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Nati il 22 luglio: il doppiatore Ferruccio Amendola diede la voce a Hoffman e De Niro

TORINO. Forse non tutti lo sanno, ma Ferruccio Amendola, il doppiatore più famoso e celebrato del cinema italiano,  è nato a Torino. Precisamente il 22 luglio del 1930. Figlio d’arte e con una nonna essa stessa insegnante di dizione, Ferruccio Amendola si trasferisce in giovanissimi età con la famiglia nella capitale dove inizia a frequentare le sale di doppiaggio a soli cinque anni. La sua prima esperienza è nel film di Rossellini “Roma città aperta”: dà la sua voce al bambino protagonista interpretato da Vito Annichiarico.  Suo padre Pietro a Torino aveva avuto diversi anni prima un’esperienza cinematografica come regista, mentre i nonni avevano alle spalle lunghi anni di esperienze teatrali.

La passione che gli viene dalla famiglia per il teatro,  Ferruccio la conserva anche quando diventa un affermato doppiatore e un attore apprezzato del cinematografo. Basti pensare alle sue apparizioni sul palcoscenico a fianco di Walter Chiari. Parallelamente partecipa a un gran numero di pellicole a basso costo, in particolare i cosiddetti “musicarelli”, dove compare al fianco del cantante di turno, in genere nei panni dell’amico del cuore.

Nel 1959 Amendola interpreta il suo ruolo più importante, quello del soldato De Concini ne “La grande guerra” di Mario Monicelli. Fra gli altri film interpretati vale la pena ricordare “La banda del buco”, “Marinai in coperta”, “Viaggio di nozze all’italiana” e “Chissà perché…capitano tutte a me”. Nonostante la sua lunga carriera cinematografica (a prescindere dalla sua esperienza con Roberto Rossellini in tenera età, ebbe il primo ruolo di rilievo nel 1943, a soli tredici anni, con “Gian Burrasca”),  diventa un volto noto per il grande pubblico soprattutto grazie alla fiction tv. Dopo “Storie d’amore e d’amicizia” di Franco Rossi, è stato il portinaio di “Quei trentasei gradini”, il barbiere di “Little Roma” e il dottor Aiace di “Pronto Soccorso”. Parallelamente si è speso sovente per girare campagne pubblicitarie a scopo benefico come quella del 1996 per Greenpeace e, negli ultimi mesi di vita, a favore della Giornata dei diritti dell’infanzia.

Ovviamente, Amendola è rimasto nei cuori di tutti per il timbro inconfondibile della sua voce, prestata praticamente a tutti i grandi di Hollywood degli ultimi decenni. Lo ritroviamo in “Kramer contro Kramer”, “Un uomo da marciapiede”, “Il piccolo grande uomo” e “Tootsie”, come voce di Dustin Hoffman, senza contare la serie di “Rocky” e quella di “Rambo” con Sylvester Stallone o il Robert De Niro di “Taxi Driver”, “Toro scatenato” e “Il cacciatore”. Anche un grande Al Pacino ai suoi esordi ha avuto l’onore di avere un doppiaggio di Amendola, quando girò “Serpico” (in seguito Al Pacino verrà doppiato da Giancarlo Giannini).

Sposato con Rita Savagnone, anche lei doppiatrice e da cui divorziò, ebbe due figli: uno è Claudio, noto attore, conduttore televisivo e regista, che gli ha dato tre nipoti fra cui Alessia, attrice e doppiatrice. Dopo una lunga malattia, Amendola si è spento nella capitale il 3 settembre 2001.  È sepolto nel Cimitero del Verano di Roma.

 

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