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Avèj ‘l gigèt: un modo di dire dai diversi significati

Difficile risalire alla nascita della voce gigèt. Secondo Zalli avrebbe il significato di “uzzolo, ghiribizzo”, pertanto inteso come nome comune. Secondo Levi significa “vivacità” e deriva da gigg, termine che viene usato particolarmente a proposito di cavalli e che nello specifico indica un “cavallo vivace”, ma che in senso lato può essere usato per indicare “vivacità” o “stramberia”.

Un’altra possibile spiegazione potrebbe essere l’identificazione del nome proprio Gigetto e la possibile assimilazione con qualche personaggio delle favole. Per dirla alla Nino Costa, uno dei maggiori poeti piemontesi del Novecento, il gigèt è “guizzo che si accende all’improvviso nella mente delle persone; scintilla, allegro chiacchierio, desiderio di gioia, grazia birichina, buonumore; uno spirito folletto più sottile di una lama, più vivo di una fiamma…”. Tutto questo, per il grande poeta piemontese, era per l’appunto il gigèt. Di certo, nella parlata comune e anche in funzione delle diverse aree chi ha il gigèt può essere tanto di cattivo umore, quanto strambo; tanto carico di malinconia, quanto vivace ed estroso.

Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Univesità popolare di Torino.

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