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Giornata Medievale in Abbazia, l’appuntamento è tra le risaie del Novarese

Domenica 13 maggio a San Nazzaro Sesia un’esperienza unica tra arti e mestieri, musiche, danze, assaggi e visite guidate al complesso monastico

SAN NAZZARO SESIA. Domenica 13 maggio l’appuntamento è tra le risaie dell’ovest Novarese, nel comune di San Nazzaro Sesia, con la seconda edizione della Giornata Medievale in Abbazia. L’evento, organizzato dalla parrocchia dei Santi Nazario e Celso e da ATL Novara in collaborazione con le associazioni culturali Piemonte Medievale e Speculum Historiae, proporrà uno spaccato di vita quotidiana del tardo Medioevo, proiettando i visitatori indietro nel tempo, agli inizi del XV secolo, grazie a trenta “ricostruttori” in abito storico che daranno dimostrazione pratica di arti, mestieri e attività tipiche dell’epoca, svolte con strumenti e attrezzature in uso al tempo, tra cui sartoria, filatura, tintura, scrittura e esercitazioni con l’arco e le balestre.

L’iniziativa, allietata da musiche medioevali realizzate con l’accompagnamento della ghironda, danze e assaggi di cibi e bevande ispirati alla cultura alimentare del Medioevo, sarà anche l’occasione per partecipare a visite guidate all’interno del monumento più significativo del paese, l’abbazia dei Santi Nazario e Celso, fondazione monastica attorno a cui si sviluppò l’abitato, che prese il nome di San Nazzaro Sesia.

L’abbazia benedettina, che oggi si presenta in forme tardo-gotiche quattrocentesche, è originaria dell’XI secolo e se ne riconduce la fondazione ufficiale al 1040 per iniziativa dell’allora vescovo di Novara Riprando e dei suoi fratelli, conti di Pombia. Dell’originaria costruzione romanica, posta sotto il patronato dei conti di Pombia, poi di Biandrate, rimangono scarse tracce: tra le più evidenti, oltre all’atrio addossato alla facciata della chiesa abbaziale, è il poderoso campanile, ascritto all’XI/XII secolo, suddiviso orizzontalmente in sette ripiani da cornici di archetti pensili e un tempo provvisto, come tutto il complesso, di “fortilicia”, elementi aggiunti a scopo difensivo, come i beccatelli ancora visibili nella parte sommitale (poi rifatta), che conferivano all’edificio religioso un aspetto militare, di abbazia incastellata, utile a respingere assalti di bande di predoni e compagnie di venturieri.

Un nuovo fervore edilizio si manifestò alla metà del XV secolo quando uno degli ultimi abati regolari, Antonio Barbavara, in carica dal 1429 al 1467, si fece promotore di interventi che impressero un’identità tardo-gotica al complesso, cancellando quasi del tutto la precedente connotazione romanica. La rinascita architettonica del monastero, impreziosito da affreschi e raffinate decorazioni in cotto, non corrispose però alla rifioritura della vita monastica, condannata a un inesorabile declino, certificato dall’entrata in vigore dal 1472 dell’istituto della commenda, proseguito con la trasformazione in parrocchia nel 1573 e culminato nei provvedimenti napoleonici, con le conseguenti depredazioni e la vendita a privati.

Sorprendenti, per chi visiti per la prima volta all’abbazia, sono alcuni tratti caratterizzanti dal punto di vista stilistico e architettonico. Il primo che balza agli occhi è l’aspetto “guerresco” del complesso monastico, attestato dal permanere di alcune opere di fortificazione (torrette, merlature, beccatelli) sopravvissute alle azioni di smantellamento imposte nei secoli (risale al 1223 l’ordine del podestà di Milano di eliminare le fortificazioni abbaziali) e in gran parte rifatte nel corso del XV secolo.

