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Come ci divertivamo un secolo fa, tra cinema muto, sale da ballo, imprese sportive

Un viaggio a ritroso negli Anni Venti del Novecento, per scoprire come gli abitanti dei quartieri operai torinesi trascorrevano le loro giornate di festa: il cinema muto, i circoli socialisti, le sale da ballo. Per gli sportivi, le distrazioni del ciclismo eroico, del tamburello, e del football romantico dell’epoca, mentre i fanciulli giocavano in strada o negli oratori con le “bije” e le figurine, o tirando quattro calci al pallone

Per un “sanpaolino” di oggi, così come per qualsiasi torinese di questi primi decenni del Terzo Millennio, viaggiare a gambero nel tempo per almeno un centinaio d’anni, per scoprire come gli abitanti trascorrevano la domenica nel suo stesso quartiere, può rappresentare un’avventura sorprendente. E allora: chi è disposto a vivere questa avventura, salga con me a bordo della macchina del tempo: ci lanceremo a ritroso a tutta velocità per un breve “tour” nella Torino di barriera nei primi Anni Venti del Novecento… Saliti? Bene. Ora chiudete gli occhi… Un battito di ciglia, ed… eccoci arrivati.

Per rendere più verosimile il nostro viaggio, d’ora in poi, per descriverne gli incontri e le esperienze, useremo (ovviamente) il presente storico.

L’interno degli stabilimenti Diatto

È un giorno di festa: nel borgo, oggi non si sente il sordo tonfo delle presse, né l’argentino e vibrato battere dei magli nelle fabbriche. Solo lo scalpiccio ovattato dei passanti nelle vie del quartiere, e il vociare gioioso di frotte di fanciulli che si rincorrono tra loro. Molti ragazzi, ma anche alcuni signori attempati, e persino qualche madamin del borgo, affascinati dal gioco del pallone, affollano le piccole tribune dei numerosi pluriblasonati football club del quartiere. I veri derby di questi anni sono le eroiche sfide tra le squadre di Borgo San Paolo (come il Pastore Torino FC o il KL) e le compagini dei quartieri limitrofi.

Una gara ciclistica di metà Anni Venti

Le partite più emozionanti ed accese, ma sempre all’insegna di un fair play quasi romantico (che noi, che viviamo nel Terzo Millennio, abbiamo quasi dimenticato), sono quelle contro le “Violette” del Cenisia  (Club fondato il 13 aprile 1919, al Bar Norge di via Frejus, all’angolo con corso Racconigi, e vincitore di vari scudetti dilettanti). Anche se le grandi squadre torinesi (Juventus e Torino), agli albori degli anni Venti (attenzione: non sono ancora stati costruiti né il mitico Filadelfia, né lo Stadio Mussolini. Il Filadelfia sarà inaugurato solo il 17 ottobre 1926; il Campo Sportivo Juventus, situato sul corso Marsiglia – corso che in seguito sarà chiamato Via Tirreno – è ancora in costruzione, e sarà praticabile dal 1922), anche se, dicevamo, Juventus e Torino hanno già alle spalle una storia pluridecennale ed hanno già arricchito il loro palmarès di molti trofei, sono soprattutto le squadre di borgata ad accendere il tifo e l’entusiasmo di chi vive nei più decentrati quartieri operai.

Agli albori del 1920, il campo del Cenisia è posizionato sul corso Parigi (il futuro corso Rosselli); poi le “Violette” si trasferiranno a Collegno (su un campo posizionato alla destra di Corso Francia, prima della ferrovia per Modane), finché il valente e intraprendente giocatore del Cenisia Teresio Dutto riuscirà a convincere il sindaco Negarville (ma ciò accadrà solo nel secondo dopoguerra) a cedere in concessione il terreno di via Cesana 12, all’angolo con corso Vittorio Emanuele, dove sarebbe stato costruito un adeguato impianto sportivo, e in cui la Società si sarebbe insediata definitivamente.

Torino negli Anni Venti era la capitale italiana della moda

Altra squadra titolata è quella delle casacche grigio-rosso-blu del Pozzo Strada, il cui campo da gioco è situato in via Monte Ortigara, detto anche campo della ex-Venchi Unica: si sarebbe successivamente fuso con il Pino Maina (squadra che avrebbe preso il nome da Giuseppe Maina, detto Pino, mitico portiere granata sanpaolino, che militò nel Toro dal 1931 al 1940, e vinse la Coppa Italia nel 1936). Dalla fusione del Pozzo Strada col Pino Maina, sarebbe nato il  Pozzomaina.

C’è anche chi trascorre il pomeriggio nelle piòle, a giocare a bocce o a tressette. Prestate ascolto: da molte di esse si sente risuonare una chitarra e una voce che intona qualche canson dla piòla. Poi ci sono le sale da ballo e i Cinema (muti!).

