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Gennaio: un bacio sotto i rami di Vischio e nel giardino d’inverno il Calicanto

È tradizione bene augurale in Nord Europa, ora diffusa anche in Italia, adornare le case con rami di vischio per l’inizio del nuovo anno. Il vischio detto anche il ramo d’oro si coglieva nel bosco sacro dedicato a Diana e veniva custodito dai devoti sacerdoti. I suoi rami sono d’un verde chiaro virato al giallo, ad essi sono attaccati i frutticini tondi che hanno la grandezza di un pisello e sono fatti di polpa bianca e trasparente. È una pianta aerea e parassita che vive bene sugli alti alberi dei boschi, simile all’edera ma più rara e difficile da riprodurre nei nostri giardini, perché ama essere seminato solo sullo stesso tipo di tronco su cui è cresciuto: un fedelissimo su melo, pino, tiglio e abete. Come l’edera ispira riferimenti all’amore e simboleggia affetto perenne, per questo appunto gli innamorati amano baciarsi sotto il vischio.

Gennaio ha il suo fascino particolare, il giardino è spoglio ed essenziale, lascia trionfare i sempreverdi, e lascia ben visibili i passaggi dei vialetti, le pietre di bordura, l’ossatura intera degli arbusti a foglia caduca. Bastano pochi arbusti invernali vestiti a festa come l’ilex aquifolium a rendergli gradito omaggio. In questo mese il Calicanto dà il meglio di sé, sui suoi rami ancora spogli spuntano i fiori color bianco cremisi, piccolissimi ma profumatissimi. Sarà meglio potarli subito dopo la fioritura. Sotto agli arbusti più alti ancora privi di fogliame, luminose rimangono le eriche, che da robuste montagnine quali sono hanno i loro cuscinetti verdi piumati e rifioriti; le nandine domestiche hanno le loro rosse perle ben erette a pannocchia, le mahonie aquifolium si fanno in quattro per non lasciarci scontenti. L’inalterata e impassibile Juniperus horizontalis, strisciando fra pietre e bordure mantiene la sua posizione di verde costante estate e inverno, per chi vuole sempre il giardino di quel colore dominante.

A gennaio il Calicanto dà il meglio di sé

Ma è pur vero che il colore della terra nuda e spoglia è bello con i suoi mutamenti, segna l’umidità, la penetrazione lenta della pioggia, la persistenza della neve, il suo asciugarsi progressivo; il secco e l’asciutto la fa cambiare poi di colore graduando dal marrone bruno al grigio chiaro da paesaggio lunare. Sì il giardino è bello da osservare anche così, non è male vedere un giardino pacciamato di foglie secche, avremo la sorpresa, non appena sarà passato il gran freddo, di vedere nel nostro piccolo angolo naturale zampettare un merlo e rigirarsi le foglie sfatte con il becco, andando ad arieggiare il parterre, dove dormono i bulbi, con una leggerezza che ogni giardiniere dovrebbe invidiare.

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Roxi Scursatone

Roxi Scursatone: artista e scrittrice. Ha frequentato l’Accademia Albertina e l’Ateneo torinese. Si è occupata da sempre di letteratura, critica d’arte e saggistica. Ha pubblicato il libro di critica letteraria “Breviario estetico di Gaia” (Genesi ed.) e “Jole con l’arte nei sandali” (Genesi ed.). Da più di un decennio suoi articoli e saggi brevi su artisti sono presenti sulla rivista “Vernice”. E per anni è sul periodico “Chiaravalle” con la sua rubrica dedicata all’arte e ai fiori. Suoi testi di poesia visiva sono stati pubblicati sulla rivista di poesia multimediale “Offerta speciale”.

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