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Le storiche “maison” torinesi in mostra con abiti e bozzetti originali

TORINO. Nell’aulica cornice degli appartamenti alfieriani al piano nobile di Palazzo Chiablese si è tenuta dal 19 al 22 settembre un’esposizione di rari abiti femminili di gran classe, frutto della creatività e dell’estro di diversi atelier di sartoria torinesi, che nel Novecento hanno dato lustro al capoluogo subalpino, facendone una delle capitali internazionali della moda. Appropriato il contesto, ed accattivante il titolo: “Iconica 2019” – Atelier | Torino artefice di eleganza: Abiti e bozzetti delle Maisons torinesi di Alta Moda dagli Anni ’50 agli Anni ’80.

Praticamente, in quegli anni, non c’era una donna dell’alta borghesia torinese che non si vestisse nei laboratori di moda allora presenti in gran numero in città, che realizzavano per loro modelli esclusivi e su misura di abiti di grande charme. In realtà, a Torino, ancor oggi rimangono alcuni prestigiosi atelier di sartoria in grado di competere con le migliori maison internazionali della moda, ma certo la concentrazione di “laboratori” d’eccellenza di sartoria ha qui trovato nel secolo scorso una concentrazione che forse non potrà mai più essere eguagliata.

La mostra non ha tanto voluto ricordare i fasti di un periodo storico straordinario della moda torinese, quanto far rivivere dei modelli di abiti che tuttora rappresentano delle autentiche opere d’arte, frutto dell’ingegno, dell’estro e della competenza di tante creatrici di moda dell’epoca. Capi esclusivi, il cui fascino può ancor oggi farci emozionare: l’armonia, l’accuratezza del taglio, l’abbinamento dei tessuti e dei colori sono ancora fonte  d’ispirazione per molti sarti contemporanei per le loro collezioni d’alta moda o di prêt-à-porter, e brillare di un’eterna attualità anche nelle sfilate del terzo millennio, perché la perfezione e la bellezza classica vanno al di là di ogni tempo e della moda del momento.

Curata da Monica Bruno (contitolare della galleria torinese “Marco Polo” di corso Vittorio 86) e organizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, “Iconica 2019” ha voluto celebrare il savoir faire di una Torino artefice indiscussa di eleganza. È stata realizzata con il contributo e il patrocinio di Regione Piemonte e Camera di Commercio di Torino e con il patrocinio della Città di Torino, con main sponsor Azimut Capital Management (Gruppo Azimut), e partner Marco Polo e Irreplaceable.

La curatrice della mostra Monica Bruno

Quattro intensi giorni di appuntamenti, incontri a tema, mostre, laboratori, allestimenti scenografici e rappresentazioni teatrali: eventi che hanno ruotato intorno ad abiti favolosi, e agli accessori (un’intera sala espositiva è stata dedicata ai cappelli), creati dalle più famose sartorie e modiste torinesi negli anni 1950-80. Una ricostruzione di pagine di storia affascinanti e in parte inedite o poco conosciute, che hanno consacrato Torino capitale italiana della moda, in comunicazione diretta con Parigi.

Chi scrive ha avuto occasione di essere accompagnato a visitare “Iconica 2019” proprio dalla curatrice, Monica Bruno, che con grande competenza ha presentato e commentato i numerosi modelli esposti, firmati dai grandi stilisti dell’epoca, da Valentino a Yves Saint Laurent, da Piero Lancetti a Roberto Capucci: modelli rivisitati, reinterpretati o creati ad hoc per la Callas, Marella Agnelli, Giussi Traversa, e per tante altre donne dell’alta borghesia e del bel mondo torinese degli Anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta del Novecento.

Una storica creazione del sarto romano Roberto Capucci

Curiosità, aneddoti, spigolature, bozzetti, racconti e segreti dell’arte della sartoria:  è stato come effettuare un viaggio a ritroso nella storia per rivivere i giorni in cui, negli atelier di moda torinesi, si alternavano donne famose e del bel mondo, per assistere alle sfilate o provare i loro modelli. Come “L’Atelier Vacchetta” di via XX Settembre, oppure “Trinelli”, in piazza Castello, sopra Baratti & Milano, o la “Naide di Madame Biagine”, al piano nobile sopra il Caffè Platti. O ancora, quello delle storiche “Sorelle Noussan” in via Arcivescovado 1, o quello delle “Sorelle Cappa” in via Pietro Micca, o di  “Maria Cristina” in via Roma. E ancora, “Atelier Solaro” in piazza San Carlo, sopra il Caffè Torino, “Maison Favro”, che aveva arredi ricercati e ambienti elegantissimi. Al 68 di corso Vittorio Emanuele si trovavano gli “Atelier di Sanlorenzo” (civico 68) e di “Emi Badolato” (civico 76). Ma ce n’erano tanti altri ancora.

Un mondo di fili, di tracce di cré e gessetti da sartoria su fianchi e scollature, di aghi infilati, di spilli spostati, di sorrisi, di fruscii di tessuti, e forse anche di qualche pettegolezzo appena sussurrato: un mondo rievocato con grande passione, competenza e efficacia, con le parole, con le immagini, e – soprattutto – con gli affascinanti modelli esposti, di bellezza immortale.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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