Personaggi

Nati il 6 aprile: il generale Roberto Segre, tra gli artefici della vittoria finale nella Grande guerra

Roberto Segre nasce a Torino il 6 aprile 1872. Di famiglia ebraica e figlio dell’artigliere Giacomo Segre, ne segue le orme. Allievo del Collegio militare di Milano, diviene ufficiale di artiglieria, passando allo Stato maggiore. Partecipa alla guerra di Libia e allo scoppio della prima guerra mondiale è capo di Stato maggiore divisionale sul Carso, poi membro dello Stato maggiore della 3ª armata del duca d’Aosta. Passa poi al fronte del Pasubio-Asiago come capo di Stato maggiore della 1ª armata.

Tra i primi ad intuire le evoluzioni dei compiti della sua Arma e considerato uno dei più grandi esperti a disposizione, è al comando dell’artiglieria della 6ª Armata durante la battaglia del Solstizio. Qui contribuisce grandemente al successo italiano, grazie alla tattica della “contropreparazione anticipata”, con cui l’artiglieria della parte in difesa non si limita ad attendere il tiro di preparazione avversario, ma lo eguaglia o anticipa, non limitandosi al fuoco di controbatteria ma prendendo di mira anche i luoghi di adunata delle truppe avversarie, fiaccandone così la spinta offensiva. Questa tattica permette di bloccare sul nascere l’offensiva austro-ungarica sugli Altipiani, tanto che le artiglierie di Segre possono essere distolte dal proprio fronte per intervenire in difesa del settore occidentale del Grappa.

Viene promosso brigadiere generale “per meriti di guerra” alla fine del conflitto. A seguito dell’armistizio di Villa Giusti, il Comando Supremo italiano lo invia a Vienna come capo della missione militare italiana per l’armistizio. Questa missione, che arriverà a contare centinaia di membri tra soldati e ufficiali, ha il compito di esigere da parte austriaca e degli altri stati successori dell’Austria-Ungheria il rispetto delle clausole dell’armistizio del 4 novembre include la restituzione dei prigionieri, il sequestro di materiale ferroviario e il ritorno di opere d’arte italiane. Segre agirà con grande autonomia dal Comando Supremo cercando di tutelare quelli, che a suo modo di vedere, sono gli interessi italiani nell’area. Tra gli interventi più importanti vi è sicuramente la mediazione esercitata da Segre tra austriaci e jugoslavi durante il conflitto, nella primavera del 1919, per il controllo della regione austriaca della Carinzia.

Nel gennaio del 1920, anche a causa dell’ostilità del corrispondente socialista del giornale L’Avanti, a seguito di lettere anonime, viene coinvolto in un’inchiesta a carico della missione per illeciti amministrativi. E’ costretto a rientrare in Italia e viene arrestato. Le indagini condotte dallo stesso Stato Maggiore appureranno poi la sua totale estraneità alle accuse. Nel suo volume di memorie Segre imputerà la persecuzione nei suoi confronti a una vera e propria offensiva politica del Partito Socialista Italiano e del Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti.

Appassionato di storia militare e di storia dell’Europa orientale lascia diverse opere tra cui un resoconto autobiografico sulla missione di Vienna. Muore a Milano il 22 settembre 1936.

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