Personaggi & IntervisteTorino

TIZIANA NASI

TORINO. I libri, la musica classica, il giardinaggio, la passione per i cani, ma, soprattutto, l’entusiasmo per la vita e per ciò che fa. Vicepresidente della Fondazione Agnelli e presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici, la protagonista di quest’intervista è Tiziana Nasi.

Lei è una persona, verrebbe da affermare, “familiare” in città e apprezzata sia in Italia sia all’estero. Ci ha colpito una sua dichiarazione, che dice: “La mia vita è stata tutta un caso”. Qual è il suo rapporto con la vita?

All’estero? Non esageriamo… un po’ nel mondo paralimpico, ed è tutto. Ho un buon rapporto con la vita, malgrado una tragedia accaduta molti anni fa. Faccio praticamente solo cose che mi piacciono, non male, vero? Famiglia, figlio, nipoti, sport paralimpico appunto, allenatori, tecnici collaboratori, tutte persone fantastiche, anche se proprio in questi giorni la scomparsa di Andrea Chiarotti, “Ciaz”, un grande atleta, grande uomo, grande amico, mi ha veramente sconquassata.

Si è mai trovata a immaginare di vivere una vita diversa da quella che ha vissuto?

Direi che ho seguito linee che venivano dalla famiglia e anche dai casi della vita: moglie, madre, Sestrières SpA per 24 anni, dal 1982 al 2006, durante i quali, dal 1997 a oggi, soprattutto sport paralimpico.

Qual è stato, fino a oggi, il ruolo che le ha dato maggiori soddisfazioni a livello umano e a livello professionale?

Non posso dimenticare l’organizzazione dei “Mondiali di Sci Sestrières 1997” negli anni d’oro di Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, e nemmeno l’organizzazione delle “Paralimpiadi di Torino 2006”. Inoltre, da otto anni a questa parte, dopo 14 anni di Comitato Italiano Paralimpico Piemontese, la Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici, malgrado lo smacco per il disastro di quattro anni fa a Sochi, in Russia, dove non vincemmo neanche una medaglia. I recenti giochi paralimpici di PyeongChang, in Corea, con le cinque medaglie, due ori, due argenti e un bronzo hanno ripulito l’onta!

Lei ha sempre amato la natura, in particolare la montagna. Come ha vissuto questo legame negli anni?

Da sportiva e fruitrice prima, con tanto, tantissimo sci non agonistico, ma di tutti i tipi: pista, sci alpinismo, neve fresca, la deliziosa neve di primavera, quella orribile di fine stagione, e la sofferenza degli anni avari di precipitazioni. Un anno decisi di non mettere le calze finché non fosse nevicato, e fu un inverno rigidissimo, totalmente privo di neve. Mi piaceva anche l’estate in altura: passeggiate, golf, tennis pallavolo, pic nic, escursioni. E poi amo molto il mare, specialmente Levanto, dove abbiamo una vecchia e amata casa di famiglia.

Quali sono le sue passioni sportive?

Adesso sono una grande tifosa dei miei atleti dello sci alpino, snowboard, sci nordico, e l’ultimo arrivato il bob. Ho seguito il nascere del para ice hockey in Italia, aiutata, guidata e consigliata da Ciaz. Comunque alla televisione guardo un po’ tutti gli sport, con una predilezione per i cosidetti “sport minori”. Ho fatto moltissima ginnastica, ma ora cammino al mattino presto con i miei cani, altra passione non da poco. In tutto ciò sono felice che anche i miei nipoti siano molto sportivi.

Queste passioni l’hanno unita al mondo della disabilità, occupandosi di attività sportive per le persone diversamente abili. Com’è accaduto?

Si parlava di caso? Il mio bisnonno fondò la stazione di sci di Sestriere, mentre mio padre ne fu sindaco per 30 anni. Quando il mio amatissimo cugino Vittorio Camerana morì in un incidente aereo, io ricoprii quella che era la sua carica di presidente degli impianti, del golf, e di un po’ di tutto quello che c’era “su”. Una persona, che conoscevo appena, nel 1991 mi chiese di organizzare una tra le prime edizioni dei Campionati Italiani di Sci per atleti con disabilità, e da lì, pronti, via, ed eccomi ancora qui.

Cosa auspica per i giovani atleti paralimpici, e cosa c’è da migliorare, secondo lei, nell’organizzazione di questi sport?

Finalmente la questione economica è molto migliorata, grazie a un lavoro straordinario ed evolutivo fatto da Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, ma a me piace cercare e trovare sponsor per la mia Fisip, anche a riprova che lo sport paralimpico comincia a essere una bella cosa da comunicare perfino commercialmente. Grazie quindi ai nostri sostenitori che credono nella bellezza del gesto sportivo dei nostri atleti! Un augurio ai giovani atleti paralimpici? Di crederci, di provare, e di impegnarsi perché ne vale la pena.

Collegandomi alla domanda precedente, rammenta di aver avuto richieste particolari, o suggerimenti utili, dagli atleti in questi anni?

Il colloquio con gli atleti è costante e vivace. Non credo di aver ricevuto richieste particolari, anche se nel nostro mondo è tutto un po’ particolare, soprattutto per quello che riguarda l’attrezzatura tecnica. Tra questi “attrezzi” annovero anche i preziosissimi atleti guida per i ciechi e ipovedenti. Non si stupisca che io dica ciechi, non amo la definizione “non vedenti”, come non amo “diversamente abili”, nessun mezzo termine. Meglio assai, e anche più corretto, dire persona, giovane o atleta, con disabilità. Nessuno però mi ha mai chiesto in sposa, neanche un cieco, ma, mi creda, quando ero più giovane avrei potuto benissimo innamorarmi di molti atleti…

All’interno del cartone animato che promuove la candidatura di Torino 2026 a ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali si sente la sua voce dire: “Noi ci siamo”. Pensa che siamo pronti, valutando infrastrutture, costi e sostenibilità, ad accogliere un evento di tale portata?

Sì, si può fare!

Oltre allo sport, che l’accompagna da sempre, c’è qualcosa che per lei è vitale, qualcosa che sente profondamente legato alla persona che è?

Come dicevo, in primo luogo la famiglia, gli amici, i parenti, anche quelli non stretti, il mio giardino, la mia casa e i miei cani. Sono molto fedele e riconoscente, telefono almeno due o tre volte alla settimana alla mia grande amica, ormai non giovanissima, Paola Magliola, quella signora che mi accalappiò nel 1991 per i Campionati Italiani.

Concludendo, saremmo curiosi di sapere se ha un sogno, non ancora realizzato, che le sta particolarmente a cuore.

Molti: che tutto prosegua per il meglio e nella regola delle cose, che le persone alle quali tengo stiano bene, e che il mondo migliori; per certi versi già succede, ma nella nostra era potremmo fare di più, molto di più. Questo gioverebbe anche allo sport paralimpico, pur se ,magari e per fortuna, ci sarebbero meno persone con disabilità.

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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