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Le sculture di Nino Ventura in un percorso tra arte, cultura, turismo ed enogastronomia

Al Forte di Gavi e in altre sedi rappresentative del territorio dal 30 giugno al 29 settembre saranno in mostra le opere dell’artista chivassese: un’opportunità per scoprire 

GAVI. Gavi e il suo territorio, cuore dell’antica Marca obertenga, nel Piemonte sud-orientale, accoglieranno a partire dal 30 giugno la mostra d’arte contemporanea dal titolo Ad occhi chiusi che proporrà al pubblico una serie di realizzazioni dello scultore Nino Ventura. Nato in Sicilia, ma residente in Piemonte con atelier a Chivasso, Ventura plasma i materiali, bronzo e terracotta, dando vita a figure che appaiono come la “materializzazione d’uno spirito”: creature dal sapore fiabesco, deformi e innaturali, “come tutte le cose che spaventano allo stesso tempo affascinano e contagiano, e ci spingono a ricercare una qualche somiglianza con noi stessi” (Nicolas Ballario).

L’iniziativa, in programma sino al 29 settembre, è stata fortemente voluta dal Polo Museale del Piemonte nella persona di Anna Maria Aimone, direttore del Forte di Gavi, in sinergia con l’associazione Amici del Forte di Gavi, nel quadro di un progetto che si prefigge di promuovere il recupero e la conoscenza del Forte, monumento simbolo della zona, non considerandolo però come un’entità a se stante, separata dal contesto, bensì come parte integrante di un mosaico territoriale formato da tante tessere e attori, da coinvolgere nell’obiettivo di valorizzazione dell’area attraverso una formula che combina “arte, cultura, turismo e enogastronomia”. L’iniziativa d’arte contemporanea diventa quindi l’occasione per mettere in luce le attrattive di quest’angolo di Piemonte stretto tra i rilievi appenninici, già rivolti al mare, e le colline dell’Alto Monferrato ammantate di viti.

In linea con questa filosofia, si è scelto di non accentrare le opere di Ventura in un unico contesto, ma di imperniare la mostra su un nucleo centrale, il Forte di Gavi, dove nei suggestivi spazi del Basso Forte sarà visitabile la sezione antologica dell’evento, distribuendo invece le opere più recenti (2017/2018) in altre sedi rappresentative del territorio: tre aziende vinicole (Villa Sparina, Tenuta La Marchesa e azienda Broglia), una dimora storica gaviese, palazzo Reggio-Gropallo, un sito alessandrino, Palazzo Ghilini, sede della provincia, e il Serravalle Designer Outlet.

Il perno dell’iniziativa, finalizzata alla sua promozione, è dunque rappresentato dal Forte di Gavi, che già evidenzia con la sua struttura imponente, incombente a strapiombo sul borgo antico, la valenza strategica del sito, disposto su una diramazione della via Postumia, tracciata dai Romani per collegare la costa ligure all’entroterra. Il nome della parte est della rocca su cui si erge il forte, monte Moro, evoca poi le scorrerie dei Saraceni, che nel corso del X secolo risalivano da Liguria e Provenza per compiere razzie nell’entroterra.

Frammenti di passato emergono dalla lettura dei segni lasciati dalla storia: il nome Gavi è fatto derivare da Gavium/Cavatum, capoluogo dei liguri Cavaturini, insediati in zona prima dei Romani, ma alcuni studiosi lo collegano alla radice germanica gau evocante un presidio di Goti stabilito sul monte nel V/VI secolo d.C. La versione leggendaria, che ben si riflette nell’alone fiabesco delle sculture di Nino Ventura, parla invece d’una principessa franca, Gavia o Gavina, figlia di re Clodoveo I, che qui avrebbe trovato scampo alla collera del padre.

Il nome Obertengo con cui è anche noto il territorio richiama invece il marchio Oberto, vissuto nel X secolo, capostipite eponimo della dinastia che governò questa parte di Piemonte, gli Obertenghi. Da questi discesero i marchesi di Gavi, signori della località sino al primo Duecento, alleati di Tortona contro Genova. Data importante per Gavi fu poi il 1176 quando, dopo la disfatta di Legnano, l’imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, sistemò per otto mesi nella torre del castello la moglie, Beatrice di Borgogna, e i due figli. Di seguito, con la sua morte, i marchesi di Gavi, orfani del sostegno imperiale, cedettero il marchesato alla rivale Genova, che lo considerava strategico per i propri disegni espansionistici.

Diverse forze dal XIII secolo in avanti si sono scontrate per il dominio su Gavi: significativi al riguardo sono gli avvenimenti del 1625, quando le truppe sabaude del duca Carlo Emanuele I di Savoia diedero l’assalto al castello, strappandolo ai genovesi, anche se solo per pochi giorni.

La crescente potenza sabauda indusse Genova al potenziamento delle difese avviando a partire dal 1626 (e sino al 1727) lavori di ampliamento del forte di Gavi, diretti da fra Vincenzo da Fiorenzuola, che conferirono un nuovo volto alla struttura. Il cosiddetto Alto Forte, il nucleo più antico, attestato come castrum già nel 973, divenne quindi il nuovo Maschio del complesso, che si allargò nel Basso Forte o Cittadella. La sapienza del progettista, che volle “adattare la nuova struttura alla natura orografica del luogo”, si evidenzia ancor oggi nella perfetta integrazione del Forte nel paesaggio. Al declino della Repubblica di Genova, rovesciata dai giacobini nel 1797, fece poi seguito nel 1815 la definitiva annessione di Gavi agli Stati di Savoia.

Visitando l’Alto Forte si nota la presenza d’un segno che fortemente caratterizza il paesaggio e l’economia del territorio: la vite. Sugli spalti prosperano ancora filari messi a dimora nel primo Novecento dal Consorzio Antifilosserico, che aveva sede nel Forte, con il compito di contrastare il dilagare della fillossera, flagello dei vigneti.

Proprio la millenaria coltivazione della vite, alternata a boschi, è ciò che modella il paesaggio dell’area di Gavi e del Piemonte obertengo: vitigno principe è il Cortese, che qui esprime al massimo il suo potenziale, grazie al mix di clima e terreno, dando origine al Gavi Docg, uno dei più pregiati vini bianchi piemontesi che, esattamente come il Barolo, nasce da uve coltivate in undici comuni. La centralità, per Gavi e il suo territorio, della produzione vinicola, che trova la sua espressione simbolica nel Gavi Docg, si riflette nella scelta di aver coinvolto nel progetto espositivo di Ventura tre fra le aziende più antiche e rappresentative dell’area.

 

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Paolo Barosso

Giornalista pubblicista, laureato in giurisprudenza, si occupa da anni di uffici stampa legati al settore culturale e all’ambito dell’enogastronomia. Collabora e ha collaborato, scrivendo di curiosità storiche e culturali legate al Piemonte, con testate e siti internet tra cui piemontenews.it, torinocuriosa.it e Il Torinese, oltre che con il mensile cartaceo “Panorami”. Sul blog kiteinnepal cura una rubrica dedicata al Piemonte che viene tradotta in lingua piemontese ed è tra i promotori del progetto piemonteis.org.

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