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L’Accademia Albertina omaggia il maestro trevigiano Carlo Guarienti

TORINO. Venerdì 28 alle ore 18 s’inaugura nella Pinatoceca all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino la mostra dedicata il maestro trevigiano Carlo Guarienti dal titolo “L’arte ci serve per non morire di realtà” che riprende una citazione del filosofo tedesco Friedrick Nietzsche. All’inaugurazione sarà presente l’artista, 95 anni, di cui una buona trascorsi davanti a tele o a plasmare la materia. L’esposizione approda finalmente in Pinacoteca, dopo esser stata auspicata da Ezio Gribaudo in qualità di presidente dell’Accademia Albertina più di dieci anni fa, presentando a Torino uno dei più notevoli protagonisti dell’arte contemporanea del Novecento in campo nazionale e internazionale.

Da una iniziale vena metafisica, la sua pittura si è successivamente incentrata sul linguaggio della deformazione espressiva della figura umana, per pervenire, nel corso degli anni Ottanta, ad una nuova forma di irrealtà caratterizzata dalla focalizzazione di oggetti accostati ed immersi in una atmosfera controllata dagli effetti della luce e del colore assoluti protagonisti, sovente con intrinseci e articolati significati simbolici.

Curatrice della mostra e del catalogo è Paola Gribaudo che lavora con l’artista trevigiano dal 1985 e che scrive nel suo testo introduttivo all’evento espositivo: «Grazie Carlo, che a novantacinque anni hai ancora l’entusiasmo di creare, la voglia di dipingere e scolpire e di avere sempre nuovi progetti».

In due sale della Pinacoteca Albertina, esclusivamente dedicate alla mostra temporanea, saranno esposte più di 25 opere del maestro trevgiano, realizzate dagli anni Cinquanta ad oggi: grandi dipinti, disegni e sculture in bronzo, alcune inedite, che rivelano la sua personale poetica e la sua passione per inventare nuove tecniche e nuove forme.

La curatrice della mostra Paola Gribaudo

Nato a Treviso nel 1923, Guarienti vive e lavora a Roma. Esordisce nel 1949, dopo una laurea in medicina, nell’ambito del gruppo I pittori della realtà. Il suo momento più espressivo è negli anni Settanta e Ottanta quando, divenuto pittore di geometrie, i temi ricorrenti sono solidi, linee, numeri, segnali stradali. La figura umana ritorna nelle sue ultime opere, dove ritrae se stesso come decomposto, in pittura come in scultura, rugginosa, metafisica, puramente mentale.

In catalogo un testo inedito di Gabriele Romeo e molte citazioni: Pierre Klossowski, Marisa Volpi, Jean Leymarie, Giorgio de Chirico, Giuseppe Appella, Marco Vallora, Vittorio Sgarbi, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Andrée Chedid e Sebastiano Grasso, oltre a testimonianze scritte dello stesso Guarienti e alcune poesie inedite di Roberto Capuzzo.

La mostra sarà visitabile dal 29 settembre al 25 novembre tutti i giorni (escluso il mercoledì) dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30.

 

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