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Il battesimo del gianduiotto risale al Carnevale del 1865

Il gianduiotto (ma sarebbe più corretto scrivere giandujotto) è uno dei simboli della finissima arte dolciaria torinese: sotto una sfoglia di carta dorata sottilissima si nasconde un cioccolatino fatto di cioccolato e pasta di nocciole. Duro solo in apparenza, appena messo in bocca lascia scoprire il suo cuore morbido e goloso.

La sua storia ha inizio con la nascita del primo cioccolatino solido, più o meno a metà Ottocento. Siamo a Torino, qui il consumo di cacao è diventato una consuetudine già nella seconda metà del ‘500, quando Emanuele Filiberto I di Savoia, dopo la firma del trattato di pace di Chateau Cambrésis, porta in città per la prima volta i semi di cacao. E’ il 1559. In quegli anni si diffonde il consumo di una bevanda a base di cacao.

L’invenzione che dà origine al gianduiotto invece risale al 1826, quando in una fabbrica di dolci cittadina viene messa a punto da Giovanni Martino Bianchini una macchina che, miscelando cacao, acqua, zucchero e vaniglia, dà forma al primo vero cioccolatino. Qui, però, entra in gioco Napoleone con il suo blocco continentale, un decreto con cui l’imperatore vieta agli inglesi, all’epoca tra i principali esportatori di cacao, di attraccare con le loro navi in territori soggetti al controllo francese.

Le Tonde Gentili sono un ingrediente base del gianduiotto

Il cacao inizia quindi a scarseggiare e diviene più costoso, ma, dato che la necessità aguzza l’ingegno, tra gli chocolatier si diffonde la consuetudine di integrare il cacao con la nocciola, prodotto di cui il territorio era particolarmente ricco. Con l’introduzione della nocciola Tonda Gentile delle Langhe nella ricetta, viene scritta la prima pagina ufficiale della storia del gianduiotto. Questa porta con sé un vero e proprio primato per il mondo della cioccolata: il gianduiotto è, infatti, il primo cioccolatino a essere incartato singolarmente.

Dunque, il piccolo dolce a base di nocciole nasce quasi per caso da una preparazione alternativa adottata per aggirare i dazi sul cacao. Se, tuttavia, la storia del gianduiotto porta in qualche modo la firma di un inconsapevole Napoleone, è ad una maschera della tradizione piemontese che il cioccolatino deve il suo nome. In principio, il prelibato trancio veniva chiamato givu, che in dialetto torinese significa bocconcino.

Nel 1865, poi, durante i festeggiamenti per il Carnevale, i nuovi cioccolatini ebbero un picco di popolarità grazie ad un attore che, mascherato da Gianduja, attraversava le strade di Torino regalandoli ai cittadini. L’allegro personaggio in giacca marrone e panciotto giallo ha così impresso il nome che ha accompagnato il goloso bonbon fino ai giorni nostri, rendendolo famoso in tutto il mondo.

Piero Abrate

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Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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