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Murazzano DOP, il formaggio che rubò il cuore al diavolo

Poco più di 800 abitanti e una storia tutta da scoprire: Murazzano è una città antica, un paese, oggi piccolo, ma la cui origine si perde lontana nel tempo; probabilmente da far risalire al “Fundus Munatianum” istituito dai Romani verso il 173 a. C., Murazzano ha vissuto una storia intensa: quasi completamente distrutto dai Saraceni agli inizi del 900, viene nominata per la prima volta nel diploma di Ottone I del 967 e una seconda volta in un atto del 1143 stipulato tra i figli di Bonifacio del Vasto; passerà nelle mani dei Savoia, però, soltanto nel 1625, definita come “Clypeum et clavis patri? pedemontan?”, in virtù della sua posizione strategica. E a immaginarla a quel tempo, Murazzano, doveva proprio vedersi ancora a questa maniera: una città fortificata, un accampamento protetto sotto l’egida di un alto castello, che verrà distrutto durante il corso del 1800. Oggi, di quel tempo, rimane soltanto l’alta torre, maestosa sopra la cittadina e vero emblema del paese.

Ma tra i tanti simboli e abitanti di Murazzano, uno indimenticabile è proprio il formaggio caratteristico di questa parte dell’Alta Langa, il Murazzano D.O.P., formaggio di latte principalmente ovino consumato tanto con insalate e verdure bollite, quanto da solo, condito con olio e pepe. Ma come nasce questo prodotto piemontese? Qui si arriva alla leggenda: si racconta la storia di un giovane, un tal Giovannino di Murazzano, incaricato di stare di guardia ad alcune forme del formaggio sopracitato. Distrattosi – com’è normale a tutti i giovani di queste storie! -, un corvo sorprende il protagonista e gli ruba una delle preziosissime forme. Qui inizia l’avventura: temendo i rimproveri materni, Giovannino insegue il “ladro” fino ad una zona del cebano. Ormai stanco e affamato per la lunga ricerca, il nostro giovane protagonista si siede al limitare di un bosco, convinto ormai di dover far ritorno a casa a mani vuote. Nessuna traccia del Murazzano. È pronto ad andarsene, quando, fermato da due strane figure, viene invitato a entrare in una capanna apparsa dal nulla: qui, lo attende un luculliano banchetto!

Tutto felice di poter riempire il vuoto nel suo stomaco, Giovannino si abbuffa di quello strano pranzo apparso dal nulla. Ma terminato di mangiare, dalla finestra appare il corvo che aveva rubato il formaggio, trasformandosi nel diavolo: lo accusa di avergli rubato il pranzo e lo intima di seguirlo all’inferno! Giovannino fa per incamminarsi, ma gli chiede, prima di farlo, di esaudire il suo ultimo desiderio: poter bere un po’ d’acqua. Il diavolo lo accompagna dunque al pozzo fuori dalla capanna, dove, però, con un movimento fulmineo, Giovannino lo imbroglia, facendolo cadere. Arrabbiato e inzuppato fino al collo, il diavolo urla al giovane di farlo uscire; Giovannino accetta, ma soltanto ad una condizione: che il diavolo gli restituisca prima la forma di Murazzano rubato. Così finisce la nostra leggenda, una storia sicuramente leggera e divertente, ma che ben ci fa capire quanto a livello popolare fosse apprezzato questo tipico formaggio locale, di cui anche il diavolo andava tanto goloso. Le prime testimonianze storiche, invece, ci arrivano da Plinio il Vecchio, che lo riporta legato alla tradizione gastronomica celtica e contadina. Erano, infatti, tradizionalmente le donne a curarne la filiera di produzione, dall’allevamento delle pecore alla caseificazione del formaggio.

Insomma, un formaggio che non si può non provare, il Murazzano: vi saprà sicuramente sorprendere.

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Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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