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A tavola con i re: come funzionavano le cucine torinesi di Casa Savoia

A Torino, le cucine del Palazzo Reale, per chiunque vi lavorasse all’interno, erano un “dedalo” di corridoi, caldaie alimentate a legna, ghiacciaie, dispense, passaggi di servizio e, ovviamente, cucine. I locali adibiti a tale scopo, che al palazzo reale di Torino erano ben venti, erano tutti destinati alla preparazione dei grandi banchetti ed alle normali degustazioni dei reali.

Palazzo Reale

Ma quali erano, precisamente, questi locali? Parliamo di uffici adibiti alla gestione della tavola reale, Credenza, Frutteria Pastissaria, Vasella, e diverse erano ovviamente le cucine, tutte facenti capo ai vari appartamenti della famiglia reale, oltre a quelle, ovviamente più piccole, destinate alla servitù; dalle fonti archivistiche pare chiaro che questi ambienti erano collocati nei sotterranei del palazzo e sembra fossero protetti da robuste porte in legno e ferro, sintomo di quanta importanza veniva data alla custodia dei cibi, tutti di altissima qualità. Venti locali, abbiamo scritto, e tre cucine: una dedicata alle esigenze del re Vittorio Emanuele III ed una per i piatti della consorte, la regina Elena. La terza, invece, era al servizio del principe di Piemonte Umberto e Maria Josè del Belgio.

Le cucine che sono arrivate fino a noi, oggi visitabili ai Musei Reali di Torino e sapientemente ricostruite per dare idea della quotidianità della vita di corte, erano quelle utilizzate a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, poco prima della fine della monarchia in Italia.

Ma come erano le cucine di casa Savoia? Ogni locale, oggi ricostruito con tanto di carote e patate sui tavoli, era sapientemente attrezzato ed aveva un suo scopo preciso: dalle ghiacciaie per la conservazione degli alimenti alla stanza per la lavorazione e la mondatura delle verdure, fino alla cucina vera e propria ed al locale lavatoio, dove non meno di una sessantina di addetti (questi erano i numeri all’inizio del Seicento) si affaccendavano dietro al gran tran tran di ordini e fornelli dell’Ufficio di Bocca di Casa Savoia, tutto doveva funzionare come un “orologio svizzero” e tutto avveniva sotto lo sguardo vigile del capo cuoco, che aveva il suo ufficio in un angolo della cucina principale, quella del re, pronto ad accontentare ogni desiderio del sovrano.

Impossibile non citare poi la Someglieria reale, dove venivano conservati i vini ed i liquori destinati ad allietare i fine pasto dei reali. Il vino, che nelle tavole dei Savoia erano principalmente piemontesi, toscani, francesi e spagnoli, erano anche un forte simbolo di potere e munificenza; basti pensare che, ad un ricevimento del 1894, furono distribuite ai commensali ben 1200 bottiglie di champagne, emblema di quale ricchezza si era soliti vedere nelle occasioni ufficiali.

Oggi i locali sono arredati come gli ultimi sovrani li avevano lasciati, pieni delle più innovative tecnologie dell’epoca: da un’incredibile macchina per l’acqua calda fino ai fornelletti alla viennese per lo scaldamento delle vivande, appesi alle pareti troviamo più di un centinaio di utensili, la maggior parte in rame stagnato, di ogni forma e per ogni necessità. 

Gli appartamenti di Maria Felicita di Savoia, la sorella di Vittorio Amedeo III, ci danno oggi l’idea dello sfarzo e delle immense tavolate che le cucine andavano a rifornire in occasione dei grandi ricevimenti: immense tavole dove l’etichetta presupponeva, almeno nelle occasioni ufficiali, il consumo delle vivande su importanti servizi di porcellana, come quello della manifattura reale di Berlino, decorato con intarsi in oro e motivi floreali. Anche le tovaglie erano importanti e quella oggi conservata nel museo torinese ne può dare un’idea: tessuta in fiandra di lino, la tovaglia, fino a pochi anni fa conservata al quirinale, fu preparata in occasione della Guerra di Crimea. A guardarla bene, si nota nel disegno la simbologia araldica e, rappresentati nel tessuto, tra i ventiquattro grandi protagonisti della guerra, la stessa figura di Vittorio Emanuele III.

Mirco Spadaro

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Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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