CuriositàModi di dire piemontesi

Modi di dire piemontesi: “E dàjla ch’a l’é ’n prèive!”

Una locuzione che allude alla incomparabile dialettica dei sacerdoti: cosa significa esattamente e quando usarla

Vi sarà sicuramente capitato di intrattenervi a dialogare piacevolmente con qualcuno, magari con una persona che avete conosciuto in treno, oppure con il vostro vicino di spiaggia, o con quella gentile madamin che avete incontrato occasionalmente nella sala d’aspetto del dentista. Spesso, durante questi incontri casuali, le conversazioni toccano i temi più interessanti e disparati, e in caso di affinità elettive, tra i due o più conversatori, possono pure nascere delle inattese amicizie durature.

Ma se il vostro vicino di ombrellone, o colui che si è accomodato accanto a voi in attesa di una visita dal dentista o di un medico specialista, dopo aver attaccato bottone, continua a tenere banco e a monopolizzare il discorso, è normale che ci si possa indispettire.

Modi di dire piemontesi. Fonte: Associazione Monginevro Cultura, Cultura, Storia e Tradizioni del Territorio

La conversazione, o se volete il monologo, diventa addirittura insopportabile se quel fanfarone indisponente blocca sul nascere ogni vostra risposta, o – peggio – la contraddice, adducendo motivazioni quanto mai opinabili. Insomma è come se la volesse avere sempre vinta lui, su tutto e su tutti. Ecco, è proprio quello il momento in cui – se siete piemontesi doc – potete lasciarvi andare a un malcelato gesto di stizza, esclamando: “E dàjla ch’a l’é ‘n prèive!”.

Tradotta alla lettera, l’espressione esclamativa sta per “E dagliela (sottinteso la ragione), giacché è un prete”. Ora non è assolutamente detto che quel tizio che sta esagerando sia davvero un esponente del clero. Ma si sa (e qui sta la raffinatezza e la sottigliezza della locuzione piemontese) che i sacerdoti, in tema di dialettica e di ragionamenti filosofici, la sanno molto lunga, e mettersi a competere con loro (quando si hanno idee diverse) è letteralmente tempo perso. Un modo assolutamente arguto e tipicamente subalpino per esprimere il proprio dissenso e per mandare al “cine” quel tale.

A quel punto, tappatevi le orecchie e non dategli più ascolto. Vedrete che il “prèive” finirà per tacere, magari abbandonandosi nella lettura del suo… breviario.

Post Scriptum: L’espressione si presta perfettamente anche nei confronti di chi vuole sempre avere l’ultima parola. Provateci.

Sergio Donna

Berretta da prete (tricorno)
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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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