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Lo sapevate che la “fetta di polenta” di Torino ha una gemella a Tunisi?

Spesso viaggiando in ambienti lontani, per distanza e cultura, ci si trova di fronte a situazioni che rimandano a quanto si è sempre avuto così sotto gli occhi, a casa, tanto da non accorgersi più nemmeno del suo valore. Tunisi. Estate (credo) 2006. Amo vagabondare là dove le guide turistiche non riportano alcuna indicazione. Forse per leggere meglio la realtà del luogo. Gironzolando nei pressi dell’Horloge dell’Avenue Habib Bourguiba, mi trovo di fronte a una insolita costruzione che subito mi rimanda alla fetta di polenta1 della mia città. Torino

Dell’edificio tunisino non so niente. Ho solo due foto scattate per averne ricordo.

Qui sopra e sotto, l’edificio tunisino che ricorda la fetta di polenta

Tutto sarebbe finito lì se, al ritorno, passando per corso San Maurizio davanti alla fetta di polenta1, non mi fossi ricordato dello strano imprevisto legame tra le due costruzioni.

Così ho subito cercato qualche informazione su questa abitazione dall’insolito nome, attribuitogli dai torinesi, ovvero casa Scaccabarozzi di borgo Vanchiglia, un tempo chiamato borgo moschino2. Sapevo unicamente che era opera dell’architetto Alessandro Antonelli, il coraggioso progettista della Mole.

Il palazzo, costruito su terreno di proprietà dello stesso architetto nel 1840, per i primi 3 piani e nel 1881 i successivi, rappresenta una sfida alle comuni regole della stabilità edile con la sua esile struttura: 9 piani (2 sotterranei), per una altezza pari a 24 m, su strettissima pianta trapezoidale (16 m x 5 m x 0.50 m).

Da ricordare che il piccolo fazzoletto di terra l’Antonelli lo ebbe come compenso, dalla società Costruttori di Vanchiglia, per i lavori che seguì nel quartiere. Il mancato acquisto del terreno confinante portò alla sfida di comunque costruire l’edificio donandolo alla moglie Francesca Scaccabarozzi e che con lei abitò per alcuni anni per dimostrare l’infondatezza del timore di crollo. La casa sopravvisse poi anche ai diversi eventi traumatici che seguirono compreso il bombardamento della zona avvento nel 10 luglio1943.

Casa Scaccabarozzi a Torino

Tra le alterne vicende che seguirono da ricordare che tra il 1979 e il 1982 l’architetto e scenografo Renzo Mongiardino restaurò completamente l’edificio creandone un’unica unità abitativa. Dal marzo 2008 al maggio 2013, cambiando destinazione d’uso, diventava spazio espositivo della galleria Franco Noero, per ritornare, nell’estate 2013, ad abitazione privata che mantiene al suo interno installazioni di arte contemporanea visitabili privatamente.

Ho riportato, aggiornandolo, quanto accadeva una quindicina di anni fa ancora convinto che sia più importante cercare quello che tra la gente unisce che non quello che separa. Come questi due insoliti edifici che, essendo entrambi costruiti su uno spicchio di terra, sono saliti verso il cielo.

Delfino Maria Rosso

1 Fetta di polenta: edificio che, per la sua forma insolita e il prevalente colore giallo, i torinesi così chiamarono. Noto anche per aver ospitato il Caffè del Progresso, storico ritrovo torinese di carbonari e rivoluzionari.
2 Borgo moschino: definizione attribuita per i tanti insetti presenti nella zona per via del fiume Po.

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Delfino Maria Rosso

Delfino Maria Rosso (detto Mino Rosso) è nato a Torino il 18 febbraio 1938 dove vive e lavora. Come giornalista, pubblicista, dal 1973 si occupa di temi sociali e culturali, con una particolare attenzione verso le espressioni artistiche. Ha condotto, e conduce, ricerche su questioni di cultura contemporanea per Arte e Società, il foglio, Pianeta, Il Corriere di Tunisi. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in arabo. Ha collaborato, a partire dal 1964, con poesia lineare e visiva, a diverse riviste italiane ed estere tra le quali, ad esempio, Antologia Geiger, L’humidité, Offerta Speciale, Tam-Tam. Espone, dagli anni ’70, in mostre personali e collettive, lavori di arte visuale e arte concettuale. Alcuni lavori sono esposti in modo permanente presso la Galleria del Premio Suzzara Museo d’arte Lombardia. A partire dalla metà degli anni Ottanta si dedica alla interculturalità e viaggia alla ricerca del minimo comune denominatore del momento ludico della vita, identificato nel “gioco”, tra le diverse culture nel mondo raccogliendo, soprattutto, giocattoli di strada, donati poi a diversi musei. In campo musicale ha composto alcuni brani di musica elettronica e concreta per concerti e colonne sonore di lavori teatrali. In www.issuu.com/delfinomariarosso attualmente sono pubblicati una cinquantina di libri, alcuni dei quali stampati, ai quali si può accedere gratuitamente.
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