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Piazza Foroni o piazza Cerignola? Il curioso caso della piazzetta torinese con due nomi

TORINO. In piena Barriera di Milano, c’è una via che collega diagonalmente via Sesia con via Candia (è una delle poche arterie a sviluppo diagonale sull’ordinato scacchiere ortogonale della città). È dedicata a Jacopo Foroni. Giovanni Jacopo Foroni (1824 | 1858) è stato un grande compositore, organista e maestro di canto, oltre che un coraggioso patriota (partecipò alle Cinque Giornate di Milano). Morì a Stoccolma, dove gli era stata affidata la direzione del locale Teatro dell’Opera. Ma non è di questo grande artista italiano di cui vi vogliamo parlare in questo articolo, bensì di uno slargo che si apre al termine di questa via, in prossimità del suo sbocco in via Monterosa.

Là dove Via Foroni s’immette, ad angolo acuto, in via Candia, si crea infatti uno spazio più arioso, una sorta di piazzetta.  Orbene, quest’area prende il nome di piazza Foroni. O meglio: di piazza Cerignola. “No, di piazza Foroni!” – sostengono i torinesi autoctoni più conservatori. “Eh no!” – sostengono invece quei numerosi torinesi di ormai lontana origine pugliese, discendenti da famiglie immigrate a Torino negli Anni Quaranta e Cinquanta, provenienti da Cerignola e dal Foggiano.

E allora, come la mettiamo? Semplice: la si può chiamare in tutti e due i modi, mettendo d’accordo le due diverse scuole di pensiero. Ma perché proprio quello specifico angolo della vecchia Torino di Barriera è stato scelto per essere anche chiamato piazza Cerignola?

Vi sveliamo l’arcano. Piazza Foroni, pardon, piazza Cerignola, accoglie da tempi lontani un vivace mercato. Molti venditori ambulanti erano (e sono tuttora) di origine cerignolana, e attorno ai loro banchi, frequentati soprattutto da famiglie pugliesi (negli anni Ottanta, i torinesi di Cerignola residenti a Torino erano stimati in almeno 35.000, in gran parte domiciliati nelle vicinanze di piazza Foroni), attorno a quei banchi – dicevamo – si creava un contesto familiare e gioioso, che ricordava molto quello della cittadina pugliese, in cui risuonava la parlata foggiana e dove i compaesani potevano ritrovarsi e acquistare tutti i loro tipici prodotti alimentari, delle Murge come del Tavoliere, del Gargano come del Salento (olive, taralli, olio di frantoio, pane di Altamura, agrumi, orecchiette, cime di rapa, ecc. ecc.). In piazza “Cerignola”, la comunità cerignolana si ritrovava inoltre per far festa una volta all’anno, in occasione della tradizionale Festa patronale della Madonna di Ripalta. Questa identità regionale è tuttora confermata dalla presenza di un’edicola posizionata sulla facciata di un palazzo della piazzetta, con il dipinto che raffigura la Vergine di Ripalta, posto nel lontano 1945 da una famiglia di Cerignola. Ancora oggi, la tradizione è mantenuta più viva che mai, e la terza domenica del mese di giugno, le famiglie originarie di Cerignola si danno appuntamento in questa piazza per far festa, insieme a tutti gli altri abitanti della Barriera di Milano. Nel 2015, un vasto intervento di riqualificazione urbanistica ha adeguato l’area mercatale alle vigenti norme igienico-sanitarie, migliorandone la sicurezza, l’accessibilità e l’arredo urbano, al fine di potenziare la vivibilità e le opportunità di fruizione di questo storico mercato.

Il caso di piazza Foroni-Cerignola resta un esempio raro, e forse unico, di un toponimo scelto direttamente dal popolo ed entrato nelle abitudini dei torinesi ad iniziativa dell’entourage degli immigrati cerignolani. Un esempio virtuoso di democrazia diretta della città, che dovrebbe essere adottato ogni qualvolta si tratti di dedicare una strada, una piazza, un giardino ad un personaggio illustre o ad una località in qualche modo legata o gemellata alla storia della città o di un suo quartiere.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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