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Rai, gli anni d’oro dei programmi televisivi torinesi: le magie estive di Silvan

Un giovanissimo Aldo Savoldello

TORINO. Aldo Savoldello, prestigiatore veneziano, apparve per la prima volta in TV a 19 anni, nella tarda primavera del 1956. La RAI aveva organizzato il primissimo talent show  della storia italiana del piccolo schermo, uno spettacolo della domenica sera intitolato “Primo applauso”, trasmesso da Roma e condotto da Silvana Pampanini (poi rimpiazzata da Enzo Tortora). Il giovanotto, studente di Liceo Classico, si rivelò assai in gamba anche come mago, ottenendo il primo posto della classifica stilata dalla giuria tecnica di quella sera, ma soprattutto i complimenti di “Pam Pam. L’attrice romana, affettuosamente, a telecamere spente, gli preconizzò il successo planetario ribattezzandolo Mago Silvan, quasi a voler sottolineare il fatto che fosse stata lei la “madrina” di questo promettente artista. Gli anni che seguirono furono per Silvan di gavetta e di studio, confrontandosi in giro per il mondo (Americhe comprese) con colleghi più o meno blasonati e riportando sia successi personali, sia accorgimenti che nessun mago italiano, fino a quel momento, aveva saputo utilizzare nei propri giochi di prestigio.

Conosciuto il regista TV alessandrino Romolo Siena (1924-2004), che nel 1966 lo aveva voluto nella sigla di apertura di “Scala reale”, la Canzonissima  di quell’anno, per prodursi in velocissimi trucchi ed evoluzioni con mazzi di carte, Silvan cominciò ad comparire sempre più spesso sul piccolo schermo, conquistando il pubblico non solo per la sua bravura, ma anche per la classe e l’eleganza con cui introduceva i propri numeri, invitando gli stessi telespettatori ad “ osservare attentamente “ ciò che egli riusciva a fare, quasi a spingerli alla ricerca dell’intuito, del ragionamento. E poi la sua parola magica, “sim salabim”, tratta da un verso di una canzone popolare nordeuropea, venne subito imparata dai più giovani, i quali cominciarono ad appassionarsi a loro volta alle “magie” di Savoldello, al punto che perfino “Topolino” chiamò quest’ultimo per una rubrica fissa che durò poco più di un anno.

Tutto qui ? No, ci voleva qualcosa di più, uno spettacolo televisivo a puntate, anzi, un “magic-hall”. Così, nel 1973, gli autori Sergio Paolini e Stelio Silvestri e lo stesso regista Romolo Siena misero su Sim salabim, spettacolo estivo in quattro puntate che venne registrato negli studi RAI torinesi di via Verdi e che venne programmato in una collocazione strategica, quella del giovedì sera sul Secondo Canale, ogni due settimane a partire dal 28 giugno, alternandosi con i seguitissimi “Giochi senza frontiere” in Eurovisione, proposti anch’essi con cadenza quindicinale. Silvan era ovviamente il protagonista della trasmissione, che la scenografia di Eugenio Guglielminetti ambientava in una sorta di moderno cafè chantant, con momenti illusionistici di ogni tipo (compreso il suo gioco più riuscito e famoso del tempo, quello consistente nel “ tagliare “ una donna in tre pezzi), ma anche altri ospiti coinvolti in tragicomici giochi di prestigio: per esempio, ricordiamo Pippo Baudo in un numero in cui Silvan lo invitava a inserire in un uovo un foulard e poi, compiuta l’operazione, spaccava furbescamente lo stesso uovo in un bicchiere, dimostrandone la freschezza.