Vincenzo Lancia alla guida di una Fiat

In questi primi anni Venti del Novecento, c’è anche chi pratica il ciclismo, o chi si avventura nelle competizioni sportive delle prime motociclette. Ben pochi si possono permettere di più. Per questi fortunati, ad esempio, in Corso Peschiera, all’angolo con Corso Racconigi, c’è pure un campo di pattinaggio, che d’estate si trasforma in campo da tennis.

Altri punti di ritrovo, di svago e di socializzazione, ma anche di scambio e confronto di cultura, sono i circoli sportivi aziendali, diffusi in tutti i quartieri torinesi. Uno tra i più frequentati è quello degli stabilimenti Lancia, attrezzatissimo e molto accogliente, con ampi spazi per le varie attività ricreative e sportive. È stato fortemente voluto dal commendator Vincenzo Lancia per i suoi dipendenti. È dotato di tribune, di un velodromo in terra battuta di 300 metri per le corse ciclistiche, un campo da football ed uno per il gioco del tamburello.

Il Circolo Sportivo Lancia, nei primi Anni Venti, è posizionato in via Caraglio, tra la Via Montenegro (ora Via Vincenzo Lancia) ed un tratto di via Pollenzo (che successivamente sarà inglobato negli stabilimenti della grande fabbrica di automobili). Quando, con la macchina del tempo, ritorneremo ai giorni nostri, potremo scoprire che il Circolo Sportivo Lancia è stato più tardi ricostruito in una sede più spaziosa, nell’area delimitata tra via Caraglio, via Tolmino e via Renier, con ingresso da piazza Robilant, dove ancora sussiste, e anzi continua ad essere chiamato così dai sanpaolini più anziani, anche se… la Lancia non esiste più da molto tempo.

Al lavoro in quegli anni si andava tutti in bicicletta

Ma per ora restiamo ancora qui, nella Torino sanpaolina degli Anni Venti del Novecento: lo storico Circolo Socialista di via Barge è un punto di ritrovo cult per gli abitanti del borgo nelle ore di tempo libero. Una preziosa opportunità di svago per le famiglie, ove potervi trascorrere qualche ora nei pomeriggi assolati delle giornate di festa, è poi offerta dal parco “Principe Gerolamo Napoleone Bonaparte” (che sarà poi chiamato Parco Ruffini) progettato nel corso degli anni Venti, e inaugurato il 31 dicembre 1925. Il parco è concepito sul modello del Valentino (ed infatti venne subito chiamato dai sanpaolini il “Valentino Nuovo”), ed è stato progettato per soddisfare l’esigenza del quartiere, ormai intensamente urbanizzato, ma assolutamente privo di giardini, di poter finalmente disporre di un autonomo polmone verde, ampio e confortevole.

Una foto storica della bocciofila La Rivolese

E i giovanissimi? Alcuni li abbiamo già visti scorrazzare nelle contrade dei borghi, molte delle quali ancora non sono ricoperte da un manto di asfalto. Alcune, come via Monginevro, sono dotate di un selciato di piccole pietre di fiume, posate ad arte dagli stërnighin e attraversate dai binari delle linee tranviarie, ma richiedono manutenzioni continue. Le buche e gli avvallamenti sono frequenti (ahimé: la teoria dei cicli e ricicli storici sembra confermarsi e riconfermarsi nelle varie epoche, sia che si vada avanti, sia che si torni indietro nel tempo), e i residenti si lamentano giustamente con l’amministrazione comunale. Le vie confluenti, invece, tranne qualche contrada privata della cui pavimentazione si sono fatti carico, a proprie spese, i condòmini delle case prospicienti, non hanno che un battuto irregolare di terra più o meno compatta, che inevitabilmente si sfalda nelle giornate di pioggia o dopo una nevicata: per cui è normale che qui i ragazzini del quartiere possano giocare in strada, padroni della carreggiata, al pallone, oppure con le biglie di terracotta (bije), lungo i cordoli in pietra dei marciapiedi, laddove questi ci sono.

Giocare a biglie era uno dei passatempi preferiti dai bambini

In alternativa alla strada, ci sono gli oratori, accanto alla chiesa, posizionata al centro di ogni quartiere, dove vengono generosamente accolti i ragazzi del borgo, soprattutto alla domenica, in un clima gioioso e spensierato. Ma non voglio intrattenervi di più: è giunto il momento di tornare ai nostri giorni. No! Non ditemi che vorreste restare ancora negli Anni Venti del Novecento… Guardate che l’aria che tira comincia ad essere tutt’altro che rassicurante…

Ah: mi state dicendo che, anche ai giorni “nostri”, l’aria che si respira, è tutt’altro che salubre. Non avete mica tutti i torti. Ma tant’è! Dobbiamo proprio ripartire. Pronti? Via! Tornati nel 2020.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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