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Bartolomeo Bosco, il torinese che trasformò la magia in arte

Sono pochi coloro che conoscono  la storia del più grande prestigiatore italiano di tutti i tempi. Nato a Torino, visse per lungo tempo all’estero. A lui si ispirarono i grandi illusionisti dei decenni successivi. Due circoli, uno torinese e uno di Dresda, gli hanno dedicato il nome

TORINO. Bartolomeo Bosco (1793-1863) è considerato il più grande prestigiatore italiano di tutti i tempi e uno dei quattro padri della prestidigitazione moderna. Contribuì infatti a trasferire l’arte magica dalle strade di paese, dove stagnava fin dal medioevo, verso i più grandi teatri del mondo. Proprio in questi teatri, ma anche nelle piazze come nelle coorti tra re e imperatori, ebbe riconoscimenti grandissimi e divenne un mito delle platee in moltissimi paesi. Così venne descritto dall’“Illustration” nel 1852: “Uomo di teatro fino alla punta delle unghie, egli ha il dono della schietta comicità, fecondo nell’inventiva, è impareggiabile nello humor, sempre vario e garbato”.

Nato a Torino, ebbe una vita davvero rocambolesca e molto romanzata. Bosco era infatti maestro della propria promozione e spesso diffondeva miti sul proprio conto. Tuttavia anche le avventure accertate storicamente spesso avevano le tonalità del mito. Nacque da genitori benestanti che non vedevano di buon occhio la sua propensione verso i giochi di prestigio. La madre, proprietaria del “Caffè Internazionale” (locale “in” della Torino “bene” dell’epoca), si trovò presto vedova e fu costretta ad affidare Bartolomeo a un collegio, con la prospettiva di avviarlo alla carriera di maestro di scherma e quindi, come da tradizione familiare, una carriera militare. Si ritrovò, ancor giovanissimo, arruolato come fante presso l’XI Reparto Piemontese. Ciò non frenò la sua passione per la prestigiazione: si dice che si esibì anche per Napoleone che, secondo la vox populi, gli disse, in una mistura di francese piemontese e italiano: “’tses un bel tipo” e gli regalò una tabacchiera.

Nel 1812 fu ferito durante la battaglia di Borodino ma salvò la pelle, almeno così attesta il suo mito, grazie alla sua abilità di prestigiatore. Ritornato a Torino, diede inizio alla sua carriera con una serie di tournée che lo portarono in ogni parte del mondo: dall’Africa all’America Latina e a ottenere, nel corso degli anni, autorevoli riconoscimenti internazionali. Per rendersi comprensibile a tutti i popoli che visitava ideò un idioma tutto suo, una specie di esperanto della magia, quasi un grammelot che mescolava al dialetto piemontese un misto di inflessioni, vocaboli ed espressioni francesi, tedesche e russe. Si esibì per gli imperatori e i nobili di tutto il mondo, così come per i borghesi e per il popolo che lo definiva “Re dei prestigiatori e prestigiatore dei re” ma lui, persona modesta e legatissimo alla sua terra natia, preferiva farsi chiamare Cavalier Bartolomeo Bosco di Torino. Pur vedendosi spesso attribuire poteri sovrannaturali, a differenza di molti predecessori Bosco preferì dichiararsi sempre e solo prestigiatore: anche in questo si riconosce la sua modernità; in scena superò lo stereotipo allora diffuso che prevedeva l’abito orientale con maniche ampie: infatti si presentava con un giubbetto attillato e maniche corte, per sottolineare visivamente di non nascondere nulla sotto le vesti. Fu ammirato da tutti i più grandi prestigiatori dell’epoca e da quelli seguenti.

Sulla tomba di Bosco, ritrovata e restaurata dal celebre mago Houdini che voleva onorarne la memoria, è scolpito il motto “La magia sta nel buonumore” insieme ai bussolotti, il gioco più antico del mondo, di cui Bosco fu maestro assoluto, rinnovandolo, portandolo a livelli mai visti prima e reinventandone il maneggio di base che tuttora viene usato dai prestigiatori moderni. Bartolomeo Bosco morì a Dresda, dove ancor oggi esiste uno dei due club magici a lui dedicati: l’altro è a Torino e si chiama “Club Magico Bartolomeo Bosco”.

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Massimo Centini

Classe 1955, laureato in Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha lavorato a contratto con Università e Musei italiani e stranieri. Tra le attività più recenti: al Museo di Scienze Naturali di Bergamo; ha insegnato Antropologia Culturale all’Istituto di design di Bolzano. Docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino e al MUA (Movimento Universitario Altoatesino) di Bolzano. Numerosi i suoi libri pubblicati in italiano e in varie lingue.

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