Personaggi & Interviste

L’Arma ha festeggiato i 101 anni del maresciallo Quaglia

ASTI. L’Arma dei Carabinieri ha festeggiato oggi i 101 anni del maresciallo Renato Quaglia, Cavaliere dell’OMRI. Nato a Cerrina, il 25 aprile 1918, pochi mesi prima della conclusione della Prima guerra mondiale, il maresciallo è vedovo, ha una figlia che abita ad Alba, professoressa di italiano e una nipote di 30 anni a sua volta mamma di 3 maschietti.

Al tenente colonnello Pierantonio Breda, comandante provinciale dell’Arma, che gli ha fatto visita nella sua abitazione astigiana, l’anziano militare ha ribadito di amare l’Italia e di essere orgogliosamente ancora in grado di salire gli 85 gradini che lo portano a casa senza bisogno di aiuto.

Il colonnello Breda gli ha consegnato una lettera di auguri e una lucerna in cristallo (il tradizionale cappellone dei Carabinieri in grande uniforme) del comandante generale dell’Arma generale Giovanni Nistri, a testimonianza – come si legge in una nota dei carabinieri – “del legame indissolubile che lega l’Arma in servizio a quella in congedo e della riconoscenza e del ricordo dei militari in servizio nei confronti dei commilitoni più anziani, in particolare i centenari che, per il traguardo raggiunto, hanno accumulato un’esperienza di vita che li rende autentici e preziosi testimoni della storia dell’Istituzione e dell’intero Paese”.

Durante la Seconda guerra mondiale il maresciallo Quaglia aveva vissuto anche la deportazione. Il 9 settembre 1943 era strato fatto prigioniero a Nuova Gradisca (Croazia) e deportato nei campi di concentramento (prima in Polonia a Stammlager, poi in Germania a Strausberg, dove era rimasto sino all’aprile 1945. In Italia aveva fatto rientro soltanto il 15 settembre, una volta rilasciato dalle truppe alleate.

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