Personaggi & IntervisteTorino

MAURIZIO PISANI

TORINO. I cambiamenti non gli hanno mai fatto paura, e ha scelto d’inseguire i suoi sogni il direttore del Seeyousound International Music Film Festival,  la rassegna internazionale completamente dedicata al cinema a tematica musicale, prima in Italia, che  si svolgerà dal 25 gennaio al 3 febbraio 2019 sempre nelle sale del Cinema Massimo di Torino. Maurizio Pisani si definisce uno studente mancato, in quanto l’università gli è servita per capire di non essere interessato a studiare sui libri: perseguire i propri obiettivi era il suo scopo. Inizia in questo modo ad avvicinarsi a 20 anni al mestiere di giornalista, quello che definisce il primo grande amore, per continuare poi a fare solo ciò che gli regalava emozioni. Da giornalista professionista, infatti, passa a gestire l’agenzia fotografica F:4, portandola a essere una tra le più importanti in Piemonte, divenendo, inoltre, quella ufficiale del Torino Fc per un decennio e del Novara Calcio per due anni. Nel frattempo, in questi anni, si dedica a curare mostre fotografiche. Oggi vive nel quartiere Vanchiglia, e va al cinema almeno tre volte a settimana.

L’inaugurazione del Seeyousound International Music Film Festival

Stai girando l’italia per Seeyousound. Pisa, Palermo e Lecce le prossime tappe: da progetto locale sta diventando nazionale. In previsione c’è anche l’estero?

Sì, stiamo lavorando anche a quest’idea, ma al momento preferisco non parlarne ancora. Racconterò, invece, con piacere di quando da piccolo ho iniziato a frequentare il cinema grazie a mio nonno Mauro. È stato subito amore per me, un amore mai rinnegato, coltivato negli anni vedendo qualche migliaio di film sia in sala sia in televisione, e che, appena ho potuto, ho fatto diventare una professione.

Quanto lavoro e quanto entusiasmo si nascondono dietro questo festival che in pochi anni è giunto alla quinta edizione?

Molto lavoro e tantissimo entusiasmo. Senza entusiasmo non lo avremmo mai potuto fare: siamo un festival che si nutre proprio di entusiasmo, e che cerca di trasmetterlo anche al pubblico.

Lo staff del festival

I media continuano a parlare del festival e di te: ti aspettavi un tale riscontro?

Sinceramente? Sì. E la cosa più bella è che non dobbiamo scendere a compromessi per far parlare di noi. Se ne parla perchè c’è interesse.

Sei diventato il direttore di una manifestazione che rappresenta una storia d’amore tra cinema e musica. Ti definiresti un romantico?

Ho idee romantiche, ma non so se mi definirei un romantico.

Cosa rappresenta per te il cinema Massimo di Torino, situato da sempre vicino all’università che hai frequentato?

È per “noi” una casa, la caverna di Batman, la piazza delle feste. Insomma è il luogo in cui siamo cresciuti e dove ci piacerebbe continuare a crescere.

La mostra SoudFrames al Museo del Cinema

Hai collaborato anche con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, curando la mostra “SoundFrames”: ci parli di questa esperienza?

L’anno scorso Grazia Paganelli e Stefano Boni mi proposero di affiancarli nella curatela della mostra, e io accettai con grande piacere. È stata un’esperienza meravigliosa, che mi ha permesso di lavorare gomito a gomito con due professionisti eccezionali. Abbiamo costruito questa mostra in tempo record, con un allestimento innovativo e totalmente centrato sulla multimedialità, e oggi, appena ho del tempo libero, ne approfitto per andare a farmi un giro alla Mole e visitare come un turista qualunque la nostra mostra.

Cosa rappresenta per te la Polaroid attraverso cui hai immortalato una serie di ritratti in un diario visivo?

La Polaroid è la macchina fotografica che mio padre usava quando ero bambino. Tenerla in mano è come riannodare un legame mai reciso con la mia storia.

Oltre al mestiere di fotografo, nella tua vita hai gestito quello che oggi è il “Rough Dive Bar” in San Salvario, punto di ritrovo culturale in cui si proiettano film in questo momento. Possiamo dire che le “immagini “ti viaggiano accanto”?

Direi di sì. Già al Rough iniziai con Juanita Apraez, l’ideatrice del Seeyousound, un percorso che ci avrebbe condotto al festival. Lei curava una rassegna di cinema il lunedì sera e spesso mi parlava della sua idea di fare un festival di cinema musicale… Ed eccoci qua oggi.

Abbiamo parlato di te soprattutto in ambito lavorativo. Vorremmo concludere quest’intervista con una domanda più intima. La domanda è: a quali consapevolezze sei arrivato a 46 anni?

Consapevolezze? Solo una: preferisco farmi delle domande piuttosto che darmi delle risposte.

 

 

 

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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