C’erano poi le pause musicali, con gli interventi, tra gli altri, delle cantanti Nada, Caterina Caselli, Ombretta Colli e Paola Musiani, del sassofonista Gil Ventura, dell’indiana Naarghita. Vennero invitati anche funamboli, giocolieri, equilibristi protagonisti dei festival internazionali della magia di Las Vegas, Berlino, Shanghai e Parigi: lo stesso Savoldello, fuori campo, ne commentava e spiegava le esibizioni. In più c’era un cast fisso: la ballerina tedesca Evelyn Hanack era soubrette e assistente principale di Silvan nei suoi giochi; il trombonista Luciano Fineschi guidava un’orchestrina dixieland per dare un po’ di allegria in musica (memorabile un’irresistibile esecuzione di “Tutti frutti”); la comicità, sempre sul tema della magia, in chiave partenopea di Pietro De Vico e della spalla Gigi Reder  e il balletto di Paolo Gozlino completavano il quadro di una serie che, considerata la stagione, ebbe un buon riscontro sia di ascolti che di indice di gradimento.

Il mimo francese Mc Ronay

Fatto sta che, nell’estate del 1974, ne nacque una seconda serie, stavolta in cinque puntate, diffusa il venerdì sera, in seconda serata, sul Nazionale. Vi furono delle varianti: la regia non fu più di Romolo Siena (impegnato a Roma con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello), ma di Alda “ Dada “ Grimaldi; della scenografia si occupò l’esperto Mariano Mèrcuri e dei balletti il torinese Franco Estill, con Enzo Paolo Turchi quale solista. Per lo spazio riservato alla comicità, al posto della coppia De Vico-Reder apparvero le parodie dei giochi di prestigio (naturalmente con esito disastroso) del mimo francese Mac Ronay e un gruppo vocale multietnico creato dal musicista inglese trapiantato in Germania Les Humphries.

Silvan ebbe pure modo di esplorare il mondo del paranormale: con l’aiuto di un notaio quale garante, egli coinvolse per telefono un telespettatore estratto a sorte, invitandolo a indovinare certi pensieri. Questa serie un po’ più da camera  di “Sim salabim” non ebbe l’esito della precedente. La serie di spettacoli magici realizzati a Torino (vi fu poi, a fine 1977, una quarta edizione quasi quotidiana registrata a Roma) si concluse con un “numero unico”, messo in onda la sera di sabato 12 giugno 1976 sulla Rete Uno: qui, tra filmati di repertorio e nuovi giochi di prestigio, Silvan si fece “scortare” da due partners di lusso: la recentemente scomparsa Isabella Biagini e la sempreverde Raffaella Carrà, la quale lanciò anche una nuova canzone, “Forte forte forte “, con il testo di Cristiano Malgioglio. Inoltre, vi fu in quel programma un curioso siparietto in cui il già autorevole commentatore sportivo Bruno Pizzul, invece di un’azione di gioco del calcio, seppe analizzare alla moviola… un gioco di prestigio di Silvan con le carte, per cercare di carpirne il trucco. Regista di questo “special”, altra rarissima presenza al sabato sera di una produzione RAI torinese di varietà, fu il documentarista scientifico milanese Luigi Turolla, per qualche anno datosi anche alla direzione di spettacoli più leggeri. Con lui lavorarono allo spettacolo anche lo scenografo Eugenio Liverani, il coreografo Umberto Pergola e il musicista Gianni Fallabrino.

Tutti questi cicli con Silvan oggi sono regolarmente archiviati e visibili in Mediateca, anche se la terza puntata del 1973 non può più essere ritrasmessa a seguito di un grave problema al nastro, occorso in occasione di una prima replica, avvenuta nel tardo autunno del 1975.

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Cesare Borrometi

Laureato in Lettere, da diversi anni insegna nelle scuole secondarie superiori, collaborando con testate giornalistiche locali. Esperto di musica e della storia della televisione, è autore dei volumi “Lunario dei giorni di Tele” (2012), omaggio alla vecchia TV, e “Blog Sessantasette”, di prossima uscita, cavalcata di eventi piccoli e grandi dell’annata 1967. Dal 2014 dirige l’emittente radio-web Lucky Wave Radio.

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