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Incisività, colore e un pizzico di malizia nelle frasi idiomatiche piemontesi

Chi era davvero ‘fra Massimo’? Un contafrottole o un seduttore? Un impostore o un rubacuori? Un laico spregiudicato o un frate gaudente?

Per i milanesi e i bergamaschi è fra Giulio, per i toscani è frate Luca, per i piemontesi frà Màssim (fra Massimo), o meglio frà Mass. Ma ci sono anche altre varianti, come frà March  (fra Marco) e frà Mò (Fra Mauro)

Ma chi era costui, il cui ricordo permane – forse a distanza di secoli – nell’immaginario collettivo popolare, immortalato nell’espressione “Le bale ‘d frà Mass”?

Era un monaco, un frate gaudente o un impostore? O un framassone? Non ci è dato saperlo.

E poi di che tipo di palle si trattava? Quelle della pallacorda? Palle da bigliardo? Palle da baseball? Almeno per queste ultime possiamo essere certi  di no, visto che le ‘palle di Fra Massimo‘ vengono ‘celebrate’ da tempi remoti, quando sicuramente il baseball non era ancora stato inventato.

Oppure erano palle metaforiche? E quindi delle frottole, delle insostenibili boutades o azzardate imposture? O ancora: la ‘nostra’ locuzione verbale è nata forse in riferimento agli ‘attributi maschili’, di cui magari quel frate, per la sua intemperanza o vigoria sessuale, aveva ottenuto fama e persino onori? Mistero.

Sta di fatto che l’espressione “Le bale ‘d frà Mass” è ancora oggi usata tra i piemontofoni a commento di una proposta insensata, oppure per esprimere il proprio scetticismo di fronte ad un’affermazione esagerata da parte di un amico o di un interlocutore. Un po’ come dire: “ma vai a raccontarla ad un altro!”, ma in modo più diplomatico, vivace ed efficace.

Resta il dubbio sull’origine di questa frase idiomatica: ci sono scuole di pensiero differenti per spiegarne la genesi. In fondo sono tutte verosimili, e al tempo stesso sono tutte opinabili. Sta di fatto che ancora sopravvive questa particolare espressione della Lingua piemontese (e non solo) che è al tempo stesso colorita, incisiva e persino simpatica.

Sergio Donna

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino", "Giardini di Torino", "Fontane di Torino" e "Statue di Torino". Come giornalista, collabora da alcuni anni con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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