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Il Bosco dell’Alevè d’inverno: un percorso incantato in mezzo alla neve

SALUZZO. Arrivando in Val Varaita, lungo lo stradone che collega i vari comuni, ci sono dei colorati cartelloni che costeggiano la strada, su cui è riportata la frase “Val Varaita – Bella d’Estate, Stupenda d’Inverno”. Ci vuole infatti davvero poco ad accogliere questo pensiero. Basta guardare verso l’alto: un manto di pini cembri e larici, cosparsi di neve in modo più o meno ordinato, che incornicia tutto il panorama della valle.

Il Bosco dell’Alevè, con le sue cime innevate, l’aria fresca e, se si è fortunati, anche qualche raggio di sole che illumina il paesaggio, è la meta ideale per trascorrere un weekend invernale all’insegna della natura. La nostra escursione è partita dalla frazione Alboin (Casteldelfino), in cui si trova un piccolo parcheggio per lasciare la macchina. Il percorso si addentra da subito all’interno del bosco. Inizialmente si calpesta solo nevischio, ma salendo poco a poco le pendici della montagna la neve diventa sempre più alta. Camminare è un piacere, anche se un pochino faticoso, ma se si parte attrezzati diventa tutto più semplice.

Il bosco ospita spazi aperti molto ampi, dove la neve posandosi dà vita ad un paesaggio tipicamente invernale. Sembra che il Natale qui non sia ancora finito!

La camminata si fa poi un po’ ardua: per raggiungere il cosiddetto “Lac Sec” (Lago Secco, 1890 m) il dislivello aumenta (questo è stato il passaggio più faticoso). Una volta arrivati però, la vista è a dir poco incantevole. Arrivati al Lago Secco, ci si trova nel punto più interno della cembreta, un luogo davvero affascinante e che toglie il fiato. Al momento è tutto coperto di neve, del lago non c’è traccia. Solamente un cartello testimonia il fatto di trovarsi in quel punto.

Si prosegue a camminare, manca poco al Rifugio Bagnour (2017 m), che si affaccia proprio sul Lago omonimo. In mezz’ora lo si raggiunge e, se è ora di pranzo, è bello trovare ristoro all’interno del rifugio, dove i gestori non negano a nessuno un piatto di polenta. Il Lago Bagnour è ricoperto di neve, come tutta la superficie circostante, tanto da sembrare che non ci sia nemmeno, proprio come il Lago Secco. Toccherà perciò tornare d’estate per ammirarlo in tutto il suo splendore.

Il Bosco dell’Alevè si estende su tutta la Val Varaita, più precisamente nei comprensori dei comuni di Casteldelfino, Pontechianale e Sampeyre. Il Bosco è composto per la maggior parte dei suoi ettari da Pini cembri (circa il 91%), mentre per la restante da Larici (circa il 9%). Si estende per 825 ettari (circa 2.030 campi di calcio!), aggiudicandosi il titolo di più “grande estensione di pini cembri in purezza d’Italia”.

Il Rifugio Bagnour

Il pino cembro non si trova solamente nella Val Varaita, ma anche in altre vallate piemontesi, solamente che la sua densità è molto bassa, traducendosi in piccoli popolamenti sparsi qua e là. Il Bosco dell’Alevè invece è un esemplare raro di cembreta altamente popolata, che rappresenta perciò un unicum di grande valore ecologico e storico per le Alpi. Proprio per questo gode di numerosi riconoscimenti come: l’inserimento nel Registro dei boschi da seme (1949), la dichiarazione di Sito di Interesse Comunitario (SIC) nel 2000 e l’approvazione nel 2016 di misure di conservazione sitospecifiche.

Infine, un’ultima curiosità, che è quella che mi ha fatto fare alcune ricerche in merito: cosa significa il nome “Alevè”? Niente di più semplice poteva essere la spiegazione! Alevè deriva dal termine èlvou, che in lingua occitana significa proprio “pino cembro”.

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Chiara Parella

Classe ’87, torinese di nascita, ma astigiana di adozione, dopo una formazione classica, si è laureata in scienze e tecnologie agroalimentari presso l’Università degli Studi di Torino. Si occupa di marketing e comunicazione e scrive per alcuni blog di settore. Amante da sempre della letteratura latina e della cultura in generale, è autrice del libro “La figlia sfuggente”, il suo esordio letterario (Letteratura Alternativa Edizioni, 2020).

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