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Un capolavoro barocco poco conosciuto: il Santuario di San Giuseppe a Torino

L’attiguo convento, un tempo sede delle Monache Agostiniane, è curato dai Camilliani fin dal 1678, che dagli Anni Ottanta del Novecento l’hanno adibito a Casa di accoglienza per gli emarginati: la Comunità Madian Onlus

TORINO. Forse nel mondo non c’è nome più diffuso di quello con cui era chiamato l’umile falegname di Nazareth: Giuseppe. A distanza di duemila anni, la devozione per il Santo che è stato definito “l’uomo giusto per eccellenza” resta viva e fervente in ogni paese del mondo.

A Torino c’è una Chiesa (in realtà si tratta di un Santuario) tanto bella quanto forse poco conosciuta, dedicata proprio al padre putativo di Gesù, protettore della Chiesa Cattolica. Si trova in Via Santa Teresa, all’angolo con Via San Camillo de Lellis, già Via dei Mercanti.

Santuario di San Giuseppe, Via Santa Teresa 22, Torino. Veduta interna

I “Camilliani”, un tempo più noti come Frati della Buona Morte (così chiamati perché nella loro missione di carità si occupavano anche di assistere spiritualmente i moribondi), giunsero a Torino nel 1678: i religiosi trovarono sede provvisoria dapprima nei locali dell’Ospizio di Carità. Proprio dove ora sorge la Chiesa di San Giuseppe, era posizionato il Convento delle Convertite, o “Monache Agostiniane”, detto anche il Monastero del Crocifisso (con annessa omonima chiesa), che si stava però rivelando troppo angusto per ospitare tutte le religiose. Così le suore si spostarono in altra sede, e cedettero il Convento ai Frati della Buona Morte, che nella stipula della compravendita furono sovvenzionati da Madama Reale Maria Giovanna Battista di Nemours.

Sembra che i nuovi fruitori del Convento e della annessa chiesa avessero affidato a Carlo Emanuele Lanfranchi i lavori di rifacimento dell’edificio di culto (i disegni furono dispersi durante l’occupazione napoleonica, ed essendo andati perduti, non è possibile attribuire con certezza al Lanfranchi la firma del progetto e la supervisione dei lavori). La chiesa, completamente rinnovata e restaurata rispetto alla preesistente cappella del Convento, che fino ad allora era stata chiamata Chiesa del Crocifisso, fu da quel momento dedicata a San Giuseppe.

La facciata del Santuario di San Giuseppe e la porta di accesso su Via Santa Teresa

I Frati della Buona Morte rimasero in San Giuseppe fino all’occupazione napoleonica, epoca nella quale vennero abolite quasi tutte le Corporazioni religiose.

Nel 1837 i religiosi però vennero richiamati in Via Santa Teresa, ad iniziativa di re Carlo Alberto; reintegrati nel possesso della loro chiesa e delle annesse dimore, vi sarebbero rimasti per circa un trentennio, e precisamente fino al 1866, anno in cui venne nuovamente imposta una legge di soppressione degli Ordini Religiosi.

Nel corso del 1893, sotto la direzione dell’ing. Pucci Baudana, vennero realizzati importanti interventi di restauro a cura di un apposito Comitato presieduto dal canonico prof. Vincenzo Papa, con il sostegno del Regio Economato dei Benefizi vacanti e con il contributo delle oblazioni dei fedeli.

L’interno della Chiesa è a croce latina e appare armonioso e raccolto. Negli Anni Dieci del Duemila l’edificio di culto è stato oggetto di un profondo e accurato restauro conservativo, che ha reso nuovamente ammirevole la cupola (istoriata da affreschi che ricordano gli episodi più salienti della vita di San Giuseppe), l’Altare Maggiore e gli altari laterali, lo splendido organo sulla balconata barocca in legno dorato, i numerosi dipinti, gli affreschi e le stazioni della Via Crucis.

Negli angoli della cupola sono raffigurati in rilievo i quattro grandi patriarchi dell’Antico Testamento. L’Altar Maggiore è adorno di marmi e colonne a tortiglione in macchiavecchia. Lo sovrasta un pregevole dipinto, opera di Sebastiano Taricco, che rappresenta il Transito di San Giuseppe.