Il secondo elemento è costituito dalle due curiose costruzioni risalenti al XII secolo, aperte in un porticato al piano terra, che, disposte perpendicolarmente alla facciata della chiesa, formano una sorta di lungo corridoio (atrio) che accompagna il visitatore dinnanzi al raffinato portale d’ingresso, realizzato nel XV secolo e arricchito da eleganti lavorazioni in cotto come anche il bellissimo oculo sovrastante. La funzione originaria di queste strutture a due piani con nartece incorporato (don Mario Capellino), che paiono quasi un prolungamento esterno delle navate laterali della chiesa, non può essere stabilita con certezza e varie ipotesi sono state avanzate dagli studiosi. Alcuni lo hanno interpretato come vestibolo riservato al popolo, che poteva partecipare alla vita liturgica senza interferire con la recita corale del monastero, altri come spazio per l’accoglienza dei pellegrini, altri ancora come cortile o area di ritrovo per i monaci, che avevano in origine le loro celle disposte nelle due maniche laterali.

l terzo aspetto degno di nota è il raffinato apparato decorativo, caratterizzato in particolare dalle lavorazioni tipiche della civiltà del cotto piemontese che raggiunse il massimo splendore nel Quattrocento, con l’ornato vegetale (cardo, vite, zucca, ghiande) che s’impose sui motivi geometrici più arcaici e che dalla metà del secolo si arricchì di figure zoomorfe ispirate ai Bestiari medioevali, e poi puttini, santi e personaggi di fantasia.

In questo senso appare significativo il chiostro, realizzato a est della chiesa tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento, che conserva anche un interessante ciclo di affreschi del XV secolo dedicati alla Vita di San Benedetto, opera di due pittori diversi, il primo noto come dei “castelli rossi” e il secondo delle “case grigie”, dalla differente cornice architettonica in cui sono inserite scene e figure.

Il nome del comune, San Nazzaro Sesia, richiama, oltre alla fondazione monastica, un altro elemento, questa volta naturale, che caratterizza il luogo, la vicinanza al fiume Sesia, fonte di ricchezza per i monaci che, sin dal loro insediamento, non solo agirono per bonificare a fini agricoli i paludosi terreni circostanti, ma misero a frutto la proprietà, loro riconosciuta, del guado sulla Sesia (detto guado del Dovesio), riscuotendo il pedaggio dai viandanti che percorrevano la cosiddetta Via Regia. L’asse viario metteva in comunicazione l’est Piemonte con l’area milanese, connettendosi poi al fascio di percorsi noto come Via Francigena, e in corrispondenza di San Nazzaro s’incrociava con l’altrettanto importante Via Biandrina, che conduceva verso il Biellese e i monti valsesiani, su cui i monaci possedevano alpeggi e ricchi pascoli.

Tutto da esplorare è poi il contesto naturale in cui il comune di San Nazzaro Sesia è inserito, perché a ridosso del paese insiste un’importante area protetta, il parco delle Lame del Sesia, creato a tutela dell’ambiente caratteristico delle “lame”, stagni di forma arcuata che si sono formati nei periodi di piena, quando il fiume, superati gli argini, ha scavato un nuovo alveo di raccordo tra due anse trasformando il meandro saltato in un bacino di acqua ristagnante, detto “lama”. A breve distanza sorge poi la Riserva naturale speciale Isolone di Oldenico, con boschi di pioppi, salici, robinie e, fra gli alberi, una garzaia dove nidificano aironi, garzette, nitticore.

Paolo Barosso

Giornalista pubblicista, laureato in giurisprudenza, si occupa da anni di uffici stampa legati al settore culturale e all’ambito dell’enogastronomia. Collabora e ha collaborato, scrivendo di curiosità storiche e culturali legate al Piemonte, con testate e siti internet tra cui piemontenews.it, torinocuriosa.it e Il Torinese, oltre che con il mensile cartaceo “Panorami”. Sul blog kiteinnepal cura una rubrica dedicata al Piemonte che viene tradotta in lingua piemontese ed è tra i promotori del progetto piemonteis.org.

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