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Nati il 9 agosto: lo scienziato torinese Amedeo Avogadro

Amedeo Avogadro, il cui nome completo è Lorenzo Romano Amedeo Carlo, come si addice a chi è di nobili origini,  nasce a Torino da una famiglia di antica stirpe, che vanta la contea di Quaregna e Cerreto, nel Biellese. E’ il 9 agosto del 1776 quando Amedeo viene al mondo. Il padre Filippo Avogadro,  alto magistrato e senatore del Regno di Sardegna senatore, ha sposato qualche anno prima Anna Vercellone .

Amedeo è uno studente brillante, si laurea a soli 20 anni in Leggi Civili ed Ecclesiastiche ed inizia a praticare la professione, anche se la sua vera passione sono la chimica e la fisica, verso le quali trasferisce il proprio entusiasmo. Definito giustamente dal Guareschi il «legislatore delle molecole», il suo grande merito sta essere riuscito a distinguere chiaramente la natura delle particelle che costituiscono i corpi, distinguendo i concetti di atomo e molecola sino allora usati come sinonimi. Durante la sua permanenza a Vercelli scrive una memoria nella quale formula un’ipotesi che viene oggi chiamata Legge di Avogadro e che si è abituati ad esprimere nella forma: «A parità di condizioni di pressione e temperatura, volumi eguali di gas contengono un egual numero di molecole».

Nel 1809 viene nominato professore di “filosofia positiva” (matematica e fisica) al Regio Collegio (liceo) di Vercelli. Durante questo periodo pubblica le sue opere più famose, in un campo, quello della chimica, che all’epoca cominciava appena a diventare una scienza in senso moderno.

La memoria originale in cui esprime come ipotesi quella che verrà poi accettata come legge appare nel 1811 su una rivista francese, ma la sua modestia, e i tempi non maturi, ritardano l’accettazione della legge che si verifica definitivamente solo dopo la sua morte. Basandosi sulle determinazioni dei pesi molecolari, Avogadro è il vero precursore delle moderne formule chimiche ed il primo a indicare l’acqua con la sua formula chimica corretta: H2O. La principale difficoltà che lo studioso torinese deve risolvere è la grande confusione che regna al tempo su atomi e molecole: uno dei più importanti contributi del lavoro di Avogadro è quello di distinguere gli uni dalle altre, ammettendo che anche particelle semplici possono essere composte da molecole, e che queste ultime siano composte da atomi.

Soltanto nel 1860,  il palermitano Stanislao Cannizzaro, riprenderà in un congresso l’ipotesi di Avogadro pervenendo con essa a quella riforma dell’atomismo chimico che di fatto chiude il periodo delle leggi quantitative.

Ma questi non è l’unico importante contributo che il torinese dà alla scienza. Avogadro  si interesserà infatti per tutta la vita anche di elettricismo dando un notevole contributo alla nascente nuova disciplina. Le sue ricerche, in tal senso, si estendono per 40 anni e sono documentate da ben undici pubblicazioni. Se nella chimica Avogadro è un teorico, nell’elettricismo il suo apporto diviene anche sperimentale. Costruisce uno strumento, il «voltmetro moltiplicatore» per una determinazione accurata della serie elettrochimica degli elementi: i valori trovati vengono usati in tutta Europa. Un’altra sua innovazione è l’intuizione dell’esistenza dell’«aura elettrica» attorno ai corpi con cariche elettriche, che oggi chiamiamo «induzione elettrica» e che sarà sviluppata anni dopoFaraday. In pratica, come priorità e intuizioni, l’Avogadro elettricista, sia pure col senno del poi, non è molto da meno dell’Avogadro chimico.

L’attività di scienziato è supportata economicamente dall’insegnamento universitario. Insegnamento che Avogadro deve forzatamente abbandonare, dopo aver preso parte ai movimenti politici rivoluzionari del 1821 contro il re di Sardegna. Una scelta che gli costa la cattedra, anche se giustificata dall’ateneo come «una pausa di riposo dai pesanti doveri dell’insegnamento, in modo da essere in grado di dare una migliore attenzione alle sue ricerche». Alcuni studi storici confermano che aiuta e finanzia alcuni cospiratori sardi che stanno organizzando una rivoluzione sull’isola, bloccata all’ultimo momento dalla concessione dello statuto da parte di Carlo Alberto. Anche se alcuni dubbi permangono, considerando l’esiguità delle prove. Certo è che quando la cattedra di Fisica Sublime all’Università di Torino viene ripristinata nel 1832, non è più affidata a lui ma al celebre matematico Augustin-Louis Cauchy, che l’abbandona comunque due anni dopo. Soltanto a quel punto Avogadro può tornare ad insegnare. E lo farà sino al 1850. Contestualmente  occupa incarichi pubblici in statistica, meteorologia, e pesi e misure (introduce il sistema metrico decimale in Piemonte) ed è membro del Reale Concilio Superiore sulla Pubblica Istruzione.

Poco si  sa della sua vita privata. Nonostante non sia un adone, è conosciuto come un discreto tombeur de femmes, ma allo stesso tempo come uomo religioso e dedito a una vita sobria. Dal suo matrimonio ha otto figli, nessuno dei quali seguirà le sue orme in campo scientifico. Muore nel 1856 e viene sepolto nel cimitero di Quaregna (Bi). A Lui sono titolate numerose vie piemontesi e l’istituto superiore di corso San Maurizio a Torino.

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