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MoleCola, la bibita piemontese che lancia il guanto di sfida al colosso americano

TORINO. Kong Cola, Zam Zam Cola, Mecca Cola, Amrat, Arab, Muslin Up, El che, Qibla: proporre un’alternativa alla Coca-cola non è una strada semplice, ma nemmeno inesplorata. La grande difficoltà, però, non è mettersi al pari della “ricetta segreta” di Jhon Pemberton, ma farlo con una formula “fair trade“, solidale e non globalizzata. E questo, MoleCola, la bibita 100 per cento italiana con sede in Piemonte, lo fa perfettamente.

«L’alternativa esiste», ed è italiana, a chilometri zero e figlia della filosofia Slow Food; questo il motto sopra l’idea di Graziano Scaglia e Francesco Bianco, che nel 2012 hanno avviato questo nostrano progetto. E a vederla non passa certo inosservata, questa bibita torinese: distribuita in lattine e bottiglie da 0.33cl e 750cl, la sua origine è ben chiara dalla silhouette della Mole Antonelliana sopra il marchio. La bottiglia in vetro, poi, merita un discorso a parte: progettata dallo studio creativo torinese “Curve” e denominata 90-60-90, si presenta con forme tondeggianti e decorazioni zigrinate antiscivolo a “spina di pesce” sulla superficie; un design che, oltre la silhouette a vitino di vespa, che rimanda all’immagine delle dive del cinema italiano di inizio anni ’50, «richiama la cucitura sartoriale, esalta la user experience, abbinando estetica e funzionalità», come ha spiegato Bianco in un’intervista.

Il progetto prende spunto da un’antica ricetta Piemontese di fine ‘800, ovviamente rielaborata, e la vendita parte da M**Bun, che in comune con la MoleCola ha proprio i “genitori”, Bianco e Scaglia; un sogno destinato ad esplodere i confini del Bel Paese in un momento in cui il mercato era alla ricerca di una cola nazionale, giovane e fresca, e destinato ad approdare lontano, fino alle coste dell’America, lì dov’è nata e dimora la più famosa “rivale”. Parte tutto nel gennaio del 2012, a Torino, dove, in collaborazione con lo storico aromatiere Giotti, di Firenze, si studia la ricetta. Il risultato è eccezionale: il gusto è travolgente, frizzante – non solo nel senso letterale del termine! – e a dir poco irresistibile. Da quel lontano 2013 è una continua ascesa: MoleCola piace e conquista il suo pubblico, ampliando le sue varianti e la sua area di influenza. Il primo milione di unità arriva nell’Estate del 2014, mentre, nel marzo del 2015, la bibita approda sugli scaffali di Auchan, Conad, Metro e Carrefour, uscendo per la prima volta dai confini nazionali. E continua: la collaborazione con Renken Onlus, associazione italiana operante in Senegal per l’educazione e la tutela dei più piccoli, lo “sbarco” nella “Grande Mela”, il marchio Italcheck, la vittoria della 60.90.60 agli International Design Award di LA, il completo abbandono della plastica nel 2019; MoleCola continua a crescere, confermando come progetti regionali, solidali e ecofriendly possano competere, seppur nel piccolo, con gli impossibili giganti dell’industria d’oltre oceano. 

«La nostra forza è stata di riuscire ad aggregare intorno a questo progetto grandi realtà italiane, che condividessero con noi idee, esperienza e passione; la ricetta è nata a Torino, dove abbiamo sperimentato le prime produzioni, e da qui siamo partiti alla ricerca di partner in tutta Italia per rendere MoleCola un prodotto unico – spiega Francesco Bianco -. Abbiamo cercato di unire le eccellenze del nostro Paese, piccole e grandi molecole, che insieme hanno dato vita a una bevanda in grado di rappresentare il Made in Italy in tutto il mondo. Grazie al supporto di Eataly, siamo riusciti a portare MoleCola a New York, a Chicago, in Russia, in Brasile e a Stoccolma. Oggi ci ritroviamo con una gamma completa di prodotti e siamo pronti ad affrontare il mercato italiano e quello internazionale».

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Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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