La coreografica e slanciata cupola del Santuario di San Giuseppe.
Fonte: sito della “Comunità Madian”:
https://www.sites.google.com/site/comunitamadian/home

A destra di chi entra nella chiesa, è esposto il quadro di Maria Vergine, Salus infirmorum, molto venerata dall’Ordine e dai fedeli. Più avanti, sui lati della chiesa, si fronteggiano l’altare del Crocifisso e quello di San Camillo de Lellis. Autore degli affreschi, eseguiti negli ultimi anni dell’Ottocento, fu il Termignon; le sculture sono opera del cav. Belli; gli stucchi che adornano la chiesa, ora nuovamente e splendidamente indorati, sono stati a suo tempo realizzati dai fratelli Borgogno.

Nel Santuario si conservano le reliquie dei Santi Faustino e di Santa Esuperanza.

La Chiesa di San Giuseppe è stata tradizionalmente sede di molte Pie Istituzioni, come la Compagnia dei Santi Giuseppe e Camillo e l’Arciconfraternita della SS. Vergine Salute degli infermi. Fin dal 1792, inoltre, in San Giuseppe ebbe sede la “pietosa e provvida” Compagnia di San Luigi.

Nell’attigua Casa di accoglienza, con accesso da Via De Lellis 28 (già Via dei Mercanti), ha oggi sede la Comunità Madian. La Onlus Madian Orizzonti è stata istituita dai Religiosi Camilliani (Chierici Regolari Ministri degli Infermi) della Provincia Piemontese.

L’Ordine dei Camilliani venne istituito dall’abruzzese San Camillo de’ Lellis che nacque in Bacchiano nel 1550 e mori nel 1611. Fu canonizzato nel 1746 da papa Benedetto XIV. L’Istituzione, dapprima approvata da papa Sisto V, fu eretta in Ordine religioso da papa Gregorio XIV (1591) e da Clemente VIII (1592).

Comunità Madian, cortile interno,
con accesso da Via San Camillo de Lellis 28, Torino (già Via dei Mercanti)

Ovunque ci sia dolore e sofferenza, miseria e abbandono, in occasione di pestilenze o carestie, nelle strade, nelle case come negli ospedali, la pietosa Congregazione dei Camilliani da sempre ha dato prova di carità, altruismo e amore per il prossimo, senza distinzione di cultura e credo religioso, fornendo sostegno spirituale, fisico e materiale a diseredati, immigrati, malati e senza tetto.

Nello specifico, la Comunità Madian di Via San Camillo de Lellis, fin dal 1980 si occupa dell’accoglienza, dell’assistenza e dell’accompagnamento gratuito di persone povere o ammalate, secondo lo spirito di San Camillo. Nata per accogliere persone senza tetto, anziani o malati, l’attenzione della Comunità si è via via allargata anche alle nuove emergenze sociali (famiglie in difficoltà economica – che la pandemia di Covid ha tragicamente moltiplicato -, minori abbandonati, immigrati “irregolari”, persone di ogni età che hanno perso il lavoro, ecc.).

L’accoglienza e l’accompagnamento riguarda oggi una cinquantina di persone (alcuni sono gravemente ammalati o portatori di handicap fisici o psichici, altri sono affetti da cancro, HIV, altri ancora in attesa di trapianto o in fase di recupero post-traumatico).

L’assistenza avviene a cura di padre Antonio Menegon e di un paio di altri religiosi camilliani, presenti a tempo pieno, coadiuvati da una trentina di volontari.

La Comunità Madian accoglie persone provenienti da paesi di ogni angolo del mondo: offre ai suoi assistiti – a titolo gratuito – vitto, alloggio, un servizio di cambio biancheria e lavanderia, e si fa carico delle cure mediche e infermieristiche, dei farmaci, dei presidi sanitari, e di tutto ciò che è indispensabile per la cura e l’assistenza fisica e spirituale di ogni persona accolta e seguita con carità amorevole.

La statua di San Giuseppe conservata all’interno dell’omonimo Santuario dei Camilliani

La festa del Santuario si celebra ogni anno il 19 Marzo, in concomitanza con la solenne festività di San Giuseppe.

Sergio Donna

Bibliografia: Autori Vari, Chiese, campanili e campane di Torino, Ël Torèt-Monginevro Cultura, self publishing degli Autori, Inspire Communication, Torino 2020

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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