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Ël vin a l’é la pupa dij vej: il tema della senilità tra ironia e saggezza

In una recente intervista televisiva, il noto psichiatra Vittorino Andreoli ha definito la vecchiaia “il capitolo più bello del romanzo della nostra vita”. Ed io, che sono ormai a pieno titolo entrato nell’età senile, mi sono sentito sollevato da questa affermazione, che ho colto come un confortante auspicio.

L’aforisma di Andreoli mi ha indotto a meditare sul tema della vecchiaia (o se vogliamo della senilità), per scoprire i segreti per affrontarla con serenità, e per viverla come una fortuna e un privilegio, perché non a tutti è concesso di vivere in salute, fisica e mentale, gli anni del quarto, e conclusivo, capitolo della propria vita. Il tema della vecchiaia è molto frequente nei proverbi proverbi piemontesi, che si rivelano preziose e brevi sentenze di atavica saggezza, e gustose pillole di scuola di vita, tramandateci dalle generazioni che ci hanno preceduti.

Lo psichiatra Vittorino Andreoli

Da anni mi occupo della redazione dell’Armanach Piemontèis | Stòrie d’Antan, self-publishing di Ël Torèt-Monginevro Cultura (in collaborazione con Nòste Rèis e ANSMI): un almanacco in lingua piemontese da collezione, che ogni anno è dedicato ad un diverso tema artistico e culturale (l’edizione 2020, ad esempio, è dedicata ai campanili delle chiese torinesi, con tante belle foto d’artista e testi ricchi di aneddoti che ne illustrano la storia): come tutti i “lunari” che si rispettano, anche l’Armanach Piemontèis di Monginevro Cultura, riporta, per ogni giorno del calendario, il santo di riferimento ed un canonico quotidiano proverbio in lingua piemontese.

Nell’edizione di quest’anno, in tema di vecchiaia, sono pubblicati diversi proverbi, tutti molto interessanti ed espressivi: delle vere chicche di saggezza (e di ironia), espresse con efficacia e concisione.  Ne ricordo alcuni: Ij proverbi dij vej a fan meuire ij giovo; Ël vin a l’è la pupa dij vej; Ch’a sia na meisin-a dël médich o n’armedi dla nòna (figura “emblematica” della senilità), basta ch’a fonsion-a; Ai gat vej a-j piaso ij ratin giovo.

Ma gli antichi proverbi su vecchi e anziani, nonni e nonnine, sono decine, e non si limitano certo a quelli citati. Vediamo allora di spigolare dal libro Proverbi Piemontesi, edizioni La Stampa, Torino, 1991, qualche altro prototipo sul tema: La gioventù a l’é la blëssa dl’aso (per rimarcarne la caducità, la vanità e il senso dell’effimero); Galin-a veja a fà bon bròd (nel senso che l’esperienza dà sapore e gusto ai discorsi e alle azioni degli anziani); Ven vej ampressa s’it veule vive ampess (l’esperienza e la saggezza degli anziani è viatico e protezione nel cammino della vita); Al can vej la volp a jë spuva an facia (invecchiando, il cane perde vigore fisico: a questa defezione, può sopperire la furbizia e l’esperienza); e sullo stesso registro: Consèj dai vej e agiut dai giovo. E ancora: Chi a scota i vej a fà mej (esemplare e scultoreo proverbio di grande efficacia espressiva).

Sfogliando il volume di Enrico Bassignana Sapiensa antica, Friuli & Verlucca, 2012, Scamagno (To), ne scopriamo altri parimenti bellissimi: La sapiensa a stà nen ant la barba; Tuti j’ani a-i na passa un; Quand che un a stà bin a l’é nen vej (salomonico!). Questo, invece, è di taglio ironico: Dai quaranta an là, o ch’a fà mal sì o ch’a fà mal là. I due seguenti sono poi decisamente comici: Bondì uciaj, adieu bele fijePregoma Sant’Andreja: l’ha gavane le fòrse, ch’an gava ‘dcò l’idèja. E tra quelli dedicati a cose, princìpi, usi e costumi d’antan: Vej come l’aso dël presepio; oppure: Vej come ‘l tabaro dël diavo; o ancora:  Vej come ’l coco.

Interessanti ed emblematici anche i seguenti proverbi proposti da Michele Bonavero nel suo libro Proverbi piemontesi, Il fascino della saggezza popolare, Editrice il Punto, Piemonte in Bancarella, Torino 2011: Nì a l’òsto nì ’nt ël let as ven nen vej; Pì che vej as peul nen ven-e; Quand as dventa vei, as perd ël mej (questo proverbio l’usava spesso mio papà, con evidente ironia: ora ne capisco il senso!); e ancora: Vej come ‘l can ëd San Ròch (modo di dire sulla scia delle forme idiomatiche, più sopra ricordate, che paragonano la vecchiaia al tabarro del diavolo o all’asinello del presepe).

Talvolta i proverbi sulla vecchiaia toccano anche il tema delle professioni, come quello che ci ricorda Franco Rava, nel suo libro Proverbi piemontesi d’altri tempi, di Franco, Ediz. Il Salice, 1987, Torino: Médich vej, sirùsich giovo (ovvero: medico anziano e chirurgo giovane).

Concludiamo questa rassegna con un altro modo di dire sulla vecchiaia: Vej come ‘l coco, frase idiomatica che viene usata, più che per le persone (sarebbe un po’ troppo irriverente!), soprattutto per definire una cosa o un’abitudine che ha origini molto antiche e che si perde nella notte dei tempi.

Il profeta minore Habacuc morì in età alquanto avanzata

Paolo Bertoldi, nel suo Motti e detti torinesi, Editoriale Delfini srl, Milano, 1967, ci ricorda che le espressioni Vej come ’l coco (letteralmente: vecchio come il cucùlo), così come Vej bacuch (vecchio bacucco), più che con il cucùlo, hanno a che fare con Habacuch, l’ottavo dei dodici profeti minori, vissuto nel VII secolo avanti Cristo e morto in età alquanto avanzata: fu lui a predire la schiavitù degli Ebrei a Babilonia, dopo la vittoria dei Caldei sugli Egiziani del 605 a.C. Questo modo di dire, ancor oggi abbastanza diffuso, sarebbe dunque derivato da una storpiatura del nome del citato personaggio biblico.

Sono davvero impareggiabili per fascino, arguta sapienza e sapiente saggezza, gli antichi proverbi piemontesi.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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