ScienzeTorino

Paralisi facciale, sperimentato un intervento non invasivo al Maria Vittoria

TORINO. All’ospedale Maria Vittoria i pazienti con il volto paralizzato possono tornare a sorridere. Il nosocomio torinese, infatti, ha dato modo ad alcuni pazienti, colpiti da paralisi totale del nervo facciale, di recuperare le funzioni dei muscoli del volto, grazie a interventi mirati non invasivi. I pazienti sono stati seguiti dall’Ambulatorio del Sorriso dell’ospedale Maria Vittoria, dove l’equipe di Chirurgia plastica, Chirurgia della mano e Microchirurgia ha messo a punto una nuova tecnica che coniuga tre interventi in uno, con metodica mini-invasiva.

Già eseguita recentemente con successo dal dottor Marco Borsetti, referente dell’Ambulatorio del Sorriso, e dal dottor Giorgio Merlino, direttore della Chirurgia plastica, della mano e Microchirurgia, la tecnica si avvale di muscoli “donatori”, prelevati da altre zone del viso e del collo che vengono trasferititi e riorientati a “rianimare” le zone paralizzate del volto, e combina l’utilizzo del lifting endoscopico per sollevare le parti cadenti.

«Per ridare mobilità a un viso paralizzato da molti anni – spiega il dottor Borsetti – abbiamo utilizzato metodiche già ben conosciute dai chirurghi che si occupano di questa patologia, ma con la novità di averle conglobate tutte in unico intervento mini invasivo, con assistenza endoscopica. In caso di paralisi totale del volto, abbiamo trasferito muscoli sani innervati dal nervo trigemino per sopperire alla muscolatura mimica paralizzata».

La metodica, molto versatile e modulabile sulle esigenze del singolo paziente, è già stata annunciata nell’ultimo Congresso Nazionale di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica di Modena ed è in via di pubblicazione sulla rivista scientifica del settore.

«I risultati sono ottimali come quelli già descritti in letteratura per ciascuna delle varie tecniche, ma con il beneficio dell’ottimizzazione in un unico intervento e di una notevole  riduzione dell’invasività chirurgica e delle cicatrici residue – conclude il dottor Merlino – perché l’accesso chirurgico è minimo, a fronte delle ampie incisioni e dello scollamento dei muscoli prima necessari. I pazienti sono stati dimessi in ottime condizioni e sono tornati a casa in tempi rapidi».

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