Arte

La “Cappella” Pilotti: un gioiello dell’architettura religiosa piemontese tardo barocca

Il sobrio e sinuoso edificio di culto  in mattoni a vista non passa certo inosservato a chi percorre l’autostrada Torino-Pinerolo, all’altezza dell’uscita per Volvera

VOLVERA. Chi percorre l’autostrada Torino-Pinerolo, all’altezza dell’uscita per Volvera, non può non rimanere colpito dal fascino di un edificio di culto dalle armoniose linee barocche in mattoni a vista. Un misto di eleganza e di sobrietà subalpina: un gioiello dell’architettura religiosa piemontese tardo barocca dal profilo convesso. È la Cappella Pilotti.

Più che una cappella, si tratta in realtà di una chiesa a tutti gli effetti, di dimensioni neppur troppo contenute, che ingloba anche i locali destinati alla canonica. Ma perché, allora, la si continua a chiamare “cappella”? Pare che nel luogo in cui sorge questo edificio di culto, fin dal 1705 esistesse una cappella votiva, di ben più piccole dimensioni, che il teologo Cesare Pilotti, erede del costruttore della cappella preesistente, volle trasformare in una chiesa ben più capiente. La chiesa venne ultimata nel 1757, con soluzioni architettoniche insolite e sorprendenti, frutto di modifiche e innovazioni progettuali attuate nel corso del processo di costruzione, che ancor oggi stupiscono il visitatore.

Particolare della facciata della Cappella Pilotti. Foto di Beppe Lachello.

La denominazione di cappella, retaggio del piccolo edificio precedente, voce ormai consolidata tra i contadini del circondario di Volvera, venne mantenuta anche per la nuova chiesa, denominazione a cui si abbinò il cognome della famiglia che la volle erigere.

Persa la connotazione di edificio di culto privato, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, la Cappella Pilotti restò al centro della religiosità dei Volveresi: di qui partivano e si concludevano le cosiddette processioni delle “rogazioni” (propiziatorie della buona riuscita delle seminagioni), in occasione della Festa della SS. Trinità, cui la nuova chiesa fu dedicata.

La Cappella Pilotti ha purtroppo vissuto momenti più o meno lunghi di abbandono e di quindi di inevitabile degrado che hanno comportato, in epoche diverse, impegnativi e ricorrenti interventi di restauro.

Interno della cappella Pilotti dopo il restauro dello Studio di Architettura Momo

La sobria e sinuosa facciata è caratterizzata da un elegante finestrone ovale e da pochi essenziali fregi architettonici. Un cartiglio elenca le varie tappe della costruzione dell’edificio di culto: la fondazione, l’ampliamento, i primi massicci restauri del 1928 e quelli della Società ATIVA, costruttrice dell’autostrada che quasi tange la cappella, effettuati tra il 1993 e il 1994.

Il profilo sinuoso e armonico della Cappella Pilotti di Volvera. Foto di Beppe Lachello

Il Comune di Volvera nel 2015 ha ceduto la Cappella Pilotti in uso al Sermig di Torino per il quale è diventata sede di un variegato programma di attività didattiche, tra cui un corso di Orticoltura, nonché di diverse attività culturali e conferenze, e di incontri periodici con i sindaci dei comuni limitrofi, impegnati quali “artigiani di pace per il territorio”.

Sergio Donna

Bibliografia: “Il restauro della cappella Pilotti”, Biblioteca Comunale di Beinasco “Nino Colombo”, Beinasco (To)

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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