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Nati il 17 maggio: il torinese Luigi Bologna, pilota ufficiale di D’Annunzio

Luigi Bologna fa parte, senz’ombra di dubbio, del novero dei più grandi aviatori italiani di inizi Novecento. Di distingue tanto nel corso della Prima guerra mondiale, quando negli anni successivi durante i quali conquista a Venezia nel 1920 la prestigiosa Coppa Schneider per idrovolanti da corsa.

Nato a Torino il 17 maggio 1888, nel corso del 1905 si arruola nella Regia marina, iniziando a frequentare la Regia Accademia Navale di Livorno. Si imbarca per la prima volta nel 1906 a bordo dell’Amerigo Vespucci, e poi su vari altre navi, partecipando alla guerra italo-turca a bordo dell’incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi e sull’ariete torpediniere Etruria.

All’inizio della Prima guerra mondiale si trova imbarcato a bordo della nave da battaglia Giulio Cesare. Il 7 agosto 1914 partecipa ad una missione offensiva su Trieste, effettuata con quattro idrovolanti, con D’Annunzio nei panni di osservatore. Il 9 agosto prende parte a una missione sulla piazzaforte di Pola, dove si trova gran parte della flotta austriaca, venendo decorato con la prima Medaglia d’argento al valor militare. In seguito, dopo diversi giorni di difficili ricerche, il 17 agosto insieme a Miraglia e a Gravina, è uno dei protagonisti del ritrovamento del sommergibile Jalea. Dopo la morte di Miraglia diviene il pilota ufficiale di D’Annunzio. Il 15 gennaio i due partono per una missione di ricognizione su Trieste, ma al rientro per problemi al motore sono costretti a un ammaraggio di emergenza. D’Annunzio sbatte violentemente la fronte e l’occhio destro contro il bordo della carlinga, restando semicieco per qualche ora. Non dice nulla per non compromettere l’amico, e il giorno dopo i due partono per una missione su Trieste che si svolge senza particolari problemi.

Il 30 gennaio Bologna viene nominato comandante della squadriglia idrovolanti di Grado e trasferito sull’isola di Gorgo che raggiunge il 3 febbraio. Appena arrivato con il suo idrovolante la base è attaccata dal nemico che distrugge la maggior parte degli aerei italiani. Con i due soli velovoli rimasti lui e il secondo capo Daniele Minciotti si alzano in volo a turno due o tre volte al giorno ed iniziano a bombardare i dragamine austriaci che percorrevano il golfo, sorvolando poi Trieste per fotografare gli impianti e bombardare gli hangar nemici.

Il 12 giugno 1916 è sostituito nel comando da Silvio Montanarella e richiamato a Venezia, dove all’inizio del mese di settembre il Comandante in Capo della piazza, Giulio Valli, ordina di bombardare gli hangar per aerei e idrovolanti di Parenzo in collaborazione con le forze aeree francesi presenti nella città lagunare. La notte del 17 settembre 1916 porta a termine una operazione notturna di bombardamento su Trieste per la quale viene decorato di Medaglia di bronzo al valore militare, ma ha un incidente di volo l’11 dicembre che lo allontana dall’attività di volo fino agli inizi del 1917. In seguito alla disfatta di Caporetto è chiamato a compiere missioni sul fronte terrestre per rallentare l’avanzata del nemico. Nel corso della tarda primavera del 1918 la Regia Marina decide di costituire una unità da caccia, la 241ª Squadriglia e gliene affida il comando. L’11 luglio è decorato con la seconda Medaglia d’argento al valore militare.

Dopo la fine del conflitto inizia a lavorare come pilota per la SIAI che si sta preparando per l’edizione della Coppa Schneider a Venezia. Il 20 settembre 1920 decolla con il suo SIAI S.12, percorrendo il circuito triangolare di 37,117 km, con virate a sinistra, da percorrersi dieci volte, vincendo la gara alla media di 172,561 km/h. Il presidente dell’Aero Club d’Italia, Carlo Montù, gli rilascia il diploma di Medaglia d’oro. Il 16 gennaio 1921 riprende servizio attivo e l’11 giugno dello stesso anno viene trasferito al dipartimento della marina a Pola. Incomincia a prepararsi per la successiva edizione della Coppa Schneider, ma non riesce a qualificarsi alla fase finale vinta da Giovanni De Briganti.

Perde la vita il 23 agosto 1921 durante il collaudo di un idrovolante, insieme all’ingegnere Calori, quando il velivolo precipita per cause sconosciute nella laguna di Venezia. Alla sua memoria gli viene intitolato l’idroscalo di Taranto.

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