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Nati il 16 luglio: il partigiano Maggiorino Marcellin

Nato a Pragelato (To) il 16 luglio 1914, Maggiorino Marcellin fu un personaggio insigne delle vallate alpine del Torinese. Il suo contributo lo diede nella lotta di Liberazione, tanto da essere insignito della medaglia d’argento al valor militare. Nel suo libro “Diario Partigiano”, Ada Marchesini Gobetti traccia un bel ritratto di Butler (questo il nome di battaglia di Marcellin), incontrato il 30 giugno 1944 a Pragelato. Qui ricordiamo per sommi capi la biografia di un antifascista che, sino alla sua scomparsa, ha tenuto alti i valori per i quali, sin da ragazzo, aveva combattuto.

Partigiani nell’autunno del 1944 a Borgata Fontana in Val Germanasca. In alto a sinistra, Maggiorino Marcellin

La famiglia di Maggiorino – montanari poverissimi, padre di antica militanza socialista – aveva dovuto emigrare in Francia durante il regime fascista e il ragazzo dovette presto abbandonare la scuola e cogliere le occasioni d’occupazione che gli si offrivano. Allorché i suoi tornarono in Italia, Maggiorino trovò prima lavoro negli alberghi del Sestriere poi, quando nella località turistica si costituì la scuola di sci che sarebbe diventata famosa, divenne maestro di sci. Questo non gli impedì di tornare spesso, clandestinamente, in Francia, dove – a Cannes e a Lione – aveva mantenuto contatti con i circoli degli emigrati antifascisti. Al ritorno da uno di questi viaggi, Marcellin fu arrestato e, per evitare guai maggiori, si risolse ad arruolarsi negli Alpini.

Maggiorino Marcellin con Giulio Nicoletta

Tra richiami e punizioni per le sue posizioni antifasciste riuscì, soprattutto per la sua abilità di sciatore, a diventare sottufficiale. Partecipò con il 3° Alpini alle operazioni belliche in Francia e in Grecia. Rimpatriato per una ferita, Marcellin fu denunciato e arrestato per propaganda antifascista. Non fu processato perché intervennero i suoi superiori, che non volevano privarsi di un sergente maggiore così bravo a insegnare a sciare agli alpini. Sopraggiunto l’armistizio, Marcellin, diventato Butler, riuscì subito a raccogliere nuclei partigiani locali e poi a svilupparli, dando vita alla I Divisione autonoma “Val Chisone”. Questa sarebbe poi diventata, al comando di “Butler”, la 44ª Divisione Alpina Autonoma “Adolfo Serafino”, una delle più efficienti formazioni partigiane piemontesi.

Ferito due volte in scontri con i nazifascisti, “Butler” è stato decorato, oltre che con la Medaglia d’argento, anche della Bronze Star alleata. Dopo la Liberazione ha continuato, per molti anni, a fare il maestro di sci al Sestriere. Fu  anche testimone diretto di un fatto riguardante  un ritrovamento durante la guerra, di reperti di probabile origine antica risalenti addirittura al periodo della seconda guerra punica, tra cui vasi, armille e una fantomatica zanna di elefante,  avvenuto nel lago Losetta a sestriere, ora prosciugato. Questi reperti sarebbero stati  nascosti dal Marcellin nel cimitero di Sestriere ma poi in seguito ad un rastrellamento tedesco, sarebbero andati persi. Il racconto è dello stesso Marcellin  effettuato nel 1988 al giornalista  Massimo Centini che lo intervistò  durante una spedizione culturale  organizzata per la ricerca della via seguita dall’esercito cartaginese di Annibale nel 218 a.c. per scendere in Italia.

Dopo la Liberazione ha continuato, per molti anni, a fare il maestro di sci al Sestriere, dove ha sempre vissuto e dov’è morto nel 2001.

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Danilo Tacchino

Nato a Genova, da sempre vive a Torino dove si è laureato in Lettere. Sociologo e giornalista pubblicista , ha sviluppato ricerche storiche nell’ambito della musica, dell’ufologia e dell’industria locale. Sin dagli Anni Ottanta ha realizzato diversi volumi su tradizioni e misteri locali della Liguria e del Piemonte. Appassionato anche di letteratura, è direttore artistico di alcune associazioni culturali torinesi.

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