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Macario ci lasciò 40 anni fa: nessuno a Torino è riuscito a colmare il suo vuoto

TORINO. Forse nessuno ha saputo riempire il vuoto che Macario ha lasciato nel teatro comico piemontese, perché Macario era unico e inimitabile, tant’è vero che la sua verve straordinaria di uomo di spettacolo ha fatto breccia anche nel mondo della rivista, della tv e del cinema italiano.

Erminio Macario nacque a Torino il 27 maggio 1902, ed è scomparso il 26 marzo del 1980, giusto 40 anni fa. La sua gavetta è stata lunga, ma Macario seppe percorrere, con umiltà, perseveranza e ostinazione, tutte le tappe di una graduale crescita professionale. Nato da una famiglia molto povera, iniziò a recitare fin da bambino nella filodrammatica della scuola, anche se dovette presto interrompere le sue recite per poter lavorare come garzone apprendista e aiutare economicamente la famiglia.

Dopo aver svolto diversi mestieri, nel 1920 il diciottenne Erminio entra in una compagnia di “scavalcamontagne”, così erano chiamate a quei tempi le compagnie teatrali di paese che nei giorni di fiera rappresentavano gag, farse e commedie nelle piazze. L’esordio avvenne nella piazza di Belgioioso, in provincia di Pavia, di fronte ad un pubblico di passaggio o intervenuto lì occasionalmente.

Nel 1925, fu notato dalla soubrette Isa Bluette che lo scritturò nella sua compagnia quale “comico grottesco” per lo spettacolo “Valigia delle Indie”, di Ripp e Bel-Ami (pseudonimi di Luigi Miaglia e Anacleto Francini). Fu quello il vero esordio di Macario in un autentico teatro, e segnò l’inizio di una carriera di costanti e crescenti successi

Macario si rivelò un versatile mattatore: sui palcoscenici interpretò oltre cinquanta spettacoli di varietà, riviste, commedie musicali e spettacoli di prosa. Non solo: Macario fu considerato da molti critici come il vero inventore del cinema comico italiano. Portò la sua maschera, caratterizzata da un tipico ricciolo, il “tirabaci”, che gli si stagliava sulla fronte, anche su decine di set cinematografici e studi televisivi, facendo spesso uso della lingua piemontese per molte sue battute o caratterizzazioni. Tra i suoi film più famosi, ricordiamo “Imputato, alzatevi!” (1939, per la regia di Mario Mattoli, con soggetti di Vittorio Metz e Marcello Marchesi), pellicola per la quale, per la prima volta nella storia del cinema italiano, si parlò di “comicità surreale”. Seguirono poi i film “Lo vedi come sei?” (1939), “Il pirata sono io!” (1940) e “Non me lo dire!” (1940), con la collaborazione alla sceneggiatura di Federico Fellini.

Erminio Macario si rivelò anche un lungimirante talent scout, e fu lui a lanciare numerose attrici, soubrette e stelle dello spettacolo: tra le “donnine” di Macario ricordiamo, ma non sono tutte: Tina De Mola, Olga Villi, Isa Barzizza, le sorelle Nava (Pinuccia, Diana e Lisetta), Elena Giusti, Lily Granado, Marisa Maresca, Lauretta Masiero, Dorian Gray, Flora Lillo, Marisa Del Frate, Lucy D’Albert, Valeria Fabrizi, Sandra Mondaini e Lea Padovani. Più recentemente, lavorarono con lui anche Rita Pavone e Margherita Fumero.

Uno degli spettacoli di maggior successo interpretati da Macario e dalle sue compagnie, fu sicuramente la commedia “Le miserie ’d Monsù Travèt”, capolavoro del teatro piemontese di Vittorio Bersezio, messa in scena nel 1970 al Teatro Stabile di Torino.

Uno dei sogni che Macario ebbe più a cuore fu quello di costruire un proprio teatro a Torino, dove accogliere il pubblico dei suoi fan più affezionati: avrebbe dovuto essere un teatro intimo, raccolto, familiare, con un palcoscenico posizionato quasi a contatto con la platea, per esaltare la vicinanza, anche fisica, del grande attore ai suoi ammiratori. In effetti, nei suoi ultimi anni di vita, il comico torinese riuscì a realizzare “La Bomboniera”, in via Santa Teresa 10 a Torino: il teatro fu inaugurato nel 1977 con una commedia ispirata a  Molière, intitolata “Sganarello medicosifaperdire”, scritta da suo figlio Mauro Macario e Carlo Maria Pensa.

Ma dopo la scomparsa di Macario, il teatro venne un po’ alla volta abbandonato, e il sogno dell’attore svanì con la sua morte. Oggi della Bomboniera, in triste abbandono, s’intravede solo l’atrio, dietro due vetrine, che è saltuariamente utilizzato per esporre dei quadri d’arte astratta.

Macario ha portato la torinesità ed il garbato humor subalpino nel mondo, eppure in pochi lo ricordano, neppure nella casa dove abitava, al civico 1 di Via Botero. Margherita Fumero, attrice brillante, che con lui recitò nella commedia “Pautasso Antonio, esperto in matrimonio”, fu una delle ultime scoperte del comico: in una recente intervista al Tg3 del Piemonte, lo ha ricordato con queste parole: “Al cinema, a teatro, alla tv, Macario è sempre stato un signore. È stato per me un maestro, talvolta anche severo, ma di grande cuore, e mi è stato di grande aiuto. Un grande dello spettacolo. Eppure, per lui, a Torino non ci sono né strade, né piazze, né targhe, né lapidi, neppure un Museo o un Festival”.

Da Torino, davvero, Macario si meriterebbe qualcosa di più.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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