Luoghi da scoprire

Avigliana e il suo santuario legato alle vicende storiche dei Savoia

AVIGLIANA. Sulle sponde del lago Grande di Avigliana, in splendida posizione panoramica, sorge il santuario della Madonna dei Laghi, luogo di spiritualità e di fede cristiana strettamente legato alle vicende storiche di casa Savoia.

La facciata del santuario aviglianese

Per scoprire l’origine di questo complesso sacro, eretto nella prima metà del Seicento sull’area di un precedente edificio di culto, occorre attraversare l’interno della chiesa, recandosi nella parte retrostante l’altar maggiore: qui, al centro del coro, si conserva l’antico pilone votivo recante l’effigie dipinta della Madonna del Latte, realizzata da un ignoto frescante nel Trecento e, secondo la testimonianza del padre cappuccino Placido Bacco da Giaveno, storico locale vissuto nell’Ottocento, rimaneggiata nel 1447, quando il duca Ludovico di Savoia commissionò il restauro del manufatto e si provvide alla ridipintura dell’immagine, aggiornata secondo i gusti stilistici del tempo.

Il pilone votivo della Madonna dei Laghi

Sul lato opposto del pilone, ornato da una più recente raffigurazione mariana, eseguita nel 1760 per volere dei religiosi residenti nel convento, si legge un cartiglio che definisce insigne la primitiva effigie della Madonna dei Laghi per il “favore ottenuto da Bona di Borbone per la nascita del Conte Rosso Amedeo VII di Savoia l’anno del Signore 1360”. Come precisa la targa, l’antico affresco venne tenuto celato alla vista dei fedeli per circa tre secoli, nascosto dall’imponente polittico della Madonna dell’Annunziata, collocato sull’altar maggiore, per venir restituito alla venerazione dei pellegrini a seguito dei lavori di restauro effettuati nel 1912.   

Il cartiglio con la narrazione del voto di Bona di Borbone

Dunque l’origine del culto mariano della Madonna dei Laghi, attorno a cui sorse il santuario, è da ricercarsi nel moto devozionale di Bona di Borbone e nell’esaudimento del desiderio di maternità di questa nobildonna francese, figlia di Pietro duca di Borbone, che nel 1355 aveva sposato a Parigi per procura il conte di Savoia Amedeo VI, detto il Conte Verde, in ossequio alle prescrizioni del trattato di Parigi siglato tra il re di Francia Giovanni II e il conte sabaudo. L’accordo, oltre a regolare in modo definitivo le questioni confinarie tra Savoia e Delfinato, territorio passato sotto l’autorità del re di Francia con la cessione decisa dall’ultimo delfino, Umberto II, nel 1349, impegnò il Conte Verde a un’alleanza matrimoniale con il re francese che comportò, da parte di Amedeo VI, la rinuncia a sposare Giovanna di Borgogna, cui era legato da promessa di matrimonio sin dal 1347.

Bona di Borbone si mostrò negli affari di governo donna energica, capace di reggere le sorti dello Stato durante le lunghe assenze del marito: in particolare il Conte Verde le affidò la reggenza della Contea nel 1366 in occasione della spedizione militare in sostegno del cugino, l’imperatore bizantino Giovanni V Paleologo, minacciato dall’espansionismo turco e caduto prigioniero dei bulgari. Dinnanzi al municipio torinese, al centro della piazza, troviamo, in memoria dell’impresa in Oriente del Conte Verde, che vinse al comando dei suoi uomini a Gallipoli, il monumento voluto da re Carlo Alberto, opera di Pelagio Palagi inaugurata nel 1853, come parte d’un programma iconografico celebrativo delle gesta degli antenati sabaudi.  

Il prezioso tabernacolo

Secondo quanto tramandano le fonti, Bona di Borbone, angustiata dalla mancanza di un erede maschio in grado di succedere al padre nel titolo comitale, prese a recarsi sulle rive del lago Grande di Avigliana, al tempo residenza dei conti di Savoia, raccogliendosi in preghiera dinnanzi al pilone votivo con l’effigie di Maria Lactans, la Madonna del Latte, un tipo di raffigurazione che dalle chiese orientali si diffuse in Occidente a partire dal Trecento.

Le preghiere di Bona di Borbone vennero esaudite: nel 1360 nacque, secondo alcuni nel castello di Avigliana, quello che oggi vediamo ridotto a suggestiva rovina in cima al monte Pezzulano, secondo altri nel castello di Chambéry, il figlio Amedeo, che nel 1383 sarebbe succeduto al padre come Amedeo VII, detto il Conte Rosso, destinato a ricoprire un ruolo essenziale nella storia della dinastia soprattutto per l’acquisizione nel 1388 della contea di Nizza, che scelse la protezione dei Savoia per sottrarsi ai conti d’Angiò, dominatori della Provenza.

