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Ecco perché il capostipite dei “Bastian Contrario” era piemontese

Fare di tanto in tanto il Bastian Contrario (in piemontese Bastian Contrari) non è necessariamente un difetto: significa andar contro corrente, avere una propria spiccata personalità, non farsi condizionare dai luoghi comuni, e sostenere con forza, sulla base di  motivazioni concrete, una propria opinione, magari non condivisa dai più, ma non per questo meno rispettabile, e spesso d’avanguardia e anticipatrice dei tempi. Quando però, per principio e per partito preso, si contesta costantemente il pensiero altrui, magari criticando e biasimando il prossimo, e ci si comporta sempre al contrario di come la logica e il buon senso dovrebbero consigliarci, allora si diventa dei Bastian Contrari incalliti, ed il registro dell’espressione assume un tono decisamente negativo, visto che tutti i troppi, alla fine, stroppiano.

Ma chi era Bastian Contrario? Ci sono almeno due scuole di pensiero, come spesso accade quando si vuole scandagliare la storia e ripercorrere il complesso iter delle tradizioni orali e scritte, per venire a capo della genesi dei modi di dire e delle frasi idiomatiche. Ma entrambe sono legate al Piemonte e alla sua storia.

Secondo alcuni, l’espressione Bastian Contrario sarebbe imputabile al soprannome attribuito dalle truppe piemontesi al conte di San Sebastiano, Paolo Novarina, che durante la Guerra di Successione spagnola, al comando di un manipolo di fedeli granatieri piemontesi, sulle alture dell’Assietta (era il 19 luglio del 1747), si sarebbe rifiutato di obbedire al conte di Bricherasio, Giovanni Battista Cacherano, che ripetutamente aveva ordinato alle truppe sabaude di ripiegare sulle seconde linee, in un momento topico e critico dello scontro contro i nemici Franco-Spagnoli. La disobbedienza, la resistenza e la fermezza del conte di San Sebastiano e dei suoi uomini si rilevarono determinanti per il positivo esito dello scontro.  Proprio in questo preciso contesto, sulle scoscese erte del Colle, sarebbe risuonato il perentorio ordine “Bogia nen!”, con cui si intimò ai soldati piemontesi di rimanere caparbiamente fermi sulla linea di fuoco per resistere e per far fronte al nemico. Quell’ordine venne eroicamente rispettato alla lettera, e portò alla gloriosa e storica vittoria degli Austro-Piemontesi, nonostante la netta inferiorità numerica rispetto agli schieramenti nemici. Da allora, la locuzione Bogia nen! venne assunta come epiteto (poi estesa a tutto il popolo piemontese) per definire la fermezza e il coraggio di quei soldati, che – ormai a corto di munizioni – dovettero affrontare il nemico a colpi di pietra.

Un momento della rievocazione storica della battaglia dell’Assietta

Ma tornando all’espressione Bastian Contrario, c’è una seconda tesi, forse più accreditata e condivisa. Sebastiano Contrario sarebbe stato un brigante piemontese, che su incarico del duca Carlo Emanuele di Savoia, avrebbe condotto attorno al 1671 diverse azioni di disturbo nei confronti dei Genovesi nelle zone di confine tra il Piemonte e la Repubblica di Genova, in particolare nei pressi del borgo di Castelvecchio di Rocca Barbena, nella Valle del Neva (ora in provincia di Savona). Questo borgo ligure, già feudo dei marchesi di Clavesana (XII e XIII secolo), poi ceduto ai marchesi del Carretto (XIV secolo), e successivamente inglobato nel feudo della vicina Zuccarello, venne acquistato dai Savoia tra il 1623 e il 1624. Una cinquantina d’anni più tardi, Carlo Emanuele II (come è scritto nel memoriale autografo del duca) incaricò tal Sebastiano Contrario, mercenario e bandito, di assalire, con azioni di guerriglia e di rapina, le carovane genovesi in transito nel territorio, tanto ambito dalla Repubblica di Genova per la sua posizione strategica. In realtà, Bastian Contrario e i suoi uomini, assolutamente poco inclini a mantener fede alla consegna ricevuta, non disdegnarono, quando capitava, di assalire le stesse carovane piemontesi. Così il nome di quel bandito, dal comportamento incoerente, recalcitrante e ribelle,  divenne – per estensione – l’epiteto per indicare qualsiasi persona dal carattere contestatario, e – nella fattispecie del primo esponente dei Bastian Contrari – anche voltagabbana e voltabandiera. In ogni caso, alla fine, i Genovesi ebbero la meglio, e dopo aver stretto Castelvecchio in un duro assedio, costrinsero i duchi di Savoia a cedere alla Repubblica il pittoresco borgo ligure della Valle del Neva nel 1672.

Bastian Contrario è diventato un romanzo storico di Luigi Gramegna

Sebastiano Contrario, il prototipo e l’antesignano dei Bastian Contrari, sarebbe morto probabilmente nell’esplosione della polveriera del castello. Altri invece affermano che il bandito venne catturato e impiccato dai Genovesi. Secondo quanto riportato da Luigi Gramegna, autore del romanzo “Bastian Contrario: un bandito piemontese del XVII secolo”, scritto nel 1925 e pubblicato da Viglongo nel 1945, il Nostro si sarebbe ucciso gettandosi dal dirupo della fortezza di Castelvecchio di Rocca Barbena.

In ogni caso, volente o nolente, il suo nome è passato alla storia.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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