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Amendola, Faenza, Accardo, Rascel, Bich, Andreasi, Crepet: i torinesi che non t’aspetti

Ferruccio Amendola; in alto Marcel Bich

TORINO. Camillo Cavour, Vittorio Emanuele II, Massimo d’Azeglio, Edoardo Agnelli, Amalia Guglielminetti, Emilio Lavazza, Erminio Macario, Dante Di Nanni, Rita Levi Montalcini, Gian Carlo Pajetta, Gipo Farassino, Giuseppe Culicchia, Margherita Oggero, Alessandro Perissinotto: tanto per citarne, a caso, qualcuno. Personaggi della storia, del teatro, della politica, dell’imprenditoria, del giornalismo e della letteratura di ieri e di oggi, noti e importanti, che hanno dato lustro a Torino, e che tutti identificano come Torinesi tout court, e portatori del làbaro della torinesità più autentica e stereotipata.

L’elenco dei torinesi illustri sarebbe davvero troppo lungo e tutti quei nomi starebbero stretti persino in un volume di un’enciclopedia ad essi esclusivamente dedicato. Nella maggior parte dei casi, la torinesità di quei personaggi è di pubblico dominio e rappresenta un fatto noto e scontato. Basti pensare – in aggiunta ai  personaggi già ricordati in apertura dell’articolo – ad un artista di fama internazionale come Francesco Tamagno (ambasciatore del bel canto italiano nell’intero pianeta, scomparso nel 1905: al Cimitero Monumentale, nel settore detto “di Tamagno” spicca il suo mausoleo funebre, in marmo bianco). Oppure, pescando a caso dal lungo elenco di noti

Felice Andreasi

personaggi torinesi contemporanei, potremmo citare Massimo Giletti (giornalista e conduttore televisivo). E ancora: Gabriel  Garko (al secolo Dario Gabriel Oliviero, attore di cinema e di fiction televisive, ed anche modello e sex symbol della bellezza maschile); Alessandro Baricco (scrittore e saggista, ai vertici della classifica delle vendite con numerosi best seller, ma anche stimato critico musicale e conduttore televisivo); Jimmy Ghione (personaggio televisivo di Canale 5, uno degli inviati storici di Striscia la notizia); oppure Umberto Tozzi (cantante, alfiere nel mondo di strepitosi successi internazionali come Gloria). Parimenti notoriamente torinesi sono Guido Ceronetti (poeta, filosofo, scrittore, traduttore, giornalista e drammaturgo), oppure la cantante Rita Pavone, interprete di Gian Burrasca e di brillanti riviste al Teatro Alfieri (abitava a Torino, in Via Malta, ed ha frequentato la Scuola Elementare Santorre di Santarosa). Ma sono solo esempi presi a caso nel mucchio, come già abbiamo avuto occasione di ricordare.

Salvatore Accardo

Ci sono però molti altri noti personaggi del cinema, dell’arte, della letteratura, del giornalismo e così via (nella maggior parte poi “adottati” altrove) di cui pochi sanno che sono nati all’ombra della Mole, o se preferite, all’ombra di Palazzo Madama, dal momento che la Mole fa ombra su Torino solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Una volta però svelato che è Torino la loro città natale (anche se quei personaggi ci sono magari nati solo per caso), ecco che almeno in parte si spiegano tanti aspetti del loro successo. Come se Torino avesse loro lasciato un imprinting particolare e inequivocabile, che in qualche modo li ha segnati per tutta la vita.

Giulio Base

Un “torinese che non ti aspetti” è ad esempio Salvatore Accardo, un virtuoso del violino che tutto il mondo ci invidia: un grande torinese di nascita. Un altro “torinese che non ti aspetti” è stato il compianto grande doppiatore Ferruccio Amendola, che sin da giovanissimo si trasferì a Roma. Molti pensano che l’attore Felice Andreasi, che è stato uno dei più brillanti esponenti del cabaret milanese, oltre che autore di esilaranti testi comici teatrali, nonché di surreali aforismi, fosse lombardo. No: era nato a Torino. Altri torinesi – per molti a sorpresa – sono il regista Roberto Faenza. Così come torinesi di nascita sono Giulio Base (regista e sceneggiatore che all’età di 19 anni si è trasferito prima a Firenze e poi a Roma), Stefania Rocca e Carla Bruni (attrici), Paolo Crepet (psichiatra), Mauro Rostagno (giornalista ucciso in un agguato di mafia nel 1988), Giovanni Minoli, Oscar Giannino, Gianni Minà e Piero Angela (giornalisti), Maria Luisa Spaziani (poetessa e aforista), Luca Argentero (attore), Luca Mercalli (meteorologo), Carlo Maria Martini (cardinale, scomparso nel 2012), Carlo Betocchi (poeta e scrittore), Achille Occhetto, Giuseppe Saragat, Giuliano Amato (politici).

Renato Rascel

E ancora – l’avresti mai detto? – Marcel Bich, l’inventore della penna a sfera che da lui prese il nome (la famosissima “penna Bic”) e degli omonimi rasoi usa e getta, era torinesissimo. Poi emigrò a Parigi, dove impiantò la sua florida azienda. E, dulcis in fundo, un vero outsider: Renato Rascel, indimenticato uomo di spettacolo, attore, cantante e musicista (autore di successi mondiali come Arrivederci Roma). Nacque a Torino per caso: sua madre, una donna di spettacolo, si trovava in tournée nel capoluogo subalpino al momento del parto. Era il 27 aprile del 1912. Ci piace pensare che il piccolo Renato emise i suoi primi vagiti all’ombra della Mole. E forse in quei primi vagiti la levatrice aveva scorto un lieve accento… torinese.

La sfilza dei torinesi illustri “che non ti aspetti” è quasi pari a quella dei torinesi “che ti aspetti”. Ma la torinesità poco nota dei primi, una volta svelata, non ci stupisce affatto. Perché essere torinesi è anche dimostrarlo, più ancora che con la carta d’identità, con i fatti e con le opere. Un tacito understatement, che fa parte di quel modo di essere tipicamente subalpino, riservato e umile, eppure affascinante, e che costituisce – per l’appunto – una delle prerogative  della torinesità più autentica.

 

 

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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