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Don Murialdo, sempre dalla parte di deboli e diseredati

Una delle grandi figure della santità piemontese dell’Ottocento, assieme a Giovanni Bosco, al Cottolengo al Cafasso e tanti altri, si spegneva al mattino del 30 marzo del 1900

TORINO. Leonardo Murialdo, l’apostolo della gioventù operaia e del movimento sociale cattolico, è una delle figure della santità piemontese fiorita nell’Ottocento accanto al Cottolengo, al Cafasso, ai marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo, a Don Bosco e alla Mazzarello, al Faà Di Bruno, all’Allamano e a Giuseppe Marello, per citare i nomi più noti. Nato a Torino il 26 ottobre 1828 da una famiglia di ricchi banchieri, studia presso gli Scolopi a Savona e successivamente si laurea in teologia alla Regia Università di Torino. Ordinato sacerdote nel 1851, si impegna subito nel suo ministero, in modo particolare nella predicazione, nelle confessioni, nell’insegnamento catechistico e nell’assistenza ai giovani detenuti nelle carceri minorili. Per amicizia con Don Bosco, che ha di lui grande stima, nel 1857 accetta di dirigere l’Oratorio di San Luigi, fondato dal santo alla periferia della città.

Sin da giovane, don Murialdo inizia subito il suo apostolato nel povero quartiere Vanchiglia presso l’Oratorio dell’Angelo Custode, fondato una decina d’anni prima dal santo sacerdote Giovanni Cocchi e diretto dal cugino Teologo Roberto Murialdo. E’ il primo oratorio della città. Le miserie cui provvedere sono innumerevoli, capita pure che genitori morenti affidino al giovane prete i figli perché li cresca.

Nel 1865 il Murialdo avverte la necessità di approfondire gli studi di teologia morale e di diritto canonico e va a Parigi, al seminario di Saint Sulpice, entrando in contatto con le realtà educative e sociali della capitale francese, tra cui le Conferenze di S. Vincenzo de’ Paoli. Soggiorna poi brevemente anche a Londra. Torna a Torino nel 1866 e gli viene proposta la direzione del Collegio Artigianelli, dove i giovani vengono istruiti e preparati a un mestiere. Sarà il maggiore impegno della sua vita, che porterà avanti per 34 anni a costo di enormi sacrifici.

Nel 1867 Leonardo Murialdo dà inizio alla Confraternita laicale di San Giuseppe. Lo scopo è quello di aiutare la gioventù povera e abbandonata, non pensando solo ai bisogni del momento, ma guardando alle necessità future. Per garantire consistenza e durata al suo progetto, nel marzo del 1873 dà vita alla Pia Società Torinese di San Giuseppe (patrono e modello degli operai) che si diffonde prima nel Veneto e poi in tutta Italia e, con le missioni, in America. La sua strategia pedagogica ricalcava le orme dei grandi educatori e il suo contemporaneo Don Bosco non la pensa diversamente. Nonostante la mole enorme di iniziative è un prete semplice, gioioso nella sua missione e sono quelli gli anni in cui il sacerdote s’impegna per i disoccupati, per le donne e i ragazzi che lavoravano in fabbrica.

Nel 1871 è tra i promotori delle biblioteche popolari cattoliche; fonda l’Associazione della Buona Stampa e nel 1876 è tra gli ideatori, con il Venerabile Paolo Pio Perazzo, del giornale “La Voce dell’Operaio”, che oggi è il settimanale diocesano “La Voce del Popolo”. Viaggia sovente nel Sud d’Italia per conoscere le realtà assistenziali delle altre città. Nel 1878, ripresosi da una brutta malattia, fonda una colonia agricola a Rivoli (To) per giovani, cui fanno seguito altre istituzioni simili in vari paesi del Piemonte. Nel 1883 estende il raggio d’azione della Congregazione oltre i confini regionali, chiamando alla collaborazione diretta quanti si erano formati nelle sue istituzioni. Infaticabile, partecipa a molti congressi e alcune sue iniziative furono le prime, nel loro genere, in Italia. Promuove, poi, un Ufficio di Collocamento cattolico (1876) e inaugura una Casa-Famiglia per operai (1878). Fonda una Cassa di Mutuo soccorso (1879), un dopolavoro (1878), l’Opera dei Catechismi serali per giovani operai (1880), la Lega del Lavoro (1899). Nessuna opera benefica della città di quei decenni se non è opera diretta del Murialdo, vede almeno il suo sostegno.

Muore, stroncato da una polmonite, il mattino del 30 marzo 1900. Sepolto nel Cimitero Generale, il corpo viene in seguito trasferito nella parrocchia di Santa Barbara. Dal 1971, un anno dopo la canonizzazione, è venerato nel monumentale Santuario della Madonna della Salute in Borgo Vittoria. La festa nell’Ordine è fissata al 18 maggio e in tale data ne fanno memoria anche la diocesi di Torino e la congregazione dei salesiani. I Giuseppini e le suore Murialdine, nate alcuni decenni dopo la sua morte, vivono il suo carisma in varie parti d’Italia e del mondo.

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