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Carlo Biscaretti di Ruffia, una vita dedicata ai motori

TORINO. Nato da una famiglia appartenente all’aristocrazia piemontese, Carlo Biscaretti di Ruffia ereditò la sua passione per le automobili dal padre Roberto, primo Presidente dell’Automobile Club di Torino e fondatore, insieme a Giovanni Agnelli, al conte di Bricherasio, all’avvocato Goria Gatti ed altri, della Fiat. Se fu lui dunque ad insistere con il figlio affinché si laureasse in giurisprudenza, non si oppose alla sua passione per l’automobile, il nascente idolo del nuovo secolo.

A diciannove anni dunque Carlo fu tra i fondatori dell’Automobile Club di Torino, poi d’Italia, e nel 1902 conseguì tra i primi la patente. Riconoscimento più burocratico che altro, perché con le macchine aveva da anni notevole familiarità: nel 1899 si classificò infatti secondo alla corsa di velocità della festa Automobilistica di Verona, la Verona-Mantova-Brescia-Verona, dopo Ettore Bugatti, e tanto brillante fu la sua prestazione che l’azienda Prinetti & Stucchi gli propose un ingaggio come pilota professionista. Non accettò, ma nel 1901 eccolo partecipare con il padre Roberto, il giornalista Edgardo Longoni della Stampa e con Felice Nazzaro meccanico (il futuro grande pilota della Fiat) al 1° Giro Automobilistico d’Italia, un estenuante gara su un percorso lungo più di 1600 chilometri che servì a Carlo per temprare il suo spirito da pilota e perfezionare la sua conoscenza dell’ancora oscuro mezzo automobilistico.

Un giovanissimo Carlo Biscaretti di Ruffia al volante di una Fiat 4 HP

Dopo la laurea, conseguita nel 1904, si trasferì a Genova e per tutto il 1906 diresse la filiale di Fabbre e Gagliardi, una società per il commercio di cicli ed automobili. Nel dicembre, passò a Roma dove fino al giugno 1908 diresse la filiale della Carrozzeria Alessio. È soltanto in quel momento che rientra a Torino per iniziare la libera professione nel campo tecnico-artistico, occupandosi del disegno pubblicitario e specializzandosi nella prospettiva meccanica, raggiungendo presto la perfezione nel disegno meccanico. Diventa un virtuoso del disegno esploso: suoi sono infatti molti cataloghi di pezzi di ricambio (dove era riprodotto il disegno di ogni più piccola parte meccanica) delle maggiori fabbriche automobilistiche del tempo. Per questa sua particolare capacità tecnica, unita alle sue doti di grafico pubblicitario, venne assunto presso l’azienda Itala, a capo dell’ufficio stampa e pubblicità, e vi rimase fino alla sua chiusura, nel 1930.

Un’immagine del 1961 del Museo dell’Auto

Nel 1933 la grande svolta: la direzione del Salone dell’Automobile, che quell’anno aveva sede a Milano, decise di tentare una mostra retrospettiva dell’industria del motore. La passione di Biscaretti è nota e l’incarico venne affidato a lui. Il successo della mostra gli valse un incarico ancora più importante: la nomina a ordinatore del Museo dell’Automobile di Torino, istituito con delibera comunale il 19 luglio 1933. La mancanza di fondi adeguati e locali adatti (la prima sede del Museo fu presso lo Stadio comunale di Torino), nonché il sopravvenire della seconda guerra mondiale, non consentirono però a questa iniziativa l’atteso sviluppo.

Finalmente nel 1957 il Museo ottiene una nuova sede: un edificio progettato dall’architetto Amedeo Albertini, che ospiterà la collezione radunata da Carlo Biscaretti, costituita da centinaia di vetture, pezzi di ricambi nonché un ricco patrimonio documentario sulla storia della locomozione. Carlo Biscaretti viene nominato presidente ma non riuscirà a vedere compiuta la sua opera. L’inaugurazione del Museo avverrà ad un anno dalla sua morte, nel 1960.

Proprio in questi giorni il Museo ha dedicato al suo fondatore un nuovo spazio espositivo: allestimenti multimediali e disegni originali che raccontano l’avventura di questo personaggio così anticonformista e visionario.

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