Lingua piemontese

Quegli arguti modi di dire tipici della lingua piemontese

Mai sopra le righe, eppure spesso pungenti, sarcastici, e persino caustici, molte frasi idiomatiche e proverbi piemontesi ancora ci stupiscono per la loro efficacia espressiva

Le parlate locali, inutile dirlo, lingue riconosciute o dialetti che siano, hanno una ricchezza espressiva, un’incisività e persino una grazia (anche quando toccano argomenti un tantino scabrosi) che spesso non trovano corrispondenze nella lingua nazionale.

Proverbi e modi di dire, si sa, sono la quintessenza della cultura popolare, della saggezza, del buon senso: in poche parole sintetizzano verità inconfutabili, andando al sodo delle questioni con efficacia e colore.

Il piemontese non è certo da meno, e le locuzioni verbali, i proverbi e le tipiche maniere di dire della parlata subalpina sono un esempio di efficacia lapidaria, perché esprimono – con poche parole, schiette e semplici – verità cristalline, proprio come certi aforismi (coniati in un passato più o meno recente da scrittori illustri), passati alla storia per la loro incisività.

I proverbi piemontesi si avvalgono spesso di fantasiose metafore, di curiosi paragoni, di espressioni pittoresche: talvolta ci inducono al sorriso, ma ci possono anche stupire per l’originalità con cui un concetto, apparentemente ovvio e scontato, viene formulato, sottendendone con arguzia il senso più profondo e nascosto..

Proviamo allora a rispolverare alcuni proverbi e modi di dire piemontesi per scoprirne il fascino e la portata.

“Tròpa confidensa a fà perde la riverensa” (letteralmente: “Troppa confidenza fa perdere la riverenza”). Il messaggio è chiaro e inequivocabile. Non necessita di troppe spiegazioni: il senso è diretto e non lascia dubbi. È un tipico proverbio che rispecchia l’autentico carattere dei piemontesi: il loro naturale riserbo, che spesso li fa immeritatamente apparire scontrosi, diffidenti e persino scostanti. Non è affatto così, anche se i luoghi comuni sulla loro eccessiva riservatezza non sono del tutto azzardati, ed hanno un fondo di verità. Una volta acquisita la fiducia del suo prossimo, il piemontese dona tutto di sé: è generoso, e non lesina affatto di aprirsi con gli amici, anche quando non ha ancora “alzato il gomito”. Però, la confidenza la concede e la tollera solo nei confronti di chi è sicuro di potersi fidare.

Un altro esempio iconico può essere dato dal seguente proverbio: “As peul nen piesse na galin-a për le pupe” (ovvero: “Non si può prendere una gallina per le poppe”).  Il proverbio, di una verità lapalissiana, nasconde in realtà una riflessione filosofica più profonda: non si può cercare in una cosa o in una persona l’introvabile. Un problema va affrontato tenuto conto dei vincoli di quel problema, cioè dei dati oggettivi dell’argomento; così come una discussione con una persona non può prescindere dalle caratteristiche soggettive del nostro interlocutore (carattere, mentalità, cultura, stato di necessità, ecc.).

Come ammonisce il proverbio, è inutile e controproducente cercare le “pupe” (le mammelle) in una gallina, che è un oviparo e non un mammifero: fuor di metafora, il problema deve essere affrontato e risolto partendo dai dati certi disponibili (dati oggettivi) e qualsiasi dialogo deve tener conto delle caratteristiche soggettive di chi ci sta di fronte. Per la cronaca, di questo proverbio esiste anche la variante: “As peul nen piesse na vaca për le bale”. Non sto a tradurre, ma – mutatis mutandis – il significato resta evidente e non muta.

E chiudiamo con un terzo pittoresco modo di dire della lingua piemontese: “A-i è gnun ch’a sapia graté-te la schin-a andova ch’a të smangia” (che sta per: “Non c’è nessuno che sappia grattarti la schiena dove ti prude”).  Anche qui, nulla di più vero. Spesso chi si propone di aiutarci, pur animato da buone intenzioni, finisce per complicarci le cose. E allora preferiamo utilizzare la manina gratta-schiena per sfregarla là dove ci prude la schiena. Anche qui, ci esprimiamo naturalmente con evidenti metafore.

Il senso di questa frase idiomatica equivale più o meno ad un  noto proverbio italiano: “Chi fa da sé fa per tre”.  Ma che dire allora del proverbio : “L’unione fa la forza”? I proverbi, in qualsiasi lingua siano espressi, cadono spesso in contraddizione tra di loro: ma il loro fascino sta proprio in questo. Vale quanto affermano, ma vale spesso anche il loro perfetto contrario.

Basta saperli utilizzare nella circostanza che meglio gli si addice.

E ciò vale anche per la lingua piemontese, che è una fonte inesauribile e affascinante di frasi idiomatiche, proverbi e modi di dire originali e sorprendenti: qui ne abbiamo dato solo un piccolo assaggio, tanto per mettere sul gusto il Lettore.

Sergio Donna

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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