Storie piemontesi

La gloriosa storia quasi centenaria del deposito GTT di Borgo San Paolo

Inaugurato nel 1928 dall’Azienda Tranviaria Municipale di allora, giocò un ruolo fondamentale nel decollo industriale dell’antico quartiere operaio

Tra le grandi aziende che hanno fatto la storia di Borgo San Paolo, c’è anche la gloriosa Azienda Tranviaria Municipale. Il tram, o se volete ël tranvaj, come lo chiamavano i torinesi d’antan, ha giocato un ruolo determinante nello sviluppo socioeconomico del quartiere, dapprima facilitandone i collegamenti con la città-centro e, più tardi con la Borgata Lesna e gli altri suburbi, e agevolando gli spostamenti degli operai tra le loro abitazioni ed il posto di lavoro. Tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, la bicicletta e il tram costituivano i principali mezzo di spostamento e trasporto dell’epoca per gli abitanti e i lavoratori del quartiere, e soprattutto il secondo rappresentò la molla dello sviluppo industriale ed urbanistico di questo e di altri quartieri torinesi per molti lustri.

Con una deliberazione del 27 novembre 1924, l’ATM diede corso agli studi preliminari per la costruzione di un Deposito e di un’Officina Binari in Borgo San Paolo. L’edificio, dalle armoniche e slanciate linee architettoniche, tipiche del fluido stile industriale dell’epoca, fu costruito all’angolo tra Via Monginevro e Corso Trapani. Il Deposito San Paolo, di concezione molto ardita per quei tempi, venne inaugurato a fine 1928. La spaziosa struttura fu progettata con un ampio atrio, onde facilitare l’ingresso delle vetture al suo interno, ed evitare complicate manovre in retromarcia alle motrici unidirezionali dell’epoca. Il nuovo Deposito di Borgo San Paolo garantiva inoltre una comoda rimessa all’accresciuto parco vetture tranviarie dell’azienda. Esso fu realizzato in cemento armato, a tetto piano, con ampi “duomi” longitudinali vetrati, con una caratteristica distribuzione a spina lungo la bisettrice di Via Monginevro. I binari d’entrata e di uscita erano disposti a doppio pettine d’arrivo e dipartenza. I binari furono posati sulla sola parte sinistra della costruzione, mentre la posa dei binari sulla parte destra venne rinviata ad un momento successivo.

Ma la scelta, probabilmente dovuta a meri temporanei problemi di bilancio, si rilevò azzeccata e lungimirante: negli anni a venire, l’altra metà del Deposito sarebbe stata poi utilizzata per la rimessa dei filobus e degli autobus di linea.

Contemporaneamente alla costruzione del Deposito San Paolo, fu realizzato, in un’adiacente area, sempre sulla Via Monginevro, l’indispensabile sede per il Servizio Impianti Fissi, con l’Officina Binari, il Parco Materiali e i relativi Uffici amministrativi. La nuova sistemazione degli impianti permise all’Officina Binari un notevole sviluppo per la realizzazione autonoma di scambi e di materiale rotabile, oltre che dei gruppi d’armamento. Dunque, l’ATM, oltre a svolgere brillantemente il suo ruolo di azienda erogatrice del fondamentale servizio di trasporto pubblico nel quartiere, esercitava anche un’autonoma attività produttiva, sia pur ad uso e consumo interno per la manutenzione della rete.

Foto dell’ingresso dello storico Deposito GTT San Paolo, all’angolo tra Via Monginevro e Corso Trapani

L’area complessivamente occupata dal Deposito San Paolo e dagli annessi stabilimenti per la produzione di materiale rotabile si estendeva (e ancora si estende) su una superficie di 48.097 metri quadrati (ovvero quasi 5 ettari!). Era dotata di quattro ingressi principali. La struttura era suddivisa all’interno in tre zone operative, ognuna delle quali delimitata da reti o da muricci di separazione: l’Officina e Stabilimento, i Servizi Lavori (reparto dedicato alla manutenzione degli impianti e dei fabbricati) ed il CRAL aziendale, più tardi condiviso con i lavoratori della vicina fabbrica di trattori Meroni. Verso l’esterno (Via Monginevro, Corso Trapani, Via Lancia e Via Matilde Serao, già Via Monte Asolone) la delimitazione dell’area era invece costituita in parte da muri di cinta, oppure dalle stesse facciate dei fabbricati in essa inglobati.

Sostanzialmente, il Deposito ATM, ora GTT, ha mantenuto quasi intatta la sua struttura originale fino ai giorni nostri, e rappresenta un autentico gioiello di archeologia industriale tuttora in efficiente attività: un modello di architettura degli anni Venti sopravvissuto nel tempo, che ancora mantiene integro il fascino di allora.

Per dare un’idea della sua capienza, gigantesca per quei tempi, il Deposito San Paolo ancor oggi può accogliere ben 142 autobus e 37 moderne grandi vetture tranviarie della GGT2.

Il Deposito San Paolo è rimasto, come allora, a scandire ogni giorno l’uscita della prima vettura, e a notte inoltrata, la rimessa dell’ultimo tram, proprio come accadeva in quel lontano 1928.

Ancor oggi l’Officina è attiva ed opera con interventi di manutenzione programmata e di riparazioni accidentali sui veicoli in dotazione. Inoltre, lo Stabilimento effettua il servizio di traino veicoli per tutta la zona operativa d’esercizio GTT, sia del servizio urbano che di quello extraurbano.

Ammirare il Deposito è un piacere, per la sua delicata bellezza. Ma a qualche anziano tranviere o bigliettaio in pensione, chissà, forse potrebbe anche suggestionare un senso di vaga nostalgia, e generare qualche rimpianto per un tempo che non tornerà più.

E’ l’unica grande azienda del quartiere sopravvissuta ad un’epoca straordinaria dal punto di vista industriale: un simbolo, un monumento, proprio là dove le fabbriche si succedevano incessantemente da un isolato all’altro, e dove ora invece si alternano imponenti palazzi residenziali e freddi supermercati.

Uno scorcio interno del Deposito GTT San Paolo, all’angolo tra Via Monginevro e Corso Trapani (Borgo San Paolo, Torino)
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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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