Personaggi & IntervisteTorino

MASSIMILIANO PETRONE

TORINO. Conosciuto come Max Petrone, è una delle figure più innovative dell’arte contemporanea italiana. “Made in Turin” nel 1983, questo giovane artista, che lavora anche con la grafica, è noto per avvalersi di diverse tecniche che sperimenta in modo costante, attraversando nuovi stili, dipingendo tele a olio, e usando anche gli acrilici e le vernici spray. Il suo cappello rappresenta il suo alter ego: Max, il pittore, è quello col cappello.

Max, tu sei stato un bambino che colorava fuori dai bordi?

Sono stato un bambino che colorava fuori dai bordi e che usciva dagli schemi. Continuo ad essere un bambino grande che colora fuori dai bordi ed esce dagli schemi! Ci sono pro e contro, ma questo mio questo modo di essere è anche la mia forza, la mia caratteristica.

Come arrivano le idee per dipingere?

Sono un grande osservatore del mondo che mi circonda. Le idee ovviamente non sono all’ordine del giorno, ma, vivendo in quest’epoca dove siamo perennemente bombardati da milioni d’immagini e notizie quotidianamente, penso che l’ispirazione si possa trovare facilmente. Non è semplice non cadere nel banale, perchè sembra quasi che sia stato già inventato tutto, ma un vero artista troverà sempre la propria autenticità in ciò che crea. Questo è il mio punto di vista.

Nelle tue opere usi molti colori accesi: è un tuo marchio di stile? 

Dipende. Certo, prediligo il colore , ma se un giorno ho voglia di dipingere in bianco e nero, lo faccio tranquillamente. Il bello dell’Arte sta nel gioco e nella “non regola” .

C’è un lavoro in cui ti sei rispecchiato maggiormente rispetto agli altri, come a vederti, diciamo, in uno specchio?

Ogni opera che realizzo, che sia un disegno su carta, o un grande dipinto su tela , rispecchia un po’ la mia anima, e ogni lavoro ha qualcosa di autobiografico in modo sottile. Posso dire quindi di potermi rispecchiare in ogni singola mia opera, poiché, dal momento in cui la dipingo con le mie mani, questa diventa il mio personale specchio.

Quali sono stati la tela, o lo spazio, più grandi su cui hai dipinto?

Lo spazio più grande per ora è stato un muro di 15 metri di larghezza e sei di altezza. Fu un lavoro fantastico che realizzai nel 2015 ad Acquapendente, nel Lazio.

Dove lavori maggiormente, e quali sono le richieste lavorative che ti danno più soddisfazioni?

Attualmente lavoro maggiormente in Italia , ma alcuni miei progetti sono in giro per il mondo, come ad esempio la nuova illy Art Collection dal titolo “Coffee Drawings”, che ho personalmente realizzato appunto per illy Caffè. Comunque posso dire che ogni richiesta lavorativa sia una grande soddisfazione per me: nel momento in cui vivo di creatività, ogni lavoro è nuova fonte d’ispirazione.

Un dipinto è una storia, o una favola?

Un dipinto è tutto ciò che vedi in una tua personale realtà parallela. Un dipinto è quello che vorresti vedere e che nel mondo reale non c’è, è la tua storia, la tua favola, un sogno, un incubo, è un’immagine, è il mezzo per sfuggire alla quotidianità noiosa.

Cosa accade quando tu e tua figlia dipingete insieme?

Accade che lei m’insegna! Non c’è niente di più spettacolare del vedere un bambino di sei anni che dipinge, soprattutto se è tua figlia. I bambini possiedono ancora il potere della freschezza e del gioco, la spensieratezza che noi adulti perdiamo nel tempo.

Nel 2013 cos’è successo ad Artissima? E nel 2018 cosa sta succedendo?

Rido, perchè ho creato in un pomeriggio un’esperienza divertente e costruttiva! Semplicemente ho fatto un’azione di “porta a porta” per le gallerie d’arte, chiedendo a diversi stand  di esporre un mio dipinto anche solo pochi minuti, ma ho ricevuto tante porte in faccia… Il mio era un concetto un po’ datato: quello dell’artista che bussa alla porta di una galleria, e il sogno si avvera! Un sogno forse americano Anni Ottanta, comunque sono sempre dell’idea che tentar non nuoce.
Nel 2018, ad aprile, come dicevo ho presentato la mia illy Art Collection, “Coffee Drawings”, presso la Triennale di Milano, e attualmente ho nuovi progetti in ballo.

Quali sono stati i momenti importanti della tua vita artistica?

Ho avuto diverse esperienze importanti, ma penso che ogni momento, bello o brutto, sia importante. Il percorso di vita di un artista è talmente complesso e tortuoso oggi, che non saprei dire, a 35 anni, quali siano stati i momenti più importanti.

La tua ultima opera, “Google the Researcher”, sembra voler parlare… Ce ne parli tu?

Una mattina, mentre camminavo in centro a Torino, ho chiesto a un senzatetto se potevo fargli una foto con il telefono, e me lo ha concesso. Tornato in studio, ho riguardato la foto, e ho cominciato a pensare come potessi reinterpretarla… Ho pensato a questo “ricercatore” della cultura universale, quest’uomo che comincia a viaggiare per il mondo in giovane età, e poi lo si ritrova a questo punto della sua vita vecchio e segnato da tutte le avventure vissute per amore della cultura.

I sogni sono? E di chi sono?

I sogni sono desideri, no? E i sogni sono di tutti coloro che sono capaci di sognare.

Dove si possono trovare tracce di te e dei tuoi lavori?

Sicuramente nel mio studio in corso Francia 316 a Torino, dove ricevo su appuntamento, ma anche in giro, un po’ per le strade della città, un po’ navigando in Internet, nelle case di chi ha creduto nella mia Arte, o su qualche muro.

 

La foto in bianco e nero di Petrone è di Giuseppe Scrima

 

 

 

 

 

 

 

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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