Torino

La storica “Marca Leone” passa di mano, ma la società resta italiana

Da metà dell’Ottocento il marchio è stato sinonimo di goloserie subalpine, diventando ben presto sinonimo di “garanzia di qualità superiore”.  È di questi giorni la notizia che la famiglia Monero sta per cedere le quote della gloriosa fabbrica torinese di pastiglie, caramelle e cioccolato, ma il marchio resterà comunque italiano. C’è da augurarsi che la nuova gestione possa continuare e consolidare la tradizione di successi aziendali finora mietuti

TORINO. A pochi mesi dall’apertura, era il 1857, la fama della Confetteria albese di Luigi Leone si era ormai estesa, in tutte le Langhe.  La notorietà dei suoi deliziosi confetti non tardò ad arrivare a Torino, sede della corte sabauda, che presto divenne consumatrice abituale di quelle prelibate delizie del palato. Sull’onda del successo, Leone pensò così di aprire un nuovo punto di vendita nella Torino capitale del Regno di Sardegna: la sede torinese della Confetteria Leone divenne subito un punto fisso di ritrovo per deputati e senatori, che – al termine di ogni seduta del Parlamento – non potevano più fare a meno di deliziarsi il palato con le squisite pastiglie al fernet o alla cannella acquistate nell’accogliente nuova bottega, per recuperare la voce dopo i loro interventi in aula, o per semplice goloseria.

Il passaparola delle squisitezze della Casa non tardò a diffondersi tra tutti i cittadini. Il marchio di fabbrica della ditta Leone (“Marca Leone”, o in piemontese “Marca Leon”) era stampato (come avviene anche oggi) su tutte le confezioni dei prodotti della ditta, dagli incarti delle caramelle agli involucri delle tavolette di cioccolato: divenne così presto molto conosciuto ed apprezzato, e costituiva per il consumatore un sinonimo e una garanzia di qualità superiore.

Quell’iscrizione “Marca Leone”, che identificava le caramelle, le praline, le gemme di pino, i sukaj, i boton da prèive, le pastiglie dissetanti e le tavolette di cioccolato, per distinguere e difendere i prodotti originali Leone dalle imitazioni, diventò infatti talmente familiare ai torinesi, che fu da essi adottata per definire qualsiasi manufatto d’eccellenza e persino un’azione di successo. Marca Leon poteva essere un piatto cucinato in casa, risultato particolarmente gradito ai commensali; Marca Leon poteva essere un delizioso caffè, consumato in casa di amici. E Marca Leon poteva essere anche un progetto o un’azione condotta a termine in modo esemplare, o persino un tiro mancino, congetturato con particolare cura e furbizia, e messo a segno con precisione chirurgica.

Quando la Leone venne rilevata da Giselda Balla Monero (era il 1934), era ormai un’affermata fabbrica di pastiglie e cioccolato, in grado di esportare in tutto il mondo i suoi prodotti: la fabbrica era posizionata in Corso Regina Margherita, e il profumo di cioccolato inondava l’intero quartiere. Poi venne il turno di Guido Monero, figlio di Giselda, ad assumere le redini dell’azienda: ancor oggi Guido, con il suo camice bianco e la cuffia sul capo, segue in prima persona le operazioni di concaggio. Il termine prende nome dai recipienti a forma di conca in cui viene versato il prodotto semilavorato: “Per almeno 60 ore – mi aveva spiegato Monero in un’intervista di qualche anno fa – culliamo il cioccolato nelle conche piane in porfido, così da renderlo morbido e vellutato. L’attrito, il calore, l’aria e il tempo eliminano l’acidità e i tannini, senza alcuna perdita della componente aromatica”.

Dal 2006 l’azienda venne poi trasferita in un sito produttivo più innovativo e di maggiori dimensioni, a Collegno (nella prima cintura della città e in adiacenza alla tangenziale torinese), in via Italia 46. Dal 2007 è stata ricreata la divisione Leone Cioccolato, che ha ripreso la tradizionale produzione di cioccolato della storica Casa torinese. Recentemente, la gestione del marketing e della comunicazione della Leone è passata a Daniela Monero, figlia di Guido, giovane e brillante esponente della terza generazione di imprenditori che si sono alternati alla guida di questa azienda, da quando Giselda Balla Monero aveva rilevato la nota fabbrica di pastiglie e cioccolato di Corso Regina.

La “Pastiglie Leone” è oggi un’azienda d’avanguardia, leader nel proprio settore, con un organico di circa 70 addetti (erano 60 all’inizio del decennio). Nel 2017 ha realizzato un fatturato di 10 milioni di euro (erano 9,5 nel 2012), e si colloca – dopo i colossi Fisherman’s e Altoids – al terzo posto nella classifica mondiale dei produttori di caramelle e pastigliaggio. Le esportazioni rappresentano circa il 20% della produzione, con sbocchi principali in Germania, Usa, Francia e Inghilterra, ma con presenze anche in Sud Africa, Nuova Zelanda, e sul mercato russo.

È di questi giorni la notizia che la famiglia Monero sta per cedere le quote della gloriosa fabbrica torinese di pastiglie, caramelle e cioccolato, ma il marchio resta italiano. Si starebbe dunque per  inaugurare un nuovo capitolo della gloriosa storia ultracentenaria della Leone. La “Marca Leone” è sempre stata un simbolo di una rinnovata vitalità di un’impresa che vanta un’esperienza di 160 anni. Ci auguriamo allora che la nuova gestione possa continuare e consolidare la tradizione di successi aziendali finora mietuti, tutti – bisogna ammetterlo – di assoluta… “Marca Leon”.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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