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Nati il 6 giugno: Paolo Albera, successore di Don Bosco e rettore maggiore dei salesiani

A Valsalice, accanto a don Bosco e a don Rua, a conclusione di una vita tutta spesa per la congregazione, fu sepolto nel 1921 anche il secondo Rettor Maggiore dei Salesiani, Paolo Albera. Era nato a None il 6 giugno 1845, un piccolo borgo della fertile campagna torinese, il 6 giugno 1845, in una famiglia profondamente cristiana. Fu l’ultimo di sette figli, anche due fratelli e una sorella si consacreranno alla vita religiosa: Lodovico fra i Minori Francescani, Luigi tra i Preti della Missione, la sorella Francesca fu Figlia della Carità.

A don Bosco venne presentato dal suo parroco, Matteo Abrate, e a quell’incontro,  il 1° maggio 1860, seguì l’ingresso tra i Salesiani. Tre anni più tardi fu inviato al Collegio di Mirabello, quindi, nel dicembre 1865, dopo aver sostenuto l’esame magistrale ad Alessandria, ottenne il diploma di insegnante per il ginnasio inferiore presso l’Università di Torino. Ordinato sacerdote nel 1868, il 19 settembre dell’anno successivo prese i voti perpetui a Trofarello tra le mani di don Bosco. Questa fu la preparazione di un prete le cui doti emersero in breve tempo: assunse la carica di prefetto esterno dell’Oratorio fino al 26 ottobre 1871, quando fu inviato a dirigere l’Ospizio di Marassi a Genova che l’anno successivo fu traferito a Sanpiedarena. Da qui partiranno in seguito i primi missionari salesiani.

Don Albera, oltre a rinnovare la chiesa, ingrandì l’istituto e fondò la tipografia dove nel 1877 si cominciò a stampare il Bollettino Salesiano. Nel 1881 fu nominato ispettore delle case in Francia e si trasferì a Marsiglia: in dieci anni di permanenza, portò, superando non pochi problemi, le comunità salesiane da tre a tredici. Era chiamato il “piccolo don Bosco”. Il 29 agosto 1881 fu eletto, dal Capitolo Generale, direttore spirituale della Società Salesiana e tornato a Torino si mise a disposizione del b. Michele Rua che lo volle visitatore delle case all’estero. Iniziò così un’attività che ha dello straordinario. Tra il 1894 e il 1895 visitò la Sicilia, la Francia, l’Algeria e la Terrasanta. Nel 1898 visitò nuovamente le case di Francia, quindi la Spagna e il Belgio. Nel 1900 fu la volta, nel 25° dalla partenza dei primi missionari, dell’intera missione dell’America del Sud.

Nel 1903 visitò il Messico e gli Stati Uniti, l’anno seguente – in cui ebbe un’udienza privata da S. Pio X – raggiunse nuovamente la Francia, ma anche l’Austria, la Polonia, la Spagna e la Tunisia. È di quegli anni un avvenimento straordinario. A Marsiglia, con la benedizione di Maria Ausiliatrice, “guarì” una suora, profetizzandone l’avvenire. Feconda fu anche la sua attività di scrittore: alla morte di don Luigi Lasagna, importante missionario in Brasile e suo grande amico, iniziò a scriverne la biografia. Nel febbraio 1896 ottenne da don Rua l’incarico di compilare il Manuale del Direttore che sarà poi dato alle stampe nel 1915; scrisse un libro sugli Oratori festivi e le scuole di religione (1911) e una biografia di don Bosco. Il 16 agosto 1910, secondo una profezia del santo, conosciuta solo dal b. Filippo Rinaldi, fu eletto Rettor Maggiore. Resse la congregazione negli anni difficili della Prima Guerra Mondiale e fece accogliere nei collegi numerosi orfani di caduti in guerra. Verso la fine della sua “feconda giornata terrena”, ebbe la gioia, nel 1920, di veder inaugurato a Valdocco il monumento a don Bosco. In quell’anno si riunirono a  congresso i Cooperatori, gli ex-allievi ed ex-allieve di Maria Ausiliatrice. Insignito del cavalierato dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, l’anno seguente don Albera morì il 29 ottobre 1921

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