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A Vinovo, una mostra ispirata a Domenico Della Rovere, protagonista del Rinascimento italiano

VINOVO. Da domani (sabato 19 marzo) sino a domenica 12 giugno è visitabile una mostra che propone una ricostruzione della straordinaria stagione artistica promossa da Domenico Della Rovere e dalla sua famiglia in Piemonte e in altre regioni. La rassegna ha per titolo “Il Rinascimento in Piemonte. Tesori d’arte al Castello di Vinovo” ed curata dallo storico Ilario Manfredini e ispirata alla figura del cardinale Domenico Della Rovere, esponente di spicco di una potente famiglia aristocratica il cui maniero vinovese è una delle più importanti testimonianze della stagione post medioevale in cui l’Italia guidò il rifiorire dell’arte, della letteratura, della scienza e della filosofia.

L’esposizione resterà aperta ogni sabato e domenica dalle 10 alle 19. Il biglietto d’ingresso costa 10 euro, ridotti a 6 per i possessori della tessera Torino Musei o di biglietti d’ingresso alle mostre allestite alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, per gli over 70 e gli under 18. L’ingresso è gratuito per i bambini al di sotto dei 6 anni e per le persone diversamente abili.

Sono previste aperture straordinarie lunedì 18 e lunedì 25 aprile, in occasione della Pasquetta e della Festa della Liberazione. La mostra non sarà visitabile per l’intero giorno nella domenica di Pasqua del 17 aprile, nel pomeriggio di sabato 23 aprile e nella mattinata di domenica 24, nella mattinata di domenica 22 maggio, nelle mattinate di sabato 4, domenica 5 e domenica 12 giugno. Sono possibili visite guidate la domenica alle 15 e alle 17, su prenotazione ai numeri telefonici 011.9620413 e 338.2313951 o all’indirizzo e-mail cultura@comune.vinovo.to.it. È anche possibile prenotare visite riservate a gruppi e scolaresche, dal martedì al venerdì ad ingresso ridotto.

Nelle stanze del castello di Vinovo si possono ammirare miniature, pitture, documenti e riproduzioni provenienti da vari musei e biblioteche, che segnano con una puntuale ricostruzione scientifica e filologica la visita agli ambienti del complesso architettonico che è una delle realizzazioni più significative nel panorama artistico del Quattrocento piemontese e che deve il suo splendore e il suo valore storico proprio a Domenico Della Rovere. La mostra è finalizzata al rilancio della dimora rinascimentale e del suo parco come luoghi di visita, svago, promozione culturale e turismo e come vetrina dell’intero territorio. All’esposizione è abbinato un percorso storico permanente, al servizio dei visitatori, delle scuole e degli appassionati di arte. Nelle sale interne sono collocati pannelli informativi, dedicati al mecenatismo dei Della Rovere e alla storia del castello.

Nella Sala del Fregio gli argomenti sono il rinnovamento delle arti, la miniatura e la preziosa raccolta libraria conservata nel castello dopo la morte del cardinale Domenico. Nella Sala degli Stucchi e dei Medaglioni si può andare alla scoperta della pittura rinascimentale in Piemonte. Nell’ambiente di Carlo VIII sono rievocate le figure di Domenico Della Rovere, Carlo VIII di Francia e Carlo II di Savoia. Nel salone d’onore del lato nord si trovano documenti e disegni che contribuiscono a ripercorrere le varie fasi costruttive dell’edificio. Nel chiostro si può ammirare il cortile cesareo del castello. Infine si analizzano i modelli della speciale tecnica realizzativa conosciuta come grottesca in ambito vinovese. La mostra si conclude nella chiesa parrocchiale di Vinovo dove si può ammirare il complesso scultoreo tardo quattrocentesco del Compianto, opera realizzata per il perduto convento del Tivoletto. Il percorso è adatto anche alle persone con ridotta capacità motoria.

Un mecenate tra Vinovo, Roma e Torino

Nato a Vinovo nel 1442, Domenico si trasferì a Roma nel 1465 seguendo l’esempio del fratello Cristoforo Della Rovere, protonotario apostolico. Il nobile vinovese avviò la sua carriera ecclesiastica sotto la protezione del cardinale Francesco Della Rovere, che sarebbe salito al soglio pontificio con il nome di Sisto IV. I prestigiosi, impegnativi e remunerativi incarichi presso la Curia romana consentirono a Domenico della Rovere di consolidare la sua posizione, sia a Roma che in Piemonte, soprattutto dopo la morte del fratello nel 1478. Le fortune economiche e la carriera ecclesiastica del nobile ecclesiastico vinovese ebbero importanti riverberi culturali e artistici a Vinovo e in tutti i luoghi in cui Domenico della Rovere mise in campo il suo mecenatismo. Creato cardinale nel 1478, Domenico Della Rovere diventò Vescovo di Torino nell’anno successivo, consolidando il suo ruolo di promotore e sostenitore degli artisti e dei letterati più qualificati presenti a Roma alla fine del XV secolo.

Fu lui a chiamare il Pinturicchio e le sue maestranze ad affrescare tra il 1485 e il 1490 la villa che possedeva in Borgo Vecchio, ora via della Conciliazione, ma anche la cappella funeraria in Santa Maria del Popolo, dove fu collocato il sepolcro del fratello Cristoforo. Si deve a Domenico Della Rovere la costruzione del nuovo Duomo di Torino, realizzata nell’ultimo decennio del Quattrocento su progetto di Meo del Caprina. La sua predilezione per i canoni estetici rinascimentali trova una plastica rappresentazione anche nel castello di famiglia a Vinovo, che per suo impulso fu oggetto di una radicale trasformazione negli stessi anni in cui si realizzava il Duomo del capoluogo subalpino. L’obsoleta struttura difensiva medievale venne trasformata per suo volere in una sontuosa residenza rinascimentale. Nel XVI secolo il prestigio e il potere dei Della Rovere in Piemonte proseguirono con Giovanni Ludovico, Vescovo di Torino dal 1501 al 1510, e con Giovanni Francesco, Arcivescovo subalpino fino al 1515.

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