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Il castello di Monteu, dai conti di Biandrate ai Roero

Tipico borgo di sommità, il paese di Monteu Roero, indicato nelle antiche carte come Mons Acutus Rotarium, appare sovrastato dal castello, in posizione dominante sulla distesa collinare del Roero.

Qui lo scenario naturale è caratterizzato dall’ecosistema delle Rocche, fenomeno geologico di erosione che incide i versanti collinari con vertiginose voragini, profonde anche centinaia di metri, e scava le pareti sabbiose delle colline formando un intrico di alte guglie e svettanti pinnacoli, in un’atmosfera insieme fiabesca e aspra, selvaggia e capace di disorientare come se ci si avventurasse all’interno di un labirinto.

Già rientrante nel districtus del vescovo di Asti, per concessione dell’imperatore Enrico III di Franconia detto il Nero nel 1041, la località di Mons Acutus (Monte Acuto, da cui Monteu) venne assegnata dal Barbarossa, intorno alla metà del XII secolo, ai conti di Biandrate, potente famiglia signorile con estesi possedimenti in buona parte del Piemonte e nel Vallese, che ne mantenne il controllo fin sul volgere del Duecento.

Proprio alla fine del XIII secolo, i Biandrate furono indotti a cedere i feudi detenuti in questo territorio ai nobili Rotari-Roero, facoltosa famiglia di casanieri astigiani, che iniziò a insediarsi nell’area della sinistra Tanaro, indicata spesso nelle carte medievali come Asteggiana o Astisio (proprio per la storica dipendenza da Asti), suddividendosi in più rami e dando origine, in tempi moderni, alla denominazione geografica “Roero” assegnata alle colline a nord di Alba.

Monteu
Il capitello scolpito con l’arme dei Roero sorretta da due paggetti.

Verso la metà del Settecento l’ultimo discendente dei conti Roero di Monteu lasciò il feudo ai conti Gromis di Trana, che presero possesso anche del castello, oggi di proprietà della famiglia Berta, titolare dell’omonima celebre distilleria, che lo acquistò nel 2012 con l’idea di farne un museo.

Artefice della primitiva costruzione fortificata, alla metà del XII secolo, fu Guido dei conti di Biandrate. Con il subentrare dei Roero, a fine Duecento, si attuarono interventi edilizi, di cui rimangono come visibile testimonianza alcuni elementi decorativi.

Tra questi, spicca, nel cortile interno, un capitello scolpito con gli emblemi araldici della famiglia, che esibisce nell’arme dinastica le tre ruote d’argento in campo rosso, sormontate da un guerriero con clava che regge un cartiglio con il motto “A bon rendre”. Lo scudo araldico è sostenuto da due figure di giovani servitori, abbigliati come paggetti.

Monteu
Vista panoramica dalle finestre del castello.

Si tratta di una tipica arme “parlante” in quanto le figure rappresentate, le ruote, in piemontese “roe”, alludono al cognome della famiglia (roe-Roero), però la tradizione ne ha collegato l’origine a un racconto celebrativo, entrato a far parte dell’encomiastica famigliare, che è incentrato sulle gesta di un antenato, Ghiglione Roero.

Costui era un cavaliere forse fiammingo, considerato capostipite del casato, che nel periodo delle Crociate, alla fine dell’XI secolo, avrebbe conseguito la vittoria in singolar tenzone contro un comandante islamico. Le tre ruote dell’arme evocherebbero, quindi, il carro del trionfo con cui, dopo la vittoriosa impresa, sarebbe entrato a Gerusalemme, capitale del Regno.

Nella seconda metà del Cinquecento l’antica fortezza venne interessata da imponenti lavori di trasformazione, che la ammodernarono, aggiornandola, anche negli interni, al gusto dell’epoca e conferendole l’aspetto che tuttora conserva.

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Di particolare rilievo sono i due saloni decorati con cicli di affreschi eseguiti a fine Cinquecento e fine Seicento raffiguranti allegorie e temi della mitologia classica, come il mito di Dedale e Icaro e il mito di Fetonte. Nel salotto adiacente al salone centrale, compare infine un riferimento alla storia di famiglia, con l’affresco raffigurante la protezione della Vergine nella liberazione di Bonifacio Roero dalla prigionia durante le Crociate.

Paolo Barosso

Paolo Barosso

Giornalista pubblicista, laureato in giurisprudenza, si occupa da anni di uffici stampa legati al settore culturale e all’ambito dell’enogastronomia. Collabora e ha collaborato, scrivendo di curiosità storiche e culturali legate al Piemonte, con testate e siti internet tra cui piemontenews.it, torinocuriosa.it e Il Torinese, oltre che con il mensile cartaceo “Panorami”. Sul blog kiteinnepal cura una rubrica dedicata al Piemonte che viene tradotta in lingua piemontese ed è tra i promotori del progetto piemonteis.org.

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