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Nati il 19 agosto: Bianca Guidetti Serra, una vita al servizio dei più deboli

Partigiana, poi avvocato e donna votata alle istituzioni e soprattutto alle classi più deboli. La vita di Bianca Guidetti Serra si potrebbe sintetizzare con queste poche parole, anche se sarebbe davvero riduttivo, per ché nella sua lunga vita si è battuta senza tregua  per combattere le ingiustizie della società. Figlia di un avvocato civilista e di una sarta, nasce il 19 agosto 1919 a Torino.

Prima a destra, una giovanissima Bianca Guidetti Serra. Dietro da sinistra: Paolo Gobetti, Alberto Salmoni e Dario Giorsetti

Bianca rimane orfana di padre appena diciottenne ed è proprio in quegli anni che matura la sua scelta antifascista, per reazione alle leggi razziali di cui vede i soprusi che impongono ai suoi amici ebrei, tra cui Primo Levi e Alberto Salmoni.  Quando sui muri di Torino appaiono i primi manifesti antisemiti, con la più giovane sorella Carla  e altri giovani, si mette metodicamente a strapparli. Forse in questa determinazione, che la polizia per fortuna loro, considera solo un atto di vandalismo, gioca l’amicizia con Levi e il legame con Salmoni che sarebbe nel 1945 diventato suo marito. Per lei, così per alcuni dei suoi amici, è quello l’inizio di una presa di coscienza e di un impegno per i diritti dei cittadini, la democrazia, la libertà e la giustizia che non si sarebbe affievolito con gli anni. Quando, dopo l’armistizio, comincia la stagione della Resistenza, Bianca Guidetti Serra entra a far parte dei “Gruppi di difesa della donna”. Un’attività clandestina che, come ha dichiarato in un’intervista «era un modo di coniugare la guerra di liberazione con tipiche rivendicazioni femministe».

Dopo la Liberazione, l’impegno professionale e politico. Nelle fabbriche torinesi per assistere gli operai per conto della Camera del lavoro; nel 1949 la partecipazione alle lotte contadine nel Meridione. E’ l’avvocato di tutte le buone cause. Difende i deboli, i perseguitati, gli innocenti ai quali una giustizia ingiusta pretende di far pagare la “colpa” di essere contro le ingiustizie di ogni genere. Non c’è compagno nella Torino e nel Piemonte degli anni più intensi delle lotte studentesche e operaie che finito nei guai non venga sostenuto e aiutato dalla parola incoraggiante, dal sorriso appena accennato, dalla fine dottrina e dall’esperienza dell’avvocato Guidetti Serra. E’ sufficiente una telefonata, e lei arriva, o se impossibilitata manda una sua collaboratrice. Riceve chiunque le chieda udienza. La sua presenza rincuora i fermati e gli imputati e insieme intimorisce gli uomini in divisa o in toga. Come tanti di quei combattenti è iscritta al Partito comunista italiano, da cui esce nel 1956, in seguito al trauma dell’Ungheria. Ma rimane una donna di sinistra, e, anzi, non smette di essere una militante comunista, sia pur diversamente declinando la sua fede politica e la sua passione civile.

Bianca Guidetti Serra sa essere anche donna delle istituzioni. Svolge ruoli  politici, a livello locale, come consigliera comunale,  e nazionale, come deputata. E in quelle assemblee elettive, la sua è una presenza attenta, capace di dare autentici contributi di sapere e di buon senso, all’insegna di una composta severità piemontese e di una concretezza quasi contadina. Concretezza e buon senso, serietà e semplicità: l’understatement della gente della sua terra. Operò attivamente in molte associazioni. A nome dei Giuristi democratici, entra a far parte di delegazioni internazionali a sostegno delle donne carcerate (1959) e dei sindacalisti processati (1973) nella Spagna franchista, e poi ancora in Paraguay (1979) per il caso di un desaparecido argentino.

Rilevante è il suo contributo nello svelare e nel denunciare le schedature perpetrate illegittimamente e clandestinamente dalla Fiat ai danni dei suoi dipendenti, in una battaglia che segna gli anni Settanta, e impone la Guidetti Serra come un’eroina moderna della giustizia e della legalità: non quella astratta, ma quella dalla parte degli ultimi. Dopo quella vicenda nessun datore di lavoro, fino ai tempi di Marchionne, si è permesso più di trattare i lavoratori come materiale inerte, sul quale si potevano commettere abusi e soprusi. E’ davvero Bianca la rossa, come recita il titolo della sua “biografia autorizzata” (firmata da Santina Mobiglia, per Einaudi, nel 2009).

Si cimenta anche nella ricerca, in particolare con un lavoro di storia orale che ha fatto epoca: di lei si possono leggere: Compagne, pubblicato da Einaudi nel 1977 e Le schedature Fiat – Cronache di un processo e altre cronache, uscito nel 1984. Muore a Torino nel 2014, proprio nel giorno della festa patronale, il 24 giugno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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