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Pastificio Fratelli Giustetto, dal 1911 agnolotti e altre leccornie per le tavole dei torinesi

Anna e Gino Giustetto nel negozio di via Santa Teresa 19 a Torino

TORINO. La familiarità dei fratelli Giustetto (all’incirca, centottant’anni in due!) con la manipolazione e la lavorazione della pasta fresca e degli impasti per i ripieni degli agnolotti inizia tra gli anni Venti e gli Anni Trenta del Novecento, in via Nizza, dove papà Giustetto nel 1911 aveva aperto il suo primo pastificio. Gino ed Anna, nel laboratorio di papà, familiarizzano presto con i tajarin, gli agnolòt dël plin, i gnòch, i semolini e la pasta frësca. Nel retrobottega i due ragazzini fanno i compiti di scuola, ma quasi senza rendersene conto (per loro è come se fosse un gioco) fanno propri i segreti di lavorazione di famiglia nel preparare ogni giorno le specialità della Casa, che approdano sulle tavole dei residenti del quartiere.

Ma la notorietà della genuinità dei prodotti Giustetto, i cui ingredienti sono sinonimo di eccellenza e costituiscono un valore aggiunto di gusto e di qualità, si diffonde presto anche nei quartieri limitrofi. Papà Giustetto ritiene che un punto di vendita più centralizzato, e ben in vista, possa garantire una maggior comodità per i clienti sparsi in tutta la città. Dopo una presenza in via XX Settembre, papà Giustetto decide di aprire una più ampia bottega in via Santa Teresa al civico 15.

L’attività continua, anche negli anni di guerra, sia pur a ritmo ridotto, con un’interruzione dovuta al ripristino dei danni dei bombardamenti. Nel 1948, i fratelli Giustetto ormai gestiscono in prima persona l’azienda: il signor Gino nel retrobottega, o meglio nel laboratorio, è addetto alla produzione delle paste alimentari, mentre la signora Anna, nell’adiacente negozio, si occupa della vendita, sempre pronta ad accogliere con un sorriso le madame e le madamin del Centro storico e dell’intera città, con quella competenza, quella grazia e quella gentilezza che sono una prerogativa tipica del “deuit” torinese.

Nel 1960, il Negozio si trasferisce di poche decine di metri, sempre in via Santa Teresa, ma all’angolo con via San Francesco d’Assisi: un’allocazione strategica, centrale e facilmente raggiungibile, che offre una maggior visibilità a tutti i torinesi, a pochi passi da Piazza Solferino (l’Antica Piazza della Legna, così chiamata perché nel Settecento lì si teneva il Mercato della Legna da ardere e da costruzione), e a poche centinaia di metri dal Salotto di Torino, l’aulica Piazza San Carlo.

In vetrina, con un ordine certosino, fan bella mostra di sé i piatti di prosciutto con uova in gelatina, i semolini in forma di losanga, i cappelletti e gli agnolotti del plin della Casa, gli gnocchi di patate, e tante altre specialità e ricercatezze d’eccellenza (come gli antipasti alla piemontese Galfré; il riso “re Carlo” di Albano Vercellese; l’introvabile pasta abruzzese Tascioni; l’olio extra vergine d’un prestigioso frantoio lucchese; i biscotti genovesi Panarello; e tante altre delizie del palato).

Ebbene, lo credereste? Non è cambiato nulla! Oggi come allora, Gino ed Anna sono ancora lì, con il loro camice bianco e la cuffia sui capelli, a produrre e vendere agli esigenti palati dei gourmet torinesi le loro squisitezze, pronti ad accoglierti con lo stesso garbo e il medesimo “cerea” che tra le mura di quel negozio risuona con la stessa simpatia e la stessa cordialità da più di cent’anni.

Certo gli anni passano, e lasciano tracce rugose sui visi, e fanno incurvare le schiene. Ma in quella bottega c’è ancora la stessa passione di creare cose buone e genuine e di trasmettere alle nuove generazioni l’orgoglio di una storia ultracentenaria che nasce nel passato, e che rappresenta un valore culturale per le nuove generazioni.  Sarebbe davvero un peccato se quel frammento di piccolo mondo antico scomparisse per sempre: quello scampolo di commercio di vicinato del Novecento, dove ogni Cliente era chiamato per nome e salutato con slancio, che ancora sopravvive nel pieno centro torinese, è oggi una primizia che lascia stupiti e pervade il cuore di simpatia e di romantici rimpianti.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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