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Con Ulisse che parla in piemontese sulle onde del mare, nasce Blamblinèide

TORINO. Venerdì 7  è stata presentata al Piccolo Teatro delle Officine Folk la prima assoluta della commedia musicale in piemontese Blamblinèide, di Giuseppe Novajra, per la regia di Anna Perrini, a cura della compagnia teatrale “Gli Instabili”. C’è anche un sottotitolo, molto efficace, che spiega il titolo un po’ enigmatico: “Da sì, da là, Ulisse a va an girola”. Blambliné (o bambliné) in piemontese significa “far flanella, prendersela con comodo”. In effetti, il viaggio di ritorno di Ulisse da Troia durò la bellezza di 10 lunghi anni.

Piacevoli i testi (in endecasillabi in rima); molto orecchiabili i brani musicali ed i vari leit-motiv della commedia: azzeccato e coinvolgente, in particolare, quello che fa: “Ël mar a s’àussa e peui as bassa: costa a l’é l’onda, l’onda dël mar”. Voce recitante: Sergio Donna. Luci e suoni di Andrea Tartari.

Attribuita (come l’Iliade) ad Omero, l’Odissea fu scritta tra il IX e l’VIII secolo a. C. Il poema è ambientato negli anni successivi alla Guerra di Troia, che si svolse, probabilmente, tra il 1194 a.C. e il 1184 a.C. Il pretesto di questo lungo conflitto tra Greci e Troiani fu il rapimento da parte di Paride della bellissima Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. A guerra finita, Ulisse (ideatore del geniale e risolutore stratagemma del cavallo di Troia) prende la rotta di Itaca, al comando di una flotta di 12 navi, con un seguito di 500 uomini. Ma il fato gli è ostile e riuscirà a far ritorno alla sua Itaca solo dopo un avventuroso peregrinare durato dieci anni e dopo aver perso tutti i suoi compagni. Dieci anni di guerra, e altri dieci di peripezie e tragedie prima di approdare alla sua amata isola. Solo con l’aiuto della dea Minerva, Ulisce riesce ad aver ragione dei Proci che insidiano Penelope. A porte chiuse, Ulisse, il figlio Telemaco, e il fedele servo Eumeo consumano nel palazzo reale la vendetta, uccidendo tutti i principi che anelano al trono di Itaca.

La commedia “Blamblinèide” racconta tutto questo in piemontese: una lingua a tutto tondo (non un semplice dialetto) in grado di esprimere qualunque concetto, qualunque sfumatura, qualunque emozione, anche le fantastiche avventure del più noto poema epico della storia, e di stupire piacevolmente gli spettatori.

 

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