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Ilario Simonetta, lo “scultore della fantasia” di Borgo San Paolo

TORINO. Per Ilario Simonetta, fantasioso scultore torinese di Borgo San Paolo, l’appellativo più appropriato è proprio quello che ci ispira il titolo della recente elegante brochure pubblicata da Inspire Communication con l’opera magna della sua estrosa produzione artistica: “Fantasia”. Sì, perché Ilario Simonetta è davvero lo “scultore della fantasia”.

Tutti gli artisti modellano la fantasia, e la trasformano in opere concrete: lo fanno i poeti, che plasmano i suggerimenti della Musa e ne fanno poesie; lo fanno i compositori, che traducono sul pentagramma i pensieri musicali spuntati chissà come nella loro mente feconda, trasformandoli in spartiti. E lo fanno, naturalmente, anche gli artisti dello scalpello: essi intuiscono – perché dotati di quell’estro fantastico che li contraddistingue – gli oggetti nascosti nella pietra grezza, nel duro marmo, nel legno contorto, e li liberano, portandoli alla luce, lavorando duramente sulla materia prima per depurarne l’inutile scorza che li cela e li immobilizza. Fino a che quel ceppo di legno, quel blocco di granito, quel monolite, apparentemente inanimato, dopo esser stato a lungo smussato, spesso picchiando duro di mazza e di martello, e dopo averlo levigato con amorevoli carezze con la punta del bulino o della sgorbia, finalmente si rivela per la sua autentica essenza: un’opera d’arte perfetta e “liberata” dalla fantasia.

Simonetta, umile operaio dello scalpello, eppure artista autentico e di razza, questa dote ce l’ha innata. Sfogliare il suo catalogo a colori, è fare un viaggio nella sua anima, e ci si ritrova stupefatti per quanto concreta, palpabile, e feconda si possa fare una fantasia creativa. La sua è una “fantasia concreta”. Un ossimoro non potrebbe essere più efficace di questo. Perché la produzione materica di questo scultore, è davvero stupefacente e poliedrica: le sue opere spaziano dall’arte sacra (molte di esse impreziosiscono gli amboni e gli altari delle chiese), alla mitologia greca, con un Olimpo di divinità classiche (da Poseidone a Plutone, da Medusa a Minotauro), ai molteplici inquietanti cavalieri medievali, protagonisti di saghe fantasy e di eroiche avventure al servizio di re Artù o di Carlo Magno.

Personaggi in legno d’ulivo, in pietra di Ala, in maggiociondolo o legno d’ippocastano, in pietra saponaria o arenaria, si alternano, in posture apparentemente innaturali, eppure assolutamente plastiche ed armoniche, spalancandoci le loro bocche grottesche, da cui pare fuoriescano grida acute di dolore e di vendetta; e ancora: streghe, maghi, masche di cui ci figuriamo la danza ritmata e le risate sardoniche in notturni sabba mefistofelici, alla presenza di ectoplasmi mostruosi.

E poi, sculture allegoriche in ammonite, in pietra di Luserna, in legno di tiglio, di larice, e persino in legno di pero, o nel pregiato e raro legno Tulipé. Davvero la fantasia può essere ispiratrice di opere d’arte sublimi, se la si sa concretizzare: per dirla con Gabriel Laub, “La fantasia è quella cosa che certe persone non riescono neanche a immaginare”. A Ilario Simonetta, invece, la fantasia non manca di certo, a ispirare la sua mano sicura di artista di razza.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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