Da questo lieto evento, che si considerò avvenuto per intercessione mariana, scaturì la devozione dei Savoia per la Madonna dei Laghi, che indusse la dinastia a investire risorse nello sviluppo del luogo di culto, ampliandone le dimensioni e arricchendolo con opere d’arte e arredi di pregio, secondo una successione di interventi e donazioni descritti con accuratezza nella pubblicazione del padre salesiano Natale Maffioli, vera miniera di informazioni sulla storia del santuario.

Il polittico dell’Annunziata

Dopo la già citata azione di Ludovico di Savoia, che nella seconda metà del XV secolo fece ridipingere l’effigie della Madonna, ricorrendo a un pittore rimasto ignoto, ma chiaramente influenzato dalla scuola jaqueriana, aderente ai parametri del gotico internazionale, si provvide a erigere una piccola chiesa, il cui aspetto si può desumere da alcune incisioni e ex-voto realizzati nel corso del XVI secolo e nel primo Seicento. Nel tempio, affidato sino al 1622 alle cure degli Agostiniani, poi sostituiti dai Francescani e infine dai padri Salesiani, attuali amministratori del luogo, venne collocato nel 1581 l’imponente polittico dell’Annunziata, dono del duca Carlo Emanuele I, attribuito in parte al Defendente Ferrari (morto nel 1540) e in parte a una figura della sua bottega, con al centro la scena dell’Annunciazione, che rimanda all’intitolazione del santuario.

Fu lo stesso duca Carlo Emanuele I a imprimere una svolta, commissionando al luganese Nicola Ramelli, architetto ducale, che si avvalse di maestranze anch’esse luganesi, la progettazione di un complesso più ampio, realizzato tra il 1622 e il 1643, composto dall’attuale chiesa, con le sue linee tardo-cinquecentesche e l’elegante pronao con colonne in pietra di Chianocco, e dall’annesso convento.

L’interno appare adorno di preziose opere pittoriche, attribuite a insigni artisti, frutto di donativi che la tradizione riconduce alla generosità dei principi sabaudi, in particolare il cardinale Maurizio di Savoia, fratello del duca Vittorio Amedeo I, mecenate e intenditore d’arte, che spesso transitava dal santuario recandosi a Giaveno per i restauri del castello ducale. Senz’altro da assegnare a una donazione del cardinale è il bellissimo quadro realizzato da Guido Reni raffigurante San Maurizio Martire, che evoca nell’impostazione del disegno la serie dei Giganti eseguita dal pittore bolognese, oggi conservata al Louvre di Parigi. Di alta qualità pittorica anche le altre tele, tra cui spiccano un Arcangelo Michele che sconfigge Lucifero, attribuito al cremonese Antonio Maria Viani, una copia coeva della Madonna dei Pellegrini del Caravaggio, un Crocifisso venerato da San Francesco, che presenta tratti riconducibili al maestro del Caravaggio, Simone Peterzano, una tela del pittore torinese Michel Antonio Milocco raffigurante la Visione di San Felice da Cantalice.  

Il monumento funebre del conte Ludovico di Provana

Anche il conte Ludovico Provana fu benefattore del santuario, che ricevette da lui il magnifico tabernacolo in legno rivestito di tartaruga: l’affezione del nobiluomo piemontese per la Madonna dei Laghi fu riconosciuta dal duca Carlo Emanuele II che ne autorizzò la sepoltura nella chiesa, evidenziata dal monumento funebre visibile nella cappella, piccolo capolavoro di scultura seicentesca.  

Una visita al santuario dei Laghi, oltre ai risvolti spirituali, storici e artistici, è anche l’occasione per addentrarsi negli antichi borghi di Avigliana, a scoprire una delle antiche capitali sabaude, quando ancora la sede della corte era itinerante e si spostava, con seguito di personale e masserizie, in vari centri e castelli sparsi per i possedimenti, e per ammirare le meraviglie naturali e paesaggistiche dei dintorni, come i due laghi d’origine glaciale e la palude dei Mareschi, dominate dalla sagoma austera della Sacra di San Michele, che sorveglia l’imbocco della valle di Susa dai quasi mille metri del monte Pirchiriano, il “culmine vertiginosamente santo” del poeta rosminiano Clemente Rebora.

Il castello di Avigliana

Paolo Barosso

Giornalista pubblicista, laureato in giurisprudenza, si occupa da anni di uffici stampa legati al settore culturale e all’ambito dell’enogastronomia. Collabora e ha collaborato, scrivendo di curiosità storiche e culturali legate al Piemonte, con testate e siti internet tra cui piemontenews.it, torinocuriosa.it e Il Torinese, oltre che con il mensile cartaceo “Panorami”. Sul blog kiteinnepal cura una rubrica dedicata al Piemonte che viene tradotta in lingua piemontese ed è tra i promotori del progetto piemonteis.org.

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