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Andar per luoghi sacri: la chiesa di Santa Maria Assunta

TORINO. Chi mai lo direbbe? Torino, città per antonomasia dalle lunghe vie diritte che s’incrociano a perpendicolo, dai larghi corsi porticati con doppia fila di platani (che ricordano gli ariosi boulevard parigini), città dalle piazze spaziose e armoniche, nasconde nel suo tracciato scrupolosamente geometrico anche alcuni inaspettati vicoli stretti, contorti, ma dal fascino irresistibile.

i margini dell’antico quadrilatero romano, su una raccolta piazzetta che dalla chiesa prospiciente prende il nome, e proprio all’angolo di uno di questi antichi vicoli, anch’esso dedicato alla chiesa (a volte la toponomastica davvero ha poca fantasia), sorge un autentico gioiello dell’architettura sacra, che tuttavia si propone ai passanti con timida discrezione. È la Chiesa di Santa Maria Assunta (o Santa Maria di Piazza): l’edificio di culto cattolico, che gode anche del titolo di Santuario,  si trova in Via Santa Maria, a pochi passi dalla centralissima via Garibaldi. Nel  1910  è stata riconosciuta quale Monumento Nazionale.

Capolavoro di Bernardo Antonio Vittone, la chiesa venne eretta tra il 1751 e il 1752, ed originariamente era a pianta ellittica. Più tardi, nel 1890, venne ampliata con la costruzione di due cappelle laterali, che insieme al  preesistente presbiterio, ne modificarono la pianta trasformandola in  croce greca. A lavori ultimati, nel 1768 venne consacrata dall’allora arcivescovo di Torino, Francesco Luserna Rorengo di Rorà. Durante il Settecento, la chiesa ospitò i Trinitari Scalzi, poi la Compagnia del Santissimo Viatico e la Compagnia del Sacro Cuore di Gesù. A inizio Ottocento vi fu accolta la Società di San Vincenzo De Paoli.

L’attuale facciata risale al 1830: in stile neoclassico, è opera di Barnaba Panizza. Una chiesa che sicuramente vale bene una visita, e se non una messa, almeno una preghiera.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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