. Giovanni Bosco decide di scendere per le strade della sua città e osservare in quale stato di degrado vivano i giovani del tempo. Incontra così i ragazzi che, sulla piazza di Porta Palazzo, cercano in tutte le maniere di procurarsi un lavoro. Di questi giovani molti vengono scartati perché poco robusti e in poco tempo destinati a finire sottoterra.

Intanto, una stanza dell’Ospedaletto viene trasformata in cappella e dedicata a san Francesco di Sales, di cui la marchesa ha fatto dipingere l’immagine su una parete. L’oratorio, superate diverse traversie, trova poi la sua sede definitiva a poche centinaia di metri, sempre a Valdocco, nell’aprile 1846: ad esso col tempo si sarebbe aggiunto un internato per studenti e artigiani, mentre nel 1852 sarebbe stata benedetta la chiesa dedicata a San Francesco di Sales. Qualche anno dopo sarebbe nata la Congregazione Salesiana al servizio della gioventù, che avrebbe raggiunto uno sviluppo incredibile in Italia e all’estero.

Seguendo i giovani anche nei cantieri e nei luoghi di lavoro, Don Bosco  si accorge come i padroni sfruttino gli apprendisti utilizzandoli anche come servitori e sguatteri. Non esistono contratti scritti e il tempo lavorativo supera di gran lunga le otto ore. Non ci sono mansionari per determinare il tipo di lavoro da eseguire, nessun riposo settimanale e nessuna tutela di sicurezza o della salute sono previste per i lavoratori non adulti. Don Bosco si presenta dai datori di lavoro come garante di questi giovani e pretende da loro regole precise. Così, nella capitale sabauda preunitaria, i primi contratti scritti per l’apprendistato portano proprio la sua firma.

Nel suo instancabile apostolato educativo, il santo trova anche il tempo di scrivere numerosi libri per la gioventù. In quegli anni vengono stampati la Storia Sacra, la Storia Ecclesiastica, la Vita di Luigi Comollo, un giovane seminarista suo compagno di studi morto in concetto di santità, la Corona dei sette dolori, il Divoto dell’Angelo Custode e Il Giovane provveduto, quest’ultimo tradotto, ancora lui vivente, in francese, spagnolo e portoghese.

Nel 1853 comincia la pubblicazione delle Letture Cattoliche per la preservazione della fede nel popolo, che ottengono un successo immediato. Seguono poi opere agiografiche come la Vita di S. Giuseppe e le Vite dei Papi dei primi secoli. Nel 1877 comincia il Bollettino Salesiano, ancora oggi diffuso nel mondo in 56 edizioni e in 26 lingue raggiungendo 135 paesi. E’ ancora lui, inoltre, a realizzare la prima tipografia come scuola grafica. Ovviamente, dato il clima anticlericale di allora, l’oratorio di Valdocco è soggetto a visite e a ispezioni da parte del governo liberale, cui era nota la fedeltà incondizionata di Don Bosco al Papa. Tuttavia, la fama che egli si è guadagnato per la sua opera educativa tra i giovani gli consente di fare da mediatore nei contrasti tra lo Stato italiano e Santa Sede, come ad esempio nel segnalare al governo i nomi di possibili vescovi per le chiese vacanti. Per questo egli è considerato uno degli antesignani della Conciliazione fra Stato e Chiesa.

Nel 1868 viene consacrata a Valdocco la basilica di Maria Ausiliatrice, frutto delle grazie straordinarie della Madonna e della fede del santo il quale, quattro anni dopo, ispirato all’alto, realizza un altro monumento alla Vergine, fondando l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice per l’educazione della gioventù femminile dopo aver incontrato un gruppo di giovani, in qualche modo consacrate, dirette da don Domenico Pestarino e animate da santa Maria Domenica Mazzarello. Le case dei salesiani intanto si moltiplicano. Con una solenne celebrazione, nella basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, l’11 novembre 1875 si dà a battesimo la prima spedizione missionaria salesiana, diretta in Argentina e preconizzata da don Bosco. Guidati da don Giovanni Cagliero (1838-1926), che diventerà il primo vescovo e il primo cardinale salesiano, i missionari si imbarcano dal porto di Genova il 14 novembre. Da allora l’espansione procede a ritmi sempre più intensi. Nel 1880 Leone XIII affida al santo la costruzione del tempio del Sacro Cuore a Roma, e per questo Don Bosco si reca questuante a Parigi suscitando ammirazione per miracoli e grazie eccezionali da lui ottenuti; nel 1886 va in Spagna, accolto altrettanto trionfalmente dalla popolazione. Fa appena in tempo a recarsi a Roma per l’inaugurazione della basilica del Sacro Cuore, mentre si aggravano le sue condizioni di salute. Muore il 31 gennaio 1888. Viene beatificato da Pio XI nel 1929 e da lui canonizzato il giorno di Pasqua (1° aprile) del 1934.

Don Bosco, uno dei santi più amati invita, è anche oggi uno dei più invocati e popolari per le grazie che si ottengono incessantemente per sua intercessione. A tale proposito merita ricordare la prolifica stirpe di santità generata da Don Bosco, tanto che allo stato attuale delle cause, la Famiglia Salesiana può contare ben 5 santi, 51 beati, 8 venerabili ed 88 servi di Dio.

Tags

Articoli correlati

Back to top button
Close
Close