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Cucina vegana, Torino seconda solo a Roma: ecco la versione ad hoc della bagna cauda

TORINO. Secondo la PETA, People for the Ethical Treatment of Animals, organizzazione no-profit a sostegno dei diritti animali, il numero di vegani in Italia ha raggiunto i 5 milioni, un numero altissimo contando che la popolazione totale arriva a 60 milioni, ed in questi numeri Torino, capoluogo del Piemonte, svolge un ruolo molto importante.

Andiamo con ordine: il veganismo, o veganesimo, è un movimento che propone uno stile di vita basato sul consumo di risorse non provenienti dal regno animale. Per motivi diversi, medici, salutistici od anche solo antispecistici, sempre più persone decidono oggi di adottare i valori di questo modo di vivere, spesso ed erroneamente legato unicamente al consumo di cibi senza carne e derivati, ed anche Torino, la nostra bella città, ha deciso di perseguire questa strada. Secondo la graduatoria stilata da Myprotein, elaborata dall’analisi dei dati forniti da HappyCow, Burgerabroad e Vegan.com, Torino si aggiudica il secondo posto nella classifica delle città più vegane d’Italia, preceduta al primo posto da Roma.

Con ben 169 ristoranti vegan-friendly ed un totale di 17 ristoranti esclusivamente vegani, il veganesimo affascina sempre di più i torinesi e le loro abitudini gastronomiche.

Class.CittàRistoranti esclusivamente veganiRistoranti vegan friendlyNegozi con alimenti salutariNegozi di vitamine e integratori
1Roma161474642
2Torino17169308
3Milano241233018
4Venezia277157
5Bologna759814
6Firenze96095
7Genova23888
8Napoli53388
9Catania029114
10Palermo217414

La classifica stilata da Myprotein

Proprio per questo, oggi abbiamo voluto proporvi una ricetta diversa dal solito, l’interpretazione in chiave vegan-friendly di un classico della cucina Piemontese: la bagna càuda (in piemontese corretto è comunque caoda) vegana.

Ingredienti (per 8 persone)

  • 800 ml di latte di soia
  • 500 ml di panna di soia
  • 400 g di noci (sgusciate)
  • 15 g di paté di olive
  • 8 spicchi d’aglio
  • 6 cucchiai di capperi
  • verdure a piacere

Preparazione

La bagna càuda è un piatto tipico della tradizione piemontese, solitamente preparata con acciughe (vero e proprio ingrediente fondamentale nella tradizione gastronomica nostrana), olio ed aglio, tutti utilizzati per formare un intingolo nel quale, poi, vengono “bagnate” le verdure fresche della stagione autunnale. Piatto simbolo delle cene conviviali tra amici e parenti, i vignaioli del tardo medioevo lo preparavano in occasione della spillatura del “vino nuovo”, una ricetta povera che, però, a causa della grande quantità d’aglio, mal si adattava ai gusti degli aristocratici.

Qui, allontanandoci per un attimo dalla tradizione, vogliamo proporre una variante della consueta ricetta, indirizzata principalmente, ma non solo, a tutti coloro che, per scelta o necessità, non mangiano carne e derivati: la bagna càuda vegana. Il primo passo nella preparazione della insolita ricetta parte dalle noci: in un mixer, tritiamo le noci, l’aglio sgusciato ed i capperi. In un colino, scaldiamo, facendo attenzione a non friggere, un filo d’olio, ed uniamo gli ingredienti precedentemente triturati, aggiungendo anche il paté d’olive. Mescoliamo il tutto muniti di mestolo di legno, facendo attenzione ad amalgamare tutti gli ingredienti. Lasciamo il tutto a cuocere su fiamma bassa per una ventina di minuti, mescolando ti tanto in tanto, per poi unire, verso fine cottura, anche la panna.

Passato il tempo previsto, la nostra bagna càuda sarà finalmente pronta! Spegniamo il fuoco e, versato negli appositi “fujot”, i tradizionali recipienti in terracotta o rame con sotto lo spazio per una fiammella (così da tenere caldo l’intingolo), serviamo il tutto ai nostri ospiti, non dimenticando di mettere in tavola anche le verdure. Tra queste, consigliamo i cardi, i peperoni (tradizionalmente crudi, ma anche arrostiti od in aceto), i cipollotti lunghi, le barbabietole rosse e, impossibile da dimenticare, cardo gobbo di Nizza Monferrato, da consumare rigorosamente crudo. Buon appetito!

Mirco Spadaro

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